‘Psychodonna’, il primo album di Rachele Bastreghi: “Un lavoro denso e liberatorio”

Da un’esigenza personale, da un percorso mio umano e poi artistico”. Sono queste le prime parole con cui Rachele Bastreghi ci spiega la genesi del suo primo progetto solista. Da venerdì 30 aprile è, infatti, disponibile l’album Psychodonna, nove tracce che sono un itinerario denso che parte dal sé femminile in un’indagine che sa di fatica e di conquista.

Avevo bisogno di buttarmi fuori nel mio, da sola, di uscire dalla mia confort zone e mettermi anche alla prova. – continua la cantautrice – È una cosa che ho sempre voluto fare ma ho aspettato che fosse il momento giusto per sentirmene in grado, ovvero che avessi gli strumenti adatti.

Come musicista, compositrice e arrangiatrice ho dedicato molto tempo alla costruzione del disco, prima di pancia e poi mettendo in pratica anche una serie di ascolti e di emozioni. È un viaggio che nasce da dentro e che pulsava, in attesa del momento in cui uscire. Forse aspettava una vita vissuta per poi raccontarsi”.

Psychodonna è un disco faticoso e denso, da ascoltare più di una volta, perché ogni volta fa scoprire qualcosa di nuovo. È un invito all’ascolto.

E se il viaggio parte dall’intimo diventa, nel suo percorso, un racconto in cui riconoscersi nella relazionalità umana. “Se una persona si ascolta e si mette in discussione finisce per parlare di cose universali. Non volevo fare un manifesto politico sulla donna. Ma sono donna, sono cresciuta con tanti maschi e ho sempre respirato anche un animo maschile che non ho paura di dire che mi appartiene.

Ph. Cr.: Elisabetta Claudio

Ovviamente respirando quello accade attorno ho delle reazioni a certe sollecitazioni e l’unica cosa che poso fare è parlare della mia esperienza, leggere cose che mi ispirano. Mi serviva una spinta nel cercare una via di lotta per combattere un sistema che negli anni Settanta era maggiore ma che oggi continua a esiste.

C’è una parte espressiva di me che arriva dalla musica e dagli arrangiamenti, cose che non si sentono spesso al femminile. Non c’è un Morricone famoso che si chiami Ennia, voglio dire. È un modo per dire che io i sono e per dare la mia testimonianza; chissà che non possa dare il coraggio ad altre. È faticoso e a volte scomodo per cui devi essere pronta. Ma ci sono donne di oggi giovani, penso a Madame, in cui mi rivedo e che avrei voluto in qualche modo essere alla loro età”.

Questo disco è un lavoro faticoso e liberatorio, ma credo che la fatica sia il motore e va accettata. È ciò che mette in moto cose profonde legate all’emozione, alle persone, ai rapporti, a tal punto che ci sono brani che ad oggi non riesco ad ascoltare.

E come si pone questo album anche in riferimento all’esperienza coi Baustelle? “Con il gruppo c’è un lavoro totalmente diverso. – spiega Rachele – Lì sono entrata con un ruolo e sono cresciuta, cambiata. Forse mi ero anche impigrita per certi aspetti perché è Francesco l’autore dei testi e io, da timida, stavo bene in seconda fila. Prendere mano un lavoro significa diventare completamente se stessi e io ho spinto l’acceleratore verso una mia visione. Fa bene se hai qualcosa da dire, e fa bene a se stessi prima di tutto e poi anche al gruppo. Amo lavorare in gruppo ma trovavo necessario trovare una mia direzione”.

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