Veronica Pivetti presenta ‘Tequila bang bang’: “Scrivere è il mestiere più sfrenato”

Perché non un giallo?“, si è chiesta Veronica Pivetti davanti alla prima pagina bianca di quello che sarebbe diventato un romanzo di quasi cinquecento pagine. La risposta? “Mi ci sono dedicata senza alcun freno. Ne è nato un giallo comico: si ride nel leggerlo ma non nello scriverlo, lì vi assicuro che ci sono state lacrime e sangue“. Questa la genesi di Tequila bang bang. Un giallo messicano (ed. Mondadori), avventura crime con momenti esilaranti in cui l’autrice ha saputo regalare personaggi destinati ad accompagnare il lettore dal primo all’ultimo capitolo, appiccicandovisi addosso e non mollando la presa.

Mi sono sparpagliata ovunque, ci sono in molti personaggi ed è stato inevitabile mettere me stessa in più di uno di loro – racconta Pivetti presentando il lavoro a Milano – Ma è stato bellissimo: creare dal nulla è un processo meraviglioso, affine al lavoro di attrice. La differenza è che quando sei alle prese con la scrittura, per quanto racconti una storia fantasiosa o assurda, presento sempre il mio punto di vista senza filtri. O meglio l’unico filtro è la storia stessa. Amo la scrittura perché in assoluto per me è il mestiere più sincero e sfrenato che c’è. È questa è stata una scoperta anche per me”.

“Scrivere è un grande sfogo e la scrittura è libertà pura. – continua la scrittrice, con un sorriso – E che bellezza di potersi permettere di essere cattivissimi! Questo è davvero molto, molto divertente. Così come essere alle prese con i personaggi che crei. Ammetto che ci sono state giornate in cui non trovavo una via per portare avanti la storia ed ero intoccabile… ci sono stati giorni nerissimi fino a quando non trovi la soluzione, e quando arriva è una gioia!

Divisa tra scrittura e cinema, Veronica Pivetti non esclude che un romanzo come Tequila bang bang abbia le carte in regola per arrivare sullo schermo ma intende godersi il momento. Per una ragione precisa. “Ci ho preso gusto a inventare i meccanismi del giallo… Se diventerà un film o una serie? Se succederà, evviva ma inizio a godere del privilegio enorme di queste oltre 400 pagine. La dignità che ha un libro in generale poche altre cose l’hanno, per cui questo grosso tomo è già qualcosa di bellissimo.

Difficile, ora, fare a meno delle pagine bianche sulle quali dare vita a una storia propria. “Questo libro mi ha creato, intanto, una dipendenza – confessa Pivetti – Nella mia vita, ovviamente ci sarà sempre la recitazione, ma è difficile smettere di scrivere. Si tratta di un lavoro solitario per il quale, con il primo libro, ho dovuto abituarmi: lavorando sui set sei sempre circondata da altre persone, mentre quando scrivi non hai nessuno intorno. E ho dovuto imparare la solitudine, abituata come sono a un lavoro corale. Ora a quella solitudine non voglio più rinunciare: è una solitudine piena e rumorosissima che mi ha dato un altro ritmo di vita. Sono grata alla scrittura perché ti costringe a un lavoro di rilettura costante, a tornare indietro, a correggere. È qualcosa di cui non posso più fare a meno“.

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