Pinguini Tattici Nucleari, Riccardo Zanotti ed Elio Biffi al doppiaggio di ‘South Park’

Disponibile anche in Italia dal 15 settembre 2022, l’offerta di Paramount+ comprende tra i suoi titoli due nuovi contenuti dedicati a South Park. Si tratta dei film South Park The Streaming Wars South Park The Streaming Wars – Part 2 che vedono, tra le voci, anche quelle di Riccardo Zanotti ed Elio Biffi dei Pinguini Tattici Nucleari. Debutto al doppiaggio, dunque, per i due musicisti che nella seconda pellicola fanno parlare in italiano nientemeno che Gwyneth Paltrow e Larry David. In occasione dell’evento romano per il lancio della piattaforma streaming di Paramount, abbiamo incontrato Riccardo ed Elio che ci hanno raccontato di più su questa inedita esperienza.

Ciao ragazzi! Intanto raccontateci un po’ qual è il vostro rapporto con South Park come spettatori.
RICCARDO Beh, siamo cresciuti con la serie! Siamo dei ragazzi degli Anni Novanta, siamo entrambi del 1994 e quindi siamo più o meno coetanei di South Park. E ne siamo sempre stati grandi ammiratori perché ha rappresentato un elemento di rottura con le serie d’animazione del passato. Da ragazzini sia io sia Elio abbiamo avuto delle esperienze simili con South Park, nel senso che l’abbiamo scoperta un po’ di sotterfugio… la mamma non doveva saperlo! Aveva quell’elemento di irriverenza che oggi forse possiamo pensare sia normale ma proprio South Park ha aiutato a normalizzarlo e tante serie, poi, l’hanno imitato. Ma non dobbiamo dimenticare che parliamo dell’originale, che ha sempre una verve e una spinta diversa.

In che misura, l’essere performer sul palco vi ha aiutato al microfono del doppiaggio? Che cosa avete imparato che magari porterete con voi nelle vostre interpretazione musicale?
ELIO Noi veniamo dal mondo della musica, anzi della musica cantata con tanta voce dentro. Ci sono tantissime analogie fra il lavoro che si fa in uno studio di doppiaggio e quello che si fa in uno studio di registrazione, quindi ci siamo arrivati forse un po’ più preparati di altri talent che si approcciano per la prima volta all’universo del doppiaggio. Ma, lavorandoci, ci siamo resi conto che c’è davvero un universo dietro, una quantità di dettagli e di cose che osservando un film doppiato non notiamo. A partire dall’attenzione a tutte le emissioni vocali e all’essere interconnessi al labiale dei personaggi…

Noi abbiamo fatto un lavoro semplice sincronizzandoci solo con delle bocche che si aprono e si chiudono però abbiamo capito quanto già è difficile fare questo. Ci portiamo dietro un’attenzione ai  dettagli del mondo del doppiaggio che prima non avevamo e che probabilmente potrebbe influenzare anche il nostro modo di approcciarci al cantare e di lavorare in studio, cercando un’attenzione al dettaglio maggiore.

R La dizione, aggiungo, è sicuramente qualcosa che ti può servire sia quando vuoi rispettarla, e vuoi fare sì che quella sia una regola che applichi nella tua musica, sia quando scegli di non rispettarla. È uno statement anche quello: anche dire béne al posto di bène è importante ed è una scelta. È stato quell’imprinting che ti fa chiedere cosa vuoi comunicare ed è qualcosa che ci porteremo dietro.

Come vi siete approcciati ai vostri personaggi?
E I film sono due: nel primo abbiamo fatto dei personaggi un po’ più marginali, dei quali il mio era definito nello script come una guida. In realtà è un personaggio che serve per fare un turning point narrativo con una grossa rivelazione ai protagonisti che permette di andare avanti nella loro ricerca. Nel secondo film, invece, ho Larry David che è un celeberrimo comoedian americano che come tutti i VIP che sono tirati in mezzo in questa puntata di South Park non fa una grandissima figura… diciamo che è stato interessante soprattutto parlarne un minimo con gli amici comici che ho. Sono abbastanza appassionato di comedy italiana ma non ho così tanta formazione su quella internazionale, quindi parlando con tutti i comoedian  italiani che conosco ho scoperto Larry David è un mito assoluto. Mi sono ritrovato ad aver lasciato un segno nella mia carriera che non immaginavo. È stato buffo e anche divertente perché io ho lavorato in particolare sulla voce di David che doppiava e quindi fondamentalmente ho dovuto mascherare la mia voce da quella di una persona anziana per cercare anche di dare un effetto comico. È stato molto interessante.

Mi sono sempre identificato molto nel racconto di South Park. Non credo di averlo mai raccontato, neanche nelle precedenti interviste, ma un certo punto ho suonato in una band che si chiamava Kill Kenny. – ricorda a un certo punto Zanotti – Il nome era collegato alla località in Irlanda e alla birra ma in realtà derivava proprio da South Park. È stata una mia band adolescenziale proprio, a ripensarci questa cosa adesso mi fa ridere… non ci pensavo da una vita perché è stata davvero una band con cui suonavamo cover però ti fa capire quanto la serie fosse identitaria.

R Beh, nel mio caso io nel secondo film ho doppiato Gwyneth Paltrow, un’attrice incredibile e versatilissima. D’altro canto, però, per me è stato un peso molto importante personalmente perché è l’ex compagna di Chris Martin che è il mio idolo musicale di sempre insieme a Freddie Mercury. Quindi sentivo un po’ il peso della situazione. Ho dovuto anch’io cimentarmi in una voce che non appartiene a me, nel senso che è una voce femminile e di conseguenza abbiamo dovuto usare degli artifici ed è stato molto divertente. Nel primo film, invece, sono stato un reporter del tg che a un certo punto dà una notizia importante e lì invece ho fatto una voce maschile quindi è stato un po’ più semplice ma ugualmente divertente.

E se doveste scegliere una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari come colonna sonora di South Park, quale potrebbe essere?
R Penso Ninnananna per genitori disattenti, una canzone che non conosce nessuno e che anche noi stentiamo a ricordarci qualche volta ma penso sia quella più in spirito South Park che abbiamo mai scritto. Ha quell’idea di politicamente scorretto e di violenza anche verbale proprio per evidenziare un problema. Si chiama Ninnananna per genitori disattenti perché vuole dire che se lasci tuo figlio in camera da solo, ad ascoltare la radio o in balia di qualsiasi media, poi non puoi lamentarti di quello che recepisce senza alcun tipo di controllo. Per alcuni può essere un bene per qualcun altro un male, però il discorso è legato al concetto del benpensante che accende la radio o la televisione e se ne va via lasciando il figlio da solo. E questo è un pezzo che inizia come una canzone precisissima, bella e melodiosa per poi diventare invece una canzone super rock e metal in cui si dicono solo parolacce.

Paramount+

A proposito di politicamente corretto: quanto South Park rispecchia il linguaggio di oggi?
R Secondo me la parola d’ordine dovrebbe sempre essere libertà, o meglio libertà conforme alla sensibilità di ognuno e soprattutto di chi crea. Noi pensiamo spesso all’audience, ed è giusto, ma da artisti da musicisti e professionisti del mondo della creatività bisogna anche pensare alla sensibilità di chi crea. Quindi se chi crea vuole andare in una certa direzione e percorrere il politicamente scorretto va benissimo – e noi ne siamo sempre stati anche fan – ma, dall’altra parte, chi invece desidera portare avanti il discorso del politicamente corretto o vuole andare in altre direzioni dell’essere più inclusive va bene anche quello.

Poi, certo, il giudizio finale spetta al pubblico e questo è un altro discorso ma chi crea dovrebbe essere sempre libero di fare ciò che vuole, soprattutto quando si parla di satira, di critica ai costumi. In questo senso South Park va salvaguardato e tutti gli altri esperimenti in quella direzione, però non ci sentiamo di voler mettere alcun limite dal punto di vista creativo. Ci sentiamo di dire che la libertà è il valore assoluto.

E Poi diciamo che l’intensità della critica e l’intensità della cattiveria vanno molto a braccetto e rendono un prodotto come South Park chiaramente identificabile come questa cosa. Il problema che a volte viene sbandierato sul tema della politicamente corretto e non corretto è più legato quei tipi di prodotti che non si dichiarano nella loro posizione per cui non è netto se siano di rottura o di inclusione, se vogliono essere digeribili da tutti o essere un prodotto più di nicchia. Per fortuna esistono le cose come South Park che chiaramente fanno uno statement del dire “no qui vedrete solo il peggio possibile”.

R Anche perché evidenziando il peggio e i problemi che viviamo oggi poi si può capire quale strada percorrere. Il discorso è sempre come migliorarci come esseri umani, questo è il senso dell’arte e si possono percorrere infinite strade, evidenziare infinite cose: il bello, il brutto, il medio tante volte è insipido.

Di seguito la video intervista completa.

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