Elisa, viaggio nel suo ‘Ritorno al Futuro / Back to the Future’: “Mi sento fedele a me stessa”

Un titolo come Ritorno al Futuro / Back to the Future suona quasi una contraddizione in termini. Da una parte c’è un ritorno – che implica una direzione verso qualcosa di già noto, un posto in cui si è già stati – e, dall’altra, il futuro, la proiezione in avanti, verso l’ignoto e la scoperta. Una sorta di elastico teso che per restare in equilibrio ha bisogno di entrambe le direzioni, opposte e contrarie eppure entrambe tanto essenziali l’una per l’altra. Un monito, o un augurio, per imparare dal passato e non ripetere gli stessi errori. È questo il cuore del nuovo, doppio (uno in italiano e uno in inglese), album di Elisa, tra le uscite più importanti di questo 2022 a venticinque anni da Pipes and Flowers.

Non mi pongo mai limiti – racconta in merito alla scelta linguistica e ai suoi ascolti musicali – e non metto un obiettivo alla mia freccia. Ovviamente, cerco di farla arrivare più in alto possibile e se questo significa anche distanza geografica, va bene ma non è un pensiero razionale. I miei progetti hanno sempre un cuore istintivo, perché sono fatta così; a volte ci prendo a volte no, ma è la mia modalità. Di sicuro gli ascolti negli anni sono sempre stati diversi ma conservo certi amori come Jeff Buckley o gli U2, a cui si aggiungono oggi artisti come The Weeknd, Justin Bieber, James Blake.

Ascolto davvero tantissimi artisti molto contemporanei e questo influenza la scrittura e anche il mio modo di cantare. Il dna è lo stesso, in italiano e inglese, ma con la consapevolezza di un linguaggio che cambia e probabilmente, nel canto in inglese, credo, c’è più internazionalità proprio per quei riferimenti. In italiano vado, invece, a cercare poche voci e incisive, come Mina e Battisti“.

Il disco, disponibile dal 18 febbraio, raccoglie il lavoro degli ultimi tre anni dell’artista che regala venticinque canzoni inedite, tra le quali anche il brano secondo classificato a Sanremo 2022 O forse sei tu. E per questo ritorno, Elisa ha deciso di coinvolgere amici e colleghi per un lavoro a tutti gli effetti collettivo. Ecco, allora, Jovanotti, Mace, Calcutta, Elodie, Giorgia, Rkomi, Franco126, DRD, Venerus, Michelangelo, Takagi&Ketra, Don Joe, Roshelle, Andrea Rigonat, Andy, Stevie Aiello, Sixpm, Marz & Zef. E sono tanti anche i temi che la cantautrice mette sul piatto, con uno sguardo che indaga il presente, il mondo, la natura e le generazioni.

La società e l’ambiente

Brani come Let it go to waste on me e Fire raccontano i limiti di un capitalismo che ha pensato solo a correre. “Sono nata nel 1977 e sono cresciuta negli Anni Ottanta – spiega Elisa – con la corsa sfrenata partita in massa nell’Occidente. La stessa che oggi raggiunge un picco di crisi, forse senza precedenti, e non intendo solo crisi economica ma di identità. Che cosa gli esseri umani devono rincorrere? Quali sono i veri valori di questo tempo? Sono domande che, a questo punto del percorso, sono diventante molto definitive ed evidenti per tante persone, anche per me.

Dal mio punto di vista artistico, avendo la possibilità di alzare la voce, ho deciso di avere temi portanti anche a livello sociale e ambientale. Anzi, li ho messi davanti e hanno trainato tutto il lavoro, fin dal titolo. L’idea nasce dallo spettacolo dal vivo che doveva aver questo titolo: lo avevamo pensato due anni fa, quando già immaginavo questo live, un concerto che fungesse da grande buona scusa per metter in campo un certo metodo nuovo di sostenibilità per necessità.

Sto con quelli che credono, sono sognatrice e idealista ma anche un’artigiana che si sporca le mani e viene da una famiglia di operai. Io li chiamo gli ultimi anche un po’ ironicamente, ma in tanti casi quelli che credono tanto in qualcosa rivelano più fragilità rispetto a chi è più scaltro e ha il ruolo di player principale. Ma sono quelli che si rendono più conto della vulnerabilità del sistema e dell’uomo, qualcosa che le generazioni più grandi stanno snobbando“.

Un confronto, quello tra generazioni, che Elisa sente da vicino anche nello sguardo verso i figli. “Avendo due figli mi rendo invece ben conto che queste nuove generazioni sono già oltre – racconta – Credo che il rapporto con la natura sia qualcosa di innato, ho amici nati qui che sentono poco questo legame ma personalmente l’ho sempre avuto da quando ero piccolina. Mi è sempre piaciuto, per esempio, stare all’aperto e ricordo un laboratorio in cui osservavo o facevo esperimenti ed ero sempre preoccupata per l’ambiente e le guerre. Ho sempre faticato a guardare i telegiornali, ho una forma di ipersensibilità per certi argomenti e anche i miei figli hanno una sensibilità simile.“.

Le fragilità umane, l’amicizia e le collaborazioni

Nelle tracce Elisa canta anche tutte le fragilità dell’uomo, a partire da quelle che riconosce anche a se stessa. “Sono un’ansiosa, una ipertiroidea e amerei perdere tempo che è un concetto anti capitalista – spiega l’artista a proposito del brano A tempo perso – Perdendo tempo vengono grandi idee. Bisogna rischiare, sognare, avere il giusto relax mentale per avere una visione. Se sei troppo incasellato, ubbidiente, educato rischi di non esistere e non poter dare una tua impronta. A tempo perso è la testimonianza di una vita giovane, di un ragazza che pratica un sogno e ci sono tantissimi giovani come lui che sembra stiano perdendo tempo ma vivono quel momento in cui stai elaborando chi sono e cosa vogliono fare. Sono  argomenti cruciali della vita. Difendo il tempo perso perché dentro c’è sempre un seme“.

In questo senso il brano Non me me pento è il secondo capitolo: se ho perso del tempo, l’ho fatto senza pentirmene, ho fatto quello che volevo fare e sono felice di quello che sono.

Come te nessuno mai – continua Elisa – è il pezzo più difficile che abbiamo scritto, il più tormentato nato su Facetime con Davide Petrella a novembre 2020 durante il lockdown, quindi in un periodo veramente buio. Ci sono voluti nove giorni di scrittura estenuante ma ne è nata una delle canzoni più belle secondo me, emozionante e struggente da cantare. Racconta sicuramente bisogno di essere amati ed è una canzone con una dolcezza e arrendevolezza grandi, è molto scoperta e vulnerabile. Come fosse il trionfo disperato dell’animo umano… spero diventi una canzone d’amore senza tempo.

Tra le collaborazioni spiccano, poi, quelle con Jovanotti su Palla al centro e quelle tutte al femminile con Elodie, Giorgia e Roshelle su Luglio. “Il brano con Jovanotti è stato scritto di notte, in estate, pensando alla festa che non c’era, quando lo stare insieme era qualcosa che sembrava alieno e surreale. Mi sentivo una pazza disperata che scrivevo una canzone del genere e sentire che a Lorenzo è piaciuto il mio testo mi ha dato una grandissima gioia.

Luglio, invece, è per me una canzone sulla sorellanza e sul supporto dell’amicizia, in questo caso fra donne. Celebra il valore che ha poter svuotare il sacco, anche in modo brutale, con un’amica. Le donne sanno essere trucide e Luglio è un inno alla sorellanza. Avere con me Giorgia, Roshelle ed Elodie è una grande gioia: ho cercato voci con una connessione soul e insieme hanno scaldato la canzone.

Un altro nome in tracklist è quello di Rkomi, al secondo duetto con Elisa in Quello che manca. “È uno dei personaggi più affascinanti della scena di oggi che rispetto a 5 6 anni fa è più ricca. – afferma la cantautrice – È stato un onore partecipare a Sanremo quest’anno perché credo che la musica oggi sia in forma, ci sono anche tante ragazze e donne che finalmente sono naturali, responsabilizziate , autonome, in prima linea, rispondono di quello che fanno e dicono e fanno quello in cui credono. Stesa cosa per gli uomini.

La musica italiana di oggi la trovo interessante, creativa, libera e trovo anche i nostri producer siano cresciuti, c’è maggiore informazione e maggiore qualità. Una bella crescita su tutti i fronti. Rkomi è uno dei fiori in questo prato ed è uno dei più belli, insieme anche ad Alessandro Mahmood e Blanco. Mirko è veramente un diamante e la cosa incredibile è la sua poetica. A me spiazza il suo modo descrittivo, che trovo estremante poetico come e venisse da un’altra parte rispetto all’involucro  musicale. Sul palco ha una presenza fisica molto forte e bella e questa sua poetica che stride mi piace”.

La libertà musicale, ieri e oggi

Ho ripreso a occuparmi della produzione in maniera molto seria e le collaborazioni soprattutto coi producer inglesi sono state solo ultimo tassello – dice Elisa – Prima, soprattutto per i brani in inglese, c’è stata un’elaborazione domestica molto lunga e molto mia. Ho bisogno di ascoltare musica tutti i giorni e ad alto volume, come una fa: la musica mi investe come se avessi 15 anni. Mi pace proprio comprarmi le cuffie belle per ascoltare meglio. La musica è culto e forse questo mio modo di ascoltarla da fan, me la fa assimilare in maniera molto naturale, non mi fa sentire di fare una parte quando scrivo brani più contemporanei. Quello che ne esce è la fusione dei miei ascolti presenti e passati e di quello che io sono

Mi sono fatta tanti regali con questo album: mi sono permessa di andare tanto in fondo quanto volessi senza preoccuparmi di niente. Questo produce un’elettronica calda, emotiva ed emo…. Che è quello che io stessa ascolto. Mi sento fedele a me stessa.

 

Come si sente oggi Elisa a ripensare all’album d’esordio, Pipes and Flowers uscito venticinque anni or sono? “Forse allora l’ho fatta più grossa di quello che pensassi! – sorride – Avevo influenze enormi di Alanis Morissette,Björk, The Cranberries ma avevo anche un mio mondo nella ricerca sfrenata immersiva…. Guardando da qui quel disco, non mi rendevo conto che stessi sviluppando un mio mondo con una serie di foto che erano state molto forti. Ero riuscita nel super miracolo di fare uscire qualcosa di selvaggio come ero e dire delle cose strampalate e difficili arrivando al mainstream. Non fossi stata così incosciente, ingenua e pura non ci sarei mai riuscita”.

Che sia la libertà, la chiave di tutto oggi come allora? “In effetti forse c’è una specie di cerchio che si chiude anche se non so a cosa attribuirlo. Sarà il tempo o l’età, ma mi interessa fare quello che mi piace spendendo tempo nel fare cose in cui credo e molto per me stessa. Non dico che non mi vada bene fare solo canzoni emotive – queste sono il mio centro e sono dei doni – ma devo sempre avere linfa e stimoli nell’andare avanti, cosa che trovo condendo quello che faccio con parti più sperimentali per me. Odio sentirmi costretta, e in 25 anni non è stato facile avere sempre questo range di libertà per muovermi ovunque. Quindi ho osato di più questa volta: ci sono canzoni più classiche e brani di cui io avevo bisogno per sperimentare. Io canto il mio immaginario e sono fedele alla mia anima, se la tradisco è come se stessi zitta, non sto dicendo niente. La voce è la mia anima e, in questo, non mi sento diversa da quando ho iniziato.

Ma la musica non è razionale ed è la prima cosa che nasce, liberamente. Quindi piuttosto è stata la musica che ha dato forma anche ai testi, che mi ha permesso di esprimere certi concetti. – dichiara Elisa – Sugli arrangiamenti invece c’è stata libertà totale, mi sono detta da subito: no limiti, no etichette e no confini.

Gli appuntamenti live

Stiamo ragionando su tour. Non mi sono fidata della fisarmonica delle restrizioni e ho cercato la modalità più sicura per tutti e spero di averla trovata. A breve annunceremo delle cose belle e importantissime e in sicurezza, che resta ancora una priorità.” Così Elisa ci diceva pochi giorni prima dell’uscita dell’album e dell’ufficializzazione di tre appuntamenti live a Verona.

Elisa, in qualità di Advocate/Champion della Campagna delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (UN SDG Action Campaign) sarà la Direttrice Artistica di HEROES FESTIVAL 2022, la terza edizione del Festival che si terrà dal 28 maggio al 31 maggio a Verona, che quest’anno sarà totalmente dedicato alla divulgazione di una nuova responsabilità nella lotta al cambiamento climatico.

Elisa, insieme a Heroes Festival 2022, sarà promotrice di una serie di iniziative sviluppate sotto il patrocinio di importanti organizzazioni nazionali e internazionali che coinvolgeranno il cuore di Verona. L’intento è di animare la città con palchi, concerti, installazioni diffuse, meeting, incontri con istituzioni, esperti e ambientalisti per la promozione di un’innovazione tecnologica sostenibile e un’educazione “green”. Il progetto complessivo del Festival Heroes 2022 sarà presentato il prossimo 22 Aprile, in occasione dell’Earth Day, la giornata mondiale della terra, la più grande manifestazione ambientale del pianeta.

biglietti per i tre show – evento di Elisa all’Arena di Verona sono disponibili da lunedì 21 febbraio alle ore 12.00 su ticketone.it e ticketmaster.it per gli iscritti al fanclub di Elisa, e da martedì 22 febbraio alle ore 12.00 per tutti, su ticketone.itticketmaster.it e nei canali di vendita abituali. Inizio show alle ore 20:00. Tutte le info su friendsandpartners.itmusicinnovationhub.org e arenalive.it.