#Sanremo2022 Le Vibrazioni presentano ‘Tantissimo’: “Le etichette alla nostra musica sono cadute”

Le Vibrazioni tornano sul palco del Festival di Sanremo con l’inedito Tantissimo, diretti dal Maestro Peppe Vessicchio che ha confermato la propria presenza dopo essersi negativizzato al Covid. Per la quarta partecipazione alla kermesse, la band milanese ha poi scelto come cover nella serata del venerdì il brano Live and let Die di Paul McCartney coinvolgendo nella performance l’inglese Sophie Scott dei Sophie and The Giants.

Tornate a Sanremo con Tantissimo: cosa ci raccontare del brano e della sua scrittura che vede anche la firma di Roberto Casalino?
Il testo è stato scritto da Roberto Casalino, che mi ha insegnato come il confronto con altri autori possa aprire a diverse chiavi di lettura. Personalmente, ho sempre scritto tantissimo da solo ma quando sono incappato in alcune canzoni scritte da lui mi è venuta voglia di co-scrivere e anche interpretare testi di una altro autore. Roberto ha un modo diverso di scrivere e questo, nello stesso, mi destabilizza e mi stimola. Insieme ci divertiamo davvero tanto in un continuo scambio, è anche una forma di liberazione per me. Un bell’esercizio.

E musicalmente, invece, che brano è Tantissimo?
Fortunatamente, siamo in una fase tale in cui possiamo portare sul palco dalla ballad al pezzo più rock. Per tanto tempo hanno voluto metterci delle etichette ma ora ne abbiamo nessuna, in qualche modo sono cadute. Oggi si può fare un po’ tutto e non ci frega un cavolo delle etichette: basta che una cosa sia fatto bene e con gusto. Questa volta arriviamo all’Ariston con una canzone molto intimista e riflessiva ma con un bpm super Eighties.

Questi due anni hanno inciso sul vostro approccio alla musica? E come, eventualmente, un tema come il Covid entra nella canzone?
Quando si scrive col cuore è normale raccontare quello che uno ha vissuto. Questi due anni trascorsi chiusi in casa hanno creato lacune profonde e hanno lasciato il segno. Il Covid c’è nel racconto di uno stato d’animo di sofferenza che fa male e diventa occasione per prendere di petto le proprie debolezze e sofferenze per abbattere anche le sovrastrutture che si creano. Dietro la canzone, diciamo, c’è tutto un profilo psicologico profondo.

Oggi che cosa ti/vi fa male tantissimo?
Riuscire a staccarsi dalle abitudini può fare molto male perché queste ci fanno sentire anche nella nostro confort zone ma possono essere anche deleterie. Ognuno poi, ascoltando le parole, fa la propria riflessione: questa è la mia, molti si ritroveranno e molti altri interpreteranno come meglio credono. Credo che la lotta per l’equilibrio sia una continua ricerca e sicuramente c’è un approccio costante a questa perché è mutevole.

Band rock a Sanremo dopo la vittoria dei Måneskin: c’è una diversa responsabilità?
Ben vengano i Måneskin ma sembra che non ci siano mai state band rock in Italia, ma esistono da cinquant’anni. Il fenomeno dei Måneskin hanno aperto una porta, per fortuna, ma per quanto ci riguarda nel 2018 abbiamo portato a Sanremo un pezzo come Cosi sbagliato e duettato con Skin. Se non è rock questo! Possiamo solo dire che figata, finalmente può parlare il rock ma non sentiamo né vogliamo prenderci responsabilità di questo. Per noi è una cosa normale, facciamo quello che abbiamo sempre fatto. Il rock è un’attitudine, non sta solo in una chitarra distorta. Ha a che fare con la dedizione alla perdizione, al fatto buttarsi in mezzo anche alla decadenza. È lasciarsi andare alla vita per poi risorgere e fare della sofferenza una virtù che trasforma le cicatrici in un’opera d’arte.

Non vediamo l’ora di andare sul palco e suonare: è il nostro lavoro ma soprattutto la nostra passione, la nostra missione da quando eravamo bambini.

Veniamo alla scelta della cover, Live and Let Die di Paul McCartney.
È un brano che ci rappresenta tutti perché ha che fare con la storia della musica e fa parte di diverse generazioni, a partire da quella dei nostri genitori. Al momento della scelta pensavamo a tante cose diverse ma quando Garrincha ha proposto questo titolo siamo stati d’accordo subito. Quando sei giovane pensi soprattutto a te stesso e quello che fanno gli altri ti tocca meno ma quando invecchi inizi ad avere fastidio per molte cose, e aumenta quasi il cinismo. In questo senso, questa canzone suona molto coerente anche in riferimento all’attualità.

E il coinvolgimento di Sophie and The Giants sulla cover come è nato?
Sophie è una ragazza della nuova generazione musicale e noi crediamo molto nel mix e nell’incontro. La musica quando è fatta bene e arriva alle persone va bene da chiunque arrivi. Non sopportiamo, invece, certa ostentazione di auto, lusso, denaro soprattutto in questo momento così difficile, di veri e propri abusi economici e psicologici. Da artisti abbiamo la responsabilità di portare dei messaggi e alleviare anche certe situazioni. Sophie fa parte della nuova generazione di artisti veri. È fresca, canta benissimo e abbiamo pensato di coinvolgerla anche considerato che è inglese. Rappresenta la freschezza e giovinezza e, con noi, può scardinare anche un po’ i confini tra generazioni e nazioni. E insieme ci divertiamo un sacco.

Avete alle spalle diverse partecipazioni al Festival, ma qual è ancora oggi fascino della kermesse ligure?
Sanremo oggi è l’unica vetrina rimasta in tv in cui si suona dal vivo, in diretta e in prima serata. Quando abbiamo raggiunto primo successo è stato grazie a un videoclip e alle tv musicali che allora erano la realtà trainante; e c’erano diverse situazioni televisive in cui si poteva suonare. Il Festival conserva questo pregio ancora oggi, con tutti i rischi che un live in diretta può comportare.

Tra i vostri colleghi in gara c’è qualcuno su cui puntereste?
Non abbiamo avuto modo di sentire i brani, ma siamo curiosi per esempio di ascoltare Giovanni Truppi, un artista che scrive davvero molto bene ed è un ottimo musicista. E anche La Rappresentante di Lista è molto interessante come progetto.

C’è un consiglio che dareste agli artisti giovani, alcuni anzi giovanissimi, di questo Sanremo 2022?
Lasciatevi trasportare dalle emozioni, è un palco sempre carico di emozione. A volte vediamo giovani gin troppo sicuri di sé secondo me un giovane deve avere anzitutto rispetto per istituzione e arrivarci emozionato

Su cosa state lavorando in questo momento? Album in vista?
Ad aprile è prevista la pubblicazione di un EP, preferiamo questa formula rispetto a un album. In questi anni ormai la musica è diventata molto liquida, e fare album è quasi più una cosa che si fa per se stessi. E con la pandemia è in atto un cambiamento ancora diverso. L’idea dell’EP, quindi, ci sembra quella più adatta; dentro ci saranno alcune delle decine di canzoni nate in questi due anni. Per noi ogni brano è come un figlio e cogliamo dare importanza a ciascuno di essi: ognuno è vissuto con sangue, sudore, amore e amore. Quindi, per dare perso a ogni canzoni, preferiamo un EP a cui speriamo poi  di farne seguire più di uno. Intanto, il primo esce appunto ad aprile anche su vinile: siamo a buon punto, ci stiamo lavorando tanto anche in questi giorni.

Foto di Roberto Patella

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