Fioriti debutta con ‘Check’: “In questo brano brutalmente onesto c’è tutto me stesso”

Fioriti, all’anagrafe umbra Matteo Fioriti, ha debuttato con il singolo Check, brano-manifesto del cantautore umbro che si presenta così sulla scena musicale italiana. Accompagnato dal videoclip ufficialeCheck è una presa di coscienza maturata in mesi di riflessione dopo i quali non si può che nutrire speranze di ripartenza. Ecco la nostra intervista.

Check è il tuo primo singolo con JAP Records e, come tale, è un po’ la carta d’identità artistica con cui ti presenti al pubblico. Come mai ha scelto questa traccia per il tuo esordio?
Ho scelto Check perché trovo che sia un brano brutalmente onesto, senza filtri e senza finzioni. Ci vedo tutto me stesso e mi piacerebbe che le persone mi conoscessero grazie a questo brano. Sono un po’ repellente a chi ostenta identità fasulle e prive di sincerità, giusto per seguire tendenze. Magari è sbagliata la mia visione, sicuramente anzi… ma personalmente non riesco proprio.

La traccia suona come un bilancio maturato a lungo: come è nato il brano? E che tipo di percorso emotivo ha alle spalle?
Il brano è nato non dovendo essere un brano perché è stato tutto molto impulsivo, legato a momenti di profondo sconforto. Le prime righe le ho scritte quasi 3 anni fa e da li non mi sono più fermato. Tuttavia, ci ho messo un po’ per arrivare all’idea di iniziare a produrlo e rendendolo una canzone. Credevo che rimanessero dei pensieri che avrei tenuto per me… è stato tutto molto casuale. Poi ad un certo punto ho sentito la necessità di dargli un qualcosa di più ed ho provato a creargli un vestito che gli rendesse onore. Dopo un paio di anni di prove e tante versioni che ho ritenuto fallimentari, sono arrivato a quest’ultima, circa un anno e mezzo fa.

Dal punto di vista della scrittura, come è nato Check? Che gestazione ha avuto?
Ha avuto una gestazione molto lunga… circa 3 anni. Nel tempo ho scritto molti pensieri che poi hanno formato l’essenza di Check. Ci sono dentro probabilmente gli anni più intensi della mia vita fino ad ora.

Come ogni in bilancio, nel testo convivono il passato e il presente mentre lo sguardo guarda al futuro. Come stanno in equilibrio queste dimensioni?
Dal passato impari
come assaporare il presente perché quello che è stato non puoi dimenticarlo, ma puoi non renderlo vano e soprattutto rendergli onore. Il presente è ciò che hai e che avrai sempre e aver sbagliato in passato ti deve portare prima o poi a vivere con tranquillità l’unica cosa che hai. Il futuro per me è un’ancora proprio per il fatto che non lo conosci. Puoi decidere se lasciarti trasportare dalla speranza e dallo stupore oppure vedere tutto nero. Io credo che alla fine, tutto andrà sempre bene anche se costerà tanto.

Nel presente hai la possibilità di desiderare il futuro e quindi di essere felice. Pensaci: quando eri piccolo ed aspettavi i regali di Natale, l’idea ti elettrizzava e ti faceva sentire incredibilmente bene. Una volta ottenuti, di nuovo tutto diventava neutro. L’essere umano è troppo bravo ad adattarsi. Nel presente hai la possibilità di rimanere perpetuamente in una condizione di desiderio verso tante cose e sarà proprio il fatto di non ottenerle o di ottenerle il più tardi possibile che ti garantirà entusiasmo e felicità.

L’impronta musicale è molto decisa: da dove arriva?
Arriva da tantissime influenze. Sono partito dal Rock n Roll quando ero veramente piccolo e ho toccato ogni singolo genere. La linea costante è stata sempre l’amore per lo strumento vero, per il feeling legnoso che secondo me significa “sincerità”, se si potesse tradurre la musica in parole. Ovviamente è bello creare dei crossover e sperimentare sempre nuove cose.

Ad accompagnare il brano è uscito il videoclip ufficiale: in che modo il racconto visivo completa il brano?
Se avessi dovuto rappresentare il video di Check alla lettera sarebbe stato complessissimo, ma sinceramente sono veramente stanco delle cose difficili. L’essenza è che sono da anni alla ricerca della mia identità, anche con il mio progetto precedente che era JM. Ora con “Fioriti” che è il mio cognome, dopo tante giacche indossate, sento di aver trovato la mia… ed era sotto i miei occhi, come al solito.

Per un musicista che ha oltre duecento date live solo dal 2016 a oggi, che cosa significa essere fermo da un anno e più?
Significa tanto e significa niente. Manca, ma proprio per questo sarà ancora più bello quando ritorneranno – perché ritorneranno. Purtroppo non ci si può fare nulla e grazie a Dio la musica può arrivare ovunque a prescindere dal come.

Quali progetti hai in cantiere per l’estate in arrivo?
Sicuramente un altro singolo, magari qualche concerto vista la situazione che si sta un po’ aprendo e pensare al prossimo singolo ancora!

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