Sanremo 2021, Aiello con ‘Ora’ poi l’album: “Ballo sopra al dolore”

Dopo aver debuttato con Ex voto, Aiello torna con un nuovo album dal titolo Meridionale (Sony Music, dal 12 marzo) che parte dal Festival di Sanremo con il brano Ora prodotto da Mace e Brail. “Tengo particolarmente a questo secondo disco anche perché ha già una gestazione lunga alle spalle per cui non vedevo l’ora di condividerlo. – racconta l’artista calabrese – E poi il secondo disco è sempre un punto interrogativo perché dovrebbe confermare che non era solo un abbaglio e dimostrare che c’è qualcosa di bello anche nella mia musica.”

Partiamo dal titolo.
‘Meridionale’ è il titolo di questo album e non è un titolo scelto a caso. Sono orgogliosamente calabrese: Meridionale, dunque, perché mi andava di dedicarlo alla terra che mi ha dato la voce, una terra spigolosa e aspra con tante ombre ma molto bella e generosa, con il suo mare e i sapori forti, accogliente. Volevo accendere una luce su una terra di cui si parla spesso in negativo e non è un dualismo tra Nord e Sud; il meridione appartiene a tutti e la musica per me è contaminazione, significa mescolare cose diverse.

In quali territori sonori porti con ‘Meridionale’?
In questo disco ascolterete pop, r’n’b, clubbing, flamenco, street, urban e anche un tocco di classic: è una mescolanza di colori diversi che siamo riusciti a tenere insieme. Ho ho fatto il massimo che potevo con questo mix che non è artificioso anzi, a me viene naturale. Forse questo mi arriva proprio dalla mia terra, che nella storia è stata soggetta a colonizzazioni diverse; ho voluto rispettare questo riscorso culturale e raccontarlo in modo contemporaneo, con il linguaggio della musica. Ho fatto una lavoro di onestà e trasparenza .

Che cosa vorresti arrivasse a chi ascolta?
Spero possiate sentire la carnalità e la passionalità di questo viaggio, due caratteristiche mi appartengono e che hanno tutte le culture del sud del mondo. La mia idea di musica abbraccia non solo vari generi ma vorrebbe proprio dare diversi spunti vibrazionali.

Parlo di storie d’amore nuove e di storie d’amore che non solo riuscito a cancellare.

C’è sempre un velo di malinconia nella tua musica: è uno schermo con cui vivi la vita?
La malinconia è il sentimento che più mi caratterizza nella scrittura, ma non sono un ‘sottone’: io sul dolore ci ballo sopra. Quando il passato torna a bussare, se ho un specchio mi guardo e mi dico ‘dove stai andando?’ altrimenti scorro le immagini sul telefono come un rullino e mi dico che tutto passato.

Aiello a Sanremo 2021 con ‘Ora’

 Veniamo al capitolo Sanremo…
L’ho detto dal primo giorno: sono sempre stato fan come spettatore perché Sanremo è l’evento più grande da sempre ma quando ho scritto questa canzone, nel primo lockdown, non pensavo al Festival. Non è per forza un passo dovuto, tanto che lo scorso anno non ci pensavo e neppure fino a qualche mese fa; poi, il momento storico ha cambiato qualcosa.

Come vivi questo debutto in un momento così difficile?
Vivrò un Sanremo in un momento molto complesso, saremo il più isolati possibile e questa tensione del Covid si accumula a quella più naturale e bella del festival. Zero amici, zero famiglia, zero sesso, zero cene perché si pranza sempre in camera. Non sono un eroe, ma onestamente è tutto molto pesante e se non ci fosse quella fiamma artistica non so come farei. Spero che al momento potrò viverla con maggiore leggerezza.

Ph. Cr.: Gabriele Gregis

Senti lo spirito della gara?
A me veramente la gara non interessa. Ovviamente mi farebbe piacere vincere, chi non ne sarebbe contento! Ma quest’anno è davvero così speciale e diverso che cerco di viverla con l’obiettivo di farmi conoscere da più persone possibile e fare, quando si potrà, concerti pieni di gente. Se arrivo ultimo e poi i concerti saranno pieni per me va bene così.

‘Ora’ è una canzone forte, schietta, spudoratamente sincera: come è nata?

Durante la quarantena ho pensato molto e ho realizzato che avevo delle colpe, che lo stronzo ero stato io e me lo sono detto, me lo sono urlato. Nel testo ho parlato di sesso, un sesso speciale che ho definito ibuprofene lasciando massima libertà di interpretazione a chi ascolta che può scegliere se intenderlo in senso tossico o curativo. È una canzonescunta’, di cuore e forte.

È un pezzo che ho voluto vestire in modo non scontato per non tradire la mia visione di musica pur sapendo che Sanremo è un palco largo come pubblico. Ho mescolato pop e urban.

Ce la racconti?
Le canzoni non vanno mai spiegate per non dare limiti d’interpretazione. Ciò detto, racconto di un ragazzo all’inizio di storia importante, un inizio fatto di sesso che non ha dimenticato. Sesso curativo ma non abbastanza, tossico perché ne sono scappato, liberatorio perché uscivo da altra roba. È un brano molto carnale e passionale. Urlo, forse per la prima volta, di essere stato un stronzo e non cedo sia una cosa banale in una canzone: mi sono preso la responsabilità, un atto per me importante.

Finora, c’è stato un commento al brano che ti ha colpito in maniera particolare?
Ero in via del Babuino e ho incontrato mio cugino; entrambi con le mascherine, ci siamo riconosciuti dagli occhi. Ho voluto fargli ascoltare il brano, seduti a un tavolino in via Margutta, perché lui ha una sensibilità particolare ma non è tipo dalla lacrima facile. A fine canzone l’ho visto perso e mi ha emozionato quando mi ha detto: “Questa canzone ti è costata”, è proprio così.

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