Ritanna Armeni, ‘Per strada è la felicità’: “Quando amore e rivoluzione erano una cosa sola”

Dopo aver raccontato di Inessa, di Mara e delle StregheRitanna Armeni torna in libreria e questa volta ci presenta non una ma ben due donne, due Rosa, a confronto. Dal 6 maggio è, infatti, disponibile Per strada è la felicità (Ponte alle Grazie) e quello tra le due protagoniste è uno confronto a distanza di tempo e di spazio ma l’animo e la sensibilità è quanto di più vicino ci possa essere.

Nel 2015 l’autrice è passata a uno stile più giornalistico con una narrazione che mettesse in scene storie di donne – introduce Cristina Palomba, editor Ponte alle Grazie – Un nuovo modo di raccontare donne con percorsi non tradizionali, che non si sono accontentate del ruolo che qualcun altro aveva assegnato loro. E ciascuna ha fatto le proprie scelte in modo libero e anche ribelle. In questo senso sono diventate dei modelli.

Quest’anno Ritanna torna con un nuovo libro, un romanzo con una grande componente autobiografica. È la storia di Rosa, a Roma nel 1968 per frequentare l’università. Viene dalla provincia e la città le si spalanca davanti con la sua rivoluzione studentesca, operaia e poi femminista. Ma oltre alla politica c’è la componente umana, con un modo di vivere completamente nuovo. E è come se Rosa potesse incontrare la felicità solo in quel momento.

Ma lasciamo la parola all’autrice, che ci ha portato nel suo nuovo libro a pochi giorni dalla pubblicazione.

Parola all’autrice: Ritanna Armeni

Come è nato Per strada è la felicità?
Questo libro è nato nella mia testa durante l’estate di due anni fa e non è nato sulla protagonista Rosa. Curiosamente, è nato sulla figura di un’altra Rosa, la coprotagonista Rosa Luxemburg. Ero in Grecia e mi è capitato un post su di lei, un personaggio che per me è stata grande motivo di ispirazione e che avevo scoperto anche nella sua fragilità di donna. Mi era venuta, quindi, l’idea di parlare di lei non direttamente ma per come una giovane donna poteva viverla. Così, in questo libro, faccio parlare di lei da un’altra Rosa, la protagonista, una giovane ragazza di provincia che si trasferisce a Roma per l’università nel 1968. 

La protagonista Rosa è la ragazza normale che scopre tutto del mondo attraverso il suo essere donna.
Ritanna Armeni

Che rapporto ha costruito fra queste due figure, lontane nel tempo e nello spazio?
Fra loro c’è affetto, c’è solidarietà ma anche scontro. È un rapporto controverso come quello che può esserci tra una donna di inizio Novecento e una che incontra il ’68. Ho pensato che molte donne della mia generazione si sarebbero riconosciute e mi sono chiesta se anche altre generazioni avrebbero letto con piacere di quegli anni. Non mi so dare una risposta, ad oggi, perché sono anni molto lontani: per me è come se fossero oggi ma sono trascorsi oltre cinquant’anni. E sono anni lontani, spesso fraintesi e sovrapposti al terrorismo; io li ho voluti raccontare in altro modo.

Lo sfondo è quello di fine Anni Sessanta che, però, appunto è testimoniato più nell’attitudine della protagonista che nelle sue vicende storiche.
Non parlo degli avvenimenti storici di quegli anni ma dei sentimenti del ’68, e sono quelli che appartengono ad anni lontani, quando amore e rivoluzione erano tutt’uno. Quando la solidarietà delle donne diventava consapevolezza di sé e rivolta, in cui pubblico e privato si intrecciavano talmente forte che era davvero difficile distinguerli. In questo senso la felicità era di strada, apparteneva chi sapeva stare insieme agli altri per cambiare il mondo.

In queste pagine c’è autobiografismo ma non solo…
Sì, c’è una traccia autobiografica ma non è un libro completamente autobiografico. Sono molto curiosa di capire che cosa provoca, che cosa scatena questo libro nel lettore, sapendo benissimo che vive lontano da quegli anni. È un libro in cui c’è sicuramente moltissimo di me ma non è la mia autobiografia. L’ho scritto durante il lockdown quando mi sono anche potuta abbandonare un po’ al ricordo. Ed è successa una cosa strana: ero convinta di avere scritto molto cose autobiografiche che ho scoperto invece non esserlo; viceversa, ho scoperto che certe cose che ero convinta di aver inventato esistevano davvero. Paradossalmente, l’autobiografismo poteva essere meno vero

Non è stato casuale il mio passaggio dalla saggistica alla narrazione, l’ho pensato a lungo affrontato gradino dopo gradino.
Ritanna Armeni

Ma cosa l’affascina così tanto delle donne e delle loro storie? E cosa ci possono raccontare oggi?
Mi incuriosisce sempre conoscere la storia delle donne, ovviamente quando ne scrivo mi servono storie di donne eccezionali per farle emergere. Amo guardare il bicchiere mezzo pieno: credo che questi cinquant’anni siano stati formidabili per la donna, la rivoluzione femminile cominciata negli Anni Settanta è l’unica che non è tornata indietro. A volte resta sommersa ma c’è sempre, come un fiume carsico. È silenziosa spesso non si vede ma è nei fatti. Certo, c’è ancora molto da fare ancora ma penso che siamo diventate già abbastanza forti.

Credo sia importante avere degli esempi e come avviene con le figure forti, spesso, c’è anche uno scontro. Il rapporto tra le due Rosa è di amore e odio, incontro e scontro continuo. Penso che questo rapporto con una figura simbolica continui e accomuni tutte le generazioni. Ho voluto rappresentare il rapporto sano tra due donne, una maggiore che non deve essere condiscendente e la pi giovane che deve essere capace di vedere anche gli errori di chi è venuta prima di lei.

Che importanza ha, oggi, parlare di femminismo?

Rispetto alle generazioni precedenti le donne di oggi possono avere dei modelli femminili forti, e questo è rassicurante. Oggi le donne si riconoscono nelle altre donne, sanno che possono parlare fra di loro. Le battaglie del femminismo cambiano, oggi non serve per esempio una battaglia per la legge sull’aborto o per gli anticoncezionali. Ma ci sono battaglie diverse, sicuramente ancora oggi persiste una battaglia forte per la libertà. E le giovani donne sentono molto anche la battaglia sul linguaggio o contro la violenza, la battaglia per il lavoro di una neo-madre: ogni femminismo ha le sue battaglie. E può darsi che fra dieci anni ce ne saranno ancora altre diverse.

Ritanna Armeni, Per strada è la felicità, Milano, Ponte alle Grazie, 2021 (pp. 256 – euro 16,00)

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