#Sanremo2022 Giovanni Truppi, ‘Tuo padre, mia madre, Lucia’: “L’esperienza di costruire un amore”

Con Tuo padre, mia madre, Lucia Giovanni Truppi calca per la prima volta il palco del teatro Ariston, con la direzione d’orchestra di Stefano Nanni. Un brano in cui, a differenza di ciò che il titolo potrebbe suggerire, affida ai tre personaggi citati il ruolo di spettatori nel momento cruciale di una relazione. Perché al centro c’è la coppia, una coppia, in quel frangente delicato e progettuale che è il primo sguardo insieme al futuro. Ce ne parla lo stesso cantautore a poche ore dalla patena per la riviera ligure.

Ph. Cr.: Mattia Zoppellaro

Marco Buccelli e Giovanni Pallotti,  ma anche Pacifico e Niccolò Contessa: come è nato il brano che porti a Sanremo?
Per la prima volta, forse proprio per il fatto di essere stato come tutti da solo per lungo tempo, mi è venuta la voglia di collaborare con altri autori nella scrittura. La scelta è andata su Gino Pacifico e Niccolò Contessa, due artisti che ammiro molto. Il brano che porto a Sanremo è una canzone in continuità con Conoscersi in una situazione di difficoltà, che raccontava il passaggio dall’innamoramento all’inizio vero e proprio di un rapporto, dove i rischi aumentano. Ora canto quel momento in cui il passo personale da fare è il percepirsi in coppia, cosa che può essere anche molto impegnativa.

In questo caso lo stadio del sentimento che raccontiamo è quello in cui la coppia si è formata e vive l’esperienza di costruire un amore, di essere in due con le parti bellissime e quelle difficili, confrontandosi anche con il mondo esterno.

E i personaggi nel titolo, che ruolo hanno?
I personaggi del titolo – un suocero, una suocera e Lucia, che è il nome di mia figlia – nascono da questo momento che descriviamo. Credo che uno degli aspetti del passaggio di cui parlavo è il confronto con il mondo esterno. Da quando presenti il fidanzato o la fidanzata agli amici o la/lo condividi con la famiglia. Il brano descrive un sentimento d’amore verso la persona amata e la volontà, direi l’ineluttabilità, del percepirsi insieme a quella persona verso il futuro. E i personaggi alla fine sono solo degli spettatori, cioè non partecipano alla narrazione in realtà. Coincidono con personaggi della mia vita ma questo non è l’aspetto fondamentale.

Da dove è arrivata la prima ispirazione?
Le parole del ritornello mi sono venute in mentre passeggiando per Bologna, la città in cui vivo da anni. Poi ci ho lavorato sopra a lungo, confrontandomi con altri autori in sessioni Skype separate con Gino e anche con Niccolò, per poi mettere insieme i pezzi. E poi il brano è passato per le mani di Giovanni Pallotti, bassista che mi accompagna anche nei live e con cui collaboro da un po’, e in quelle di Marco Buccelli e Taketo Gohara, finché poi non è arrivata l’orchestra scritta da Stefano Nanni.

Da questo lavoro all’approdo all’Ariston: cosa ti ha convinto?
La casa discografica mi ha chiesto se avessi una canzone per il festival e io ho proposto questo brano. Cosa mi ha convinto? È una canzone che mi racconta molto bene, sintetizza tante delle caratteristiche della mia musica e scrittura, una cosa che mi tranquillizza molto quando penso ‘chi me l’ha fatto fare di andare a cantare davanti a cosi tante persone’.

Che tipo di spettatore del Festival sei e sei stato?
Dalle medie in poi ho sempre seguito con interesse il festival, anche un po’ goliardicamente, ti mette in contatto con la musica. Amo Perdere l’amore di Massimo Ranieri e ricordo l’apparizione dei Quintorigo con Rospo. Degli artisti di quest’anno apprezzo molto anche Dargen D’Amico, La Rappresentante di Lista, Ditonellapiaga e Fabrizio Moro.

truppi

Per un artista che spesso si esibisce piano e voce o chitarra e voce, come sarà avere un’intera orchestra?
È vero, mi è sempre piaciuto registrare o esibirmi anche solo con uno strumento, piano e voce ma negli anni ho avuto tanti altri strumenti nei dischi. È naturale, quindi, ora arrivare all’orchestra, dopo un disco in cui per la prima volta ho messo anche degli archi. Perciò vivo come una bellissima esperienza il fatto esibirmi con l’orchestra del Festival. Anche io, poi, suonerò sul palco, porto con me la chitarra e ci sarà il mio pianoforte tagliato nella cover con Vinicio

Come mai hai scelto di confrontarti con La mia ora di libertà di De Andrè con Capossela?
Ho cercato, con il maggior rispetto possibile, di offrire il mio punto di vista su questa canzone, ho cercato di farla mia. Con me c’è Vinicio Capossela, uno degli artisti che più mi ha guidato con la sua musica e il suo rigore; la scelta è stata, quindi, veloce proprio per questa canzone. Mi spaventa portarla a un pubblico così ampio, ma il fatto che Vinicio abbia accettato di partecipare mi fa sentire un po’ più tranquillo e forte.

Come ti stai preparando emotivamente a un palco così popolare ed esposto?
In generale vivo abbastanza con tormento il momento prima di qualsiasi mia esibizione e quando il pubblico cresce aumenta quel tormento; fa parte anche del mio lavoro e del mio modo di preparare una performance. So che all’Ariston ci sono molti nomi con numeri enormi, ma cerco di non pensarci più di tanto semplicemente per non sentirmi troppo sotto pressione nel momento in cui dovrò cantare, che è la cosa più importante

Il festival è l’occasione per pubblicare, il 4 febbraio, la raccolta Tutto l’universo: come hai scelto i brani da inserirvi?
Sono le canzoni che raccontano il lavoro di questi miei dieci anni e, per questo, abbiamo cercato di bilanciare tra i quattro dischi individuando i brani che mi potevano raccontarmi meglio anche a chi si avvicina per la prima volta alla mia scrittura. L’ordine non è cronologico ma è venuto molto naturale, dall’apertura con il brano di Sanremo all’ultima traccia, Scomparire, che è una delle mie prime canzoni.