Aiello, l’estate di ‘FINO ALL’ALBA (ti sento)’: “Ballo e faccio ballare ma a modo mio”

Avevamo lasciato Aiello sul palco del Festival di Sanremo con il brano Ora, esperienza a cui è seguita la pubblicazione del progetto Meridionale. Per inaugurare la stagione estiva che lo vedrà impegnato in tour, il cantautore calabrese ha pubblicato il nuovo singolo FINO ALL’ALBA (ti sento), brano che ha suoni caldi come queste giornate e testo che fa riflettere allontanandosi, dunque, da certi cliché stagionali. Perché, ci dice Antonio, fare tormentoni è una cosa e fare canzoni è un’altra. Una rivendicazione scevra da ogni forma di giudizio o snobismo ma che intende la musica come specchio di un movimento tutto personale che non (in)segue scadenze o stagioni.

FINO ALL’ALBA (ti sento) già dal titolo suona come un augurio: dopo mesi di coprifuoco fare l’alba è di buon auspicio…
Questo collegamento non l’avevo fatto ma in realtà avrebbe dovuto essere il primo da fare, hai  ragione! (ride, ndr) Questa aspirazione temporale prolungata, che mi sa un po’ di giovani per sempre, è una visione che insieme all’alba mi piaceva avere e dare anche nel titolo. Poi, la canzone va molto oltre il concetto della sola alba: è una canzone che io definisco libera. Va bene che siamo d’estate e, quando condividi un pezzo in questa stagione, senti quasi l’obbligo di dover fare un certo tipo di scelta musicale, ma io odio le costrizioni o seguire da pecora. Quindi, la mia voglia di ballare l’ho espressa alla mia maniera.

Questa volta in quali atmosfere sonori ci porti?
È un disegno tipo di suoni che rispecchiano il mio percorso e i miei gusti, ecco perché parlo di urban meridionale: ho attinto dalle mie origini calabresi come in tutto il disco Meridionale. E anche se è una canzone per così dire ‘ballereccia’ è solo apparentemente leggera; nel testo, colgo l’occasione per condividere dei messaggi che purtroppo, per quello che stiamo vivendo, penso che non siano mai abbastanza. Quello che cerco di ricordare a tutti è che siamo liberi, che dobbiamo sentirci liberi e che dobbiamo combattere per questo. Siamo liberi di scegliere, di essere e di amare.

Quanto hai attinto dalla tua stessa esperienza personale nella stesura del testo?
Ci sono diverse fotografie mie personali. Più di una volta, in maniera anche simpatica e carina, mi sono sentito a disagio perché qualcuno notava il mio modo di vestire o di portare gli anelli, cosa che poteva far drizzare i capelli. Simpaticamente riporto addirittura una frase di mio padre che un giorno, vedendomi uscire dall’aeroporto, mi disse “ma non ti fermano mai ai voli?”. A me questa cosa fece ridere allora, e ci rido tutt’oggi, però serve a dire che mi vesto come pare.

Va bene l’estate, va bene parlare di bikini, addominali e tutto lo scenario classico estivo ma secondo me possiamo ballare anche dicendo cose un po’ più utili.
AIELLO

La tua rivendicazione di libertà espressiva passa anche attraverso un tema non comune per la musica ‘estiva’…
Con grande umiltà e onestà ne faccio una questione di limiti: ognuno deve fare quello che sa fare. Io non so giocare a basket per una serie di ragioni e non mi metto a giocare a basket. Non so scrivere tormentoni, io scrivo canzoni. Non ce la faccio proprio a fare altrimenti. Scrivo una canzone e la faccio a modo mio: in questo caso, FINO ALL’ALBA (ti sento) è una canzone che fa ballare ed esce d’estate per una serie di ragioni temporali molto naturali legate al percorso del disco Meridionale. Di conseguenza, inevitabilmente, va all’interno di questo gruppone di proposte estive che si giocano il titolo di tormentone di stagione. Io più che il tormentone punto alla canzone dell’estate: sogno che FINO ALL’ALBA sia la tua canzone dell’estate non il tuo tormentone.

Rispetto ai tormentoni canonici, quindi, come ti poni?
I tormentoni probabilmente sono già usciti, e complimenti a chi li ha fatti. Io non ce la faccio: semplicemente non riesco a vivere la musica in maniera stagionale e non riesco neanche immaginarmi in un congelatore per cui esco solo d’estate e poi mi richiudo. Né riesco a dare soltanto una visione della musica. Fin dal primo giorno ho sognato di farti piangere con me, di farti sorridere e di farti ballare insieme a me. Adesso è il momento di ballare, magari in un altro momento faremo un altro tipo di proposta come già successo in passato. Ma non faccio solo ballare perché io stesso non ballo soltanto. Anche in questo caso, dico: grande libertà.

Se poi una canzone diventa popolare, nel senso di condivisa, ci mancherebbe: facciamo questo lavoro anche per godere delle bellissime risposte del pubblico altrimenti faremmo della musica così di nicchia e così intima da ascoltarla noi e lo specchio di casa! L’ultima cosa che posso essere e che voglio essere è una persona snob. VIENIMI (a ballare) dell’anno scorso era evidentemente una canzone estiva e per molti è stato un tormentone mentre per tantissimi è stata la canzone dell’estate, ed è andata alla grande. Ovviamente ne sono stato felicissimo ed è stata la mia visione della musica estiva che non era per forza un classicone almeno nelle sue intenzioni di scrittura. Poi è diventato successo e preghiamo tutti i giorni perché sia così! È come partorisci una canzone che fa la differenza.

Rispetto al disco Meridionale, quando è nata FINO ALL’ALBA (ti sento)?
Il pezzo è nato dopo rispetto all’idea della chiusura del disco. In generale, amo fare dischi di nove pezzi, concettualmente è la mia lunghezza ideale. Col fatto poi che abbiamo deciso di proporre il brano per Sanremo, i brani sono diventati dieci. Questo bano inevitabilmente, per una questione di coerenza musicale e di fotografia, fa parte di quel viaggio ed è nato con una veste perfettamente coerente con il discorso dell’album. Quindi rientrerà nella famiglia: le altre tracce si sono tutte allargate al tavolo e hanno già dato un posto a questa canzone che si è appena seduta.

Non è la prima volta che nel titolo inserisci una parentesi, come mai?
Banalmente sono incapace di essere sintetico e, quando lo sono, mi sento in colpa di non averti dato abbastanza. Ho questa voglia di condivisione che mi appartiene fin da quando ero bambino… così, nei titoli delle canzoni faccio una gran fatica a frenarmi. Questa volta capire la formula finale è stato un parto plurigemellare: inizialmente era FINO ALL’ALBA ma non volevo perdere ti sento, solo ti sento non era il titolo giusto… Quindi abbiamo pensato alla parentesi e quando poi abbiamo deciso abbiamo riso perché ricalcava VIENIMI (a ballare). Alla fine era naturale fosse così, doveva essere così: d’altronde queste canzoni sono figlie dello stesso padre!

Sulla copertina, invece, cosa ci racconti?
Il tipo di vibes che, da subito, mi dava questo pezzo era molto caldo. È un pezzo più urban e clubbing rispetto VIENIMI (a ballare) però non ha perso l’anima delle chitarre acustiche, popolari e latine. Da qui l’immaginario della passione e del toro, che torna anche nel videoclip di cui sono entusiasta, con tutta una serie di dettagli dorati che sono collegati al mio crocifisso. Quindi c’è anche l’idea del gioiello che poi è raccontato nella canzone: è un intreccio molto ricco e autentico.

Stai preparando le valigie per il tour estivo?
C’è tanta fame di musica live anche se purtroppo siamo tutti coscienti che ci sono delle limitazioni che renderanno il concerto sicuramente non comune. Però meglio un concerto originale che un non concerto. Assaporeremo quest’estate, balleremo comunque stando seduti e canteremo anche mascherati. Aspetto questo primo tour da una vita e mi sembra surreale… finalmente partiamo ad agosto. Ci viviamo i cieli stellati, poi torniamo a casa per riposarci un po’ e ripartiamo a ottobre augurandoci di poter vivere nei club una dinamica più comune, senza limitazioni. E preparatevi: in autunno avremo un assetto da guerra!

Qui le date in calendario con i prossimi concerti di Aiello.

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