Skioffi torna con ‘Alice’: “Un EP per raccogliere quell’ultimo coccio di purezza”

Si intitola Alice (No Face/Sony Music Italia) il nuovo progetto discografico di Skioffi, disponibile in streaming e digital download da venerdì 9 aprile. Sette le tracce di questo EP, prodotte dallo stesso Giorgio Iacobelli che torna dopo l’esperienza nel talent Amici virando nettamente verso il pop. A pochi giorni dall’uscita del disco, l’artista ha raccontato la genesi di questi brani, il rapporto con i social, i momenti difficili vissuti e, soprattutto, chi è ‘Alice’.

Partiamo dalla genesi di questo EP: quando sono nate le tracce?
Questo disco è nato già quando ero nella scuola di Amici e qualche pezzo ancora prima di quell’esperienza. La mia intenzione era quella di fare un disco post-Amici ma con la pandemia ovviamente siamo andati a rilento su tante cose. Ma a distanza di un anno ho deciso di far uscire ugualmente questo lavoro perché in tutto questo anno mi sono portato dietro quelle stesse emozioni e sensazioni, nonostante abbia poi anche sperimentato molto. Rimanevo, però, sempre su quel filo per portare a termine quel mood che mi ero creato per il disco.

Qual è il filo di cui parli e che fa tema portante del progetto?
È vero che il disco ha un filo conduttore che unisce le tracce ma ho sempre lasciato spazio alle differenze: ogni pezzo ha un proprio mood.  Ogni traccia è collegata a un fattore preciso, a una storia che ho vissuto con questa ragazza. È il mio primo disco con un filo conduttore unitario, di solito ogni pezzo è diverso dall’altro quindi è stato anche un modo per permettermi alla prova. Una volta avuta l’idea chiara di portare un lavoro con una logica precisa mi ci sono impuntato per portarlo a compimento. Ora spero che piaccia.

La ragazza cui hai accennato è la stessa Alice del titolo?
Sì, Alice è stata un passaggio molto importante per la mia vita, con lei ho passato tutte le sfumature, positive e negative, spesso facendole subite anche a lei. Mi ha sempre aiutato nei miei problemi ma quando stai male con te stesso finisci per far star male anche gli altri. A una certa ho visto che la situazione stava arrivando al limite e mi sono reso conto che le volevo così bene che non poteva vivere la vita che stava vivendo con me. Per tutto quello che lei ha fatto per me dare il suo nome a un disco con canzoni che parlano di noi era il minimo.

Il brano Je t’aime parla di me che, un po’ come fa Van Gogh coi suoi colori forti, sogno di scappare dalla mia vita buia e trovarmi in uno pseudo Paradiso insieme a lei per dimenticarmi delle cose brutte.

Questo EP vorrebbe essere anche un modo di liberarti da certe etichette?
Questo disco non nasce dalla volontà di dimostrare di non essere quello che altri pensano. Se io ho scritto determinati pezzi è perché li ho voluti scrivere, nessuno mi ha forzato, non sono stato un criminale. E se la gente ha frainteso le mie intenzioni musicali non posso farmene un problema mio. Ad Amici sono andato per riprendermi in mano la mia vita, in un momento in cui stavo perdendo passione per la vita stessa e speravo di ritrovare la forza di uscire da quello che avevo passato.

È stato così?
Appena sono entrato, hanno fatto uscire di nuovo la questione legata a un brano come Yolandi ma io non volevo che questo mi rovinasse. Non posso permettere alla gente di dire che io inciti al femminicidio; mi rendo conto, certo, della pesantezza del brano ma non sono io quello che vissuto quella storia. La gente non lo coglie, è ci anche può stare, ma ad Amici mi sono detto che non accettavo di non entrare perché avevo scritto quella cosa. Mi hanno chiamato loro e io, quel banco, lo volevo. Mi avevano chiamato per sentirsi dire quello che volevano? E sia così: ho fatto il paraculo sì. Io non potrò mai pentirmi di quel pezzo e di quello che ho fatto ma in quel momento nessuno poteva impedirmi di entrare in quella scuola.

Tornando a questo EP, ne sei anche produttore: che libertà senti da questo punto di vista?

I miei dischi me li sono sempre prodotti da solo, avendo studiato musica ed essendo cresciuto con la musica. Quando diventi professionista hai proprio la possibilità e la fortuna di sederti davanti a uno strumento, nel mio caso un pianoforte, e mettere tutte le tue idee nella musica e nelle parole. Oggi, spesso e soprattutto con il rap, un artista si fa mandare una base dal produttore e su quella ci scrive. Mi sentirei quasi costretto se dovessi scrivere su una musica non mia. Mi succede anche nelle collaborazioni su basi già pronte: spesso mi trovo in difficoltà, magai non colgo tutte le sfumature perché non sono mie.

Mi ritengo fortunato di poter comporre e scrivere la musa pensando le parole insieme alle note che sto immaginando.

Della copertina, invece, cosa ci racconti?
È molto semplice, non volevo esagerare: ci sono due elementi, un lupo e un giglio. Io e Alice avevano un lupo cecoslovacco e rappresenta una purezza ingenua, quella di un animale che se ne sta lì e non ti chiede niente ma ti fa capire quello di cui ha bisogno. Questo lupo che ti guarda negli occhi è come se volesse ricordare, a lei ma soprattutto a me stesso, che c’è stata della purezza e lui ne ha raccolto l’ultimo coccio. Sia lui sia il giglio vogliono essere il simbolo di questa purezza, qualcosa che non deve essere dimenticato.

Sui social sei uno che non le manda a dire: ti sei mai pentito di qualche riposta che hai dato?
È vero, rispondo spesso sui social e preso tanta attenzione tanto agli haters nonostante molti mi dicano che non dovrei. Ma io non tollero la cattiveria delle persone e quando una persona è cattiva, paradossalmente, mi fa diventare quello che odio, ovvero cattivo io stesso. Non concepisco come una persona possa dire certe brutalità – e me ne dicono tante – così quando superano il limite non reggo. Molti ragazzini non si rendono conto di ciò che dicono: telefonini alla mano, i social sono diventati tribunali. È lì che si fanno le sentenze come se tutti si sentissero autorizzati a dire ogni porcheria. Questo per me non è corretto e non è accettabile. E se mi sento di rispondere, io rispondo e rispondo a tono. Sono fatto così e so che sbaglio perché bisognerebbe essere più posati ma io non riesco a dire bugie.

Non ho mai nascosto di essere stato male in passato e molti mi scrivono di soffrirne anche loro, per esempio di depressione. Condividere queste cose è un piacere per me perché so che magari posso dare una mano a qualcuno.

Non di rado ti viene puntato il dito contro per il fatto di muoverti fra generi diversi: come la vivi?
Penso sia una reazione normale, perché quando sei conosciuto dal pubblico per una determinata cosa la gente ti ama perché sei quello. Quindi ti ascoltano perché per loro sei così ma non pensano che un artista ha bisogno di evoluzione e di nuove vibrazioni. E quando fai un azzardo rimangono sconvolti; ma penso sia normale, avviene anche nel cinema. Mi devo accollare questa cosa e sapienza, va bene così.

Guardando al futuro, invece, come vorresti portare live questo EP?
Penso che ci vorrà ancora molto tempo, purtroppo, prima di poter tornare a fare concerti e quando ce ne sarò l’opportunità ho idea che nel mezzo ci sarà già un altro mio disco. Per quanto mi riguarda non me la sento di pensare a live in streaming, perché ho bisogno di far sentire quanto io voglia bene al pubblico e ho bisogno io di sentire che mi vogliono bene anche le persone. Ovviamente mi auguro che questi pezzi piacciano e sono certo che entreranno in una setlist futura.

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