‘Generazione 56K’, amore e amicizie ai tempi di internet

Oggi le app, ieri il modem rumoroso che impiegava una vita a connettersi gracchiando in maniera assurda. Oggi la trap, ieri gli 883. Oggi tutto ‘vola’ su cloud, ieri rigorosamente sui floppy disk. O forse sarebbe meglio dire l’altro ieri… perché sembra davvero trascorsa una vita dagli Anni Novanta a questi Venti e il doppio binario su cui corrono gli otto episodio di Generazione 56K non fanno che ricordarlo.

La nuova serie italiana – prodotta da Cattleya e realizzata in collaborazione con The Jackal, disponibile su Netflix – si fa guardare con un misto di nostalgia e divertimento verso i suoi protagonisti e il mondo in cui vivono. Così riconoscibile da immedesimarsi e così amabile da farsi rimpiangere. Se, infatti, la localizzazione geografica è quantomai precisa fra la maturità di Napoli e l’adolescenza a Procida, le storie dei protagonisti non hanno coordinate spaziali precise. Si tratta, più che altro, di una geografia emotiva e storica, personale e collettiva in cui trovare qualcosa di sé.

La serie comedy nasce da un’idea originale di Francesco Ebbasta ed è stata scritta da lui scritta insieme a Costanza Durante, Laura Grimaldi e Davide Orsini, che ne è anche head writer. Al centro Daniel e Matilda (rispettivamente Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli, nella loro versione adulta, e Alfredo Cerrone e Azzurra Iacone in quella da ragazzini) che si incontrano per caso dopo anni di lontananza.

È stato interessante trovare l’unione tra quest due tempi – racconta Spagnoletti – Ho sentito molto vicina a me la storia perché inserita in una dimensione che ho vissuto e che vivo quotidianamente. Il nodo centrale è come affrontare le relazioni attraverso il mondo della tecnologia e il porsi in maniera critica rispetto al modo di vivere i sentimenti. Ma il punto critico per Daniel Mottola è il tempo, il darsi tempoQuando due personaggi come i protagonisti di Generazione 56K sono scritti bene con una linea narrativa chiara è più facile creare un’intesa anche sul set: io e Cristina ci siamo trovati bene anche nella fase di preparazione. Siamo stati fortunati”.

Cristina Cappelli è Matilda Pastore che così racconta l’esperienza della serie e il suo personaggio: “Matilda è piena di conflitti dettati anche da un passato pressante che si porta dietro. Nella storia il personaggio ha una evidente evoluzione: da piccola è una bambina che rischia e non ha paura, anche se con certe timidezze e segnata da una situazione famigliare difficile. Da grande, invece, pensa di sapere cosa vuole e dove vuole andare ma l’incontro con Daniel fa esplodere tutto. Il percorso si conclude con la voglia di riscoprire il suo essere bambina e certi aspetti del suo essere infantile, genuina che aveva messo da parte per non fare del male agli altri. Tra noi attori c’è stata davvero una grande chimica fin dai provini, quindi è stato molto spontaneo lavorare insieme. Ci siamo affidati tanto l’uno all’altro“.

Nel gruppo principale di Generazione 56K anche due componenti dei The Jackal nel ruolo degli amici storici di Daniel: Gianluca Fru è Luca e Fabio Balsamo è Sandro, rispettivamente interpretati, nella loro versione da bambini, da Gennaro Filippone e da Egidio Mercurio. Dietro la macchina da presa dei primi 4 episodi Francesco Ebbasta, mentre Alessio Maria Federici firma la regia dei restanti 4.

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