JCCxUCB ‘In Love We Trust’, la capsule di Jean-Charles de Castelbajac per United Colors of Benetton

A partire dallo scorso 4 marzo, alcuni selezionati store fisici e il sito ufficiale United Colors of Benetton presentano la prima capsule disegnata da Jean-Charles de Castelbajac per United Colors of BenettonJCCxUCB – questo il nome – è un inno alla condivisione di valori che l’artista e il brand promuovono con entusiasmo. Ad accompagnare il lancio, un manifesto firmato da Jean-Charles de Castelbajac che così racconta la collezione.

“… Che tempi particolari stiamo vivendo! Siamo tutti in un’era in cui è necessario ridefinire una politica umana. Proprio per questo, con la mia prima capsule per United Colors of Benetton, ho voluto parlare di amore, di unità, di famiglia, di sogno. Di valori che un marchio come Benetton e lo stile di Jean-Charles de Castelbajac condividono. È la prima volta che l’artista Castelbajac incontra lo stilista Jean-Charles all’interno della collezione di Benetton. È una capsule storica per me.

Ed è un’ode all’amore: è una collezione che vale come una sorta di rinascimento, che vuole dare speranza. L’ho chiamato In Love We Trust, parafrasando il motto nazionale degli Stati Uniti, In God We Trust. Amo giocare con le parole e con la moda, perché la moda è l’espressione di mille parole. La moda deve esser poesia, surrealismo, deve essere multi sfaccettata come i mille specchietti di una disco ball.

Non è un caso se ho usato come metafora narrativa l’utopia americana, quella della fine degli anni ‘60, delle rivolte di Berkley, della Summer of Love. Mi chiederete: Jean-Charles, perché citare oggi l’America? Perché a fine anni ’60, lì c’era davvero un rinascimento politico, tutto sembrava possibile, tutto stava cambiando. Questa per me, che avevo 17 anni all’epoca, è stata la prima metafora dell’utopia. Io e i miei amici sognavamo l’America. Era una maniera di parlare di universalità, di un mondo totalmente aperto alle diverse culture. Un momento in cui la mia generazione ha creduto davvero. Non ogni cosa è andata come volevamo, è vero, ma di sicuro è stata un’epoca in cui si sono piantati dei semi che sono sbocciati anni dopo. Il terreno era molto fertile.

Ecco perché ho voluto ridisegnare, con questo spirito metaforico e poetico, un simbolo molto forte, direi un’icona di design, come la bandiera americana e inserirla in collezione. L’ho nominata “United States of Love”. Ho cambiato anche la sua “cartella colori”, elemento fondamentale di riconoscibilità, e ho usato nuance che io uso poco, come il rosa, un colore che mi fa pensare all’heritage Benetton, e a tutti i loro colori pastello, usati molto nella maglieria degli albori. E poi, accanto a questo simbolo, e ad un altro mito americano, il mio “amico” Mickey Mouse, ho accostato un mondo nuovo, fatto coi miei disegni. Come l’arcobaleno, ad esempio, elemento che si trova anche nella mia mostra al Centre Pompidou, e che rappresenta l’anima di questa collezione: il colore dopo la pioggia.

Le basi del brand sono basic, io volevo creare una piccola collezione di pezzi “staple”, da portare ogni giorno. Tra i miei capi preferiti direi che c’è una maglia con scritto LOVE, un pezzo dallo spirito un po’ hippie, realizzato con una straordinaria tecnica di punti. E devo dirlo ancora una volta, la maglieria di Benetton è unica, questo è un marchio che ha un meraviglioso savoir faire nel knitwear, è scritto nel suo Dna. Dietro a questa collezione, mi preme ricordarlo, non c’è solo un anno di lavoro, di analisi e riflessione, ma ci sono anche i migliori esperti di sartoria e maglieria che Benetton mi ha messo a disposizione. […]

In pratica ho rivisitato e rivoluzionato tutti i codici dell’immaginario classico, dal capospalla chic al mimetico, fino alla bandiera americana. È una bellissima collezione con dei prezzi democratici, una qualità enorme, un design che parla d’amore e di unità. Ci credo molto.

E poi questa capsule è dedicata alle famiglie di oggi. A tutte, indistintamente. E vorrei che questo stile parlasse al ragazzo e al suo papà, che vestisse sia la mamma che la bambina. Il nipote e il nonno, e così via. Ma non con dei look “mini me”, piuttosto con dei collegamenti, dei rimandi poetici tra i vari membri della famiglia. E la mia è una famiglia totalmente moderna, assolutamente contemporanea. Fatta da anime che scelgono di stare insieme, che vogliono creare un clan. E il legame che li accomuna può anche essere la maniera di vestirsi. Famiglia per me oggi è partecipare a una visione collettiva. Un gruppo spirituale, emotivo”.

 In Love We Trust,
JCdC