Sanremo 2021, Willie Peyote: “Non si può far finta che sia tutto perfetto”

Prima volta al Festival di Sanremo per Willie Peyote, che sul palco del Teatro Ariston porta Mai dire mai (La locura), canzone il cui testo sta già facendo parlare di sé ma che l’autore vorrebbe fosse solo spunto di riflessione e occasione di confronto piuttosto che oggetto di sterile polemica. Il rapper e cantautore torinese ha poi scelto di farsi accompagnare da Samuele Bersani sulle note di Giudizi Universali nella serata di di giovedì 4 marzo dedicata alle cover.

Mai dire mai è l’unica canzone a Sanremo che tocca il tema della pandemia: ti stupisce che nessuno dei tuoi colleghi ne abbia trattato?
Non so dirti degli altri, secondo me è una combinazione di diverse cose. C’è il tentativo di evasione da questo periodo complicato dove ogni giorno siamo bombardati di notizie ma, personalmente, mi sembrava un po’ ingiusto salire sull’unico palco che suona in questo momento e non dire niente. Dal mio personale punto di vista mi sembrava incoerente e io non potevo prescinderne.

Ph. Cr.: Chiara Mirelli

Vai a Sanremo, vetrina della musica italiana, con un brano che scardina una certa cultura della contemporaneità: quale attitudine porti al festival?
Spero che il brano non dia fastidio a nessuno perché io non volevo scagliarmi contro qualcuno in particolare ma prendere in giro noi stessi. Il mio tentativo era prendere in giro il modo in cui noi tutti usufruiamo della cultura e capisco che alcuni possano essersi sentiti presi in causa ma, ripeto, non era la mia intenzione. Non si può far finta che sia tutto perfetto.

Se le major e le discografiche devono aspettare TikTok per un firmare contratto vengono a mancare nel loro stesso core business di ricerca del talento. Io non me la prendo con la vuotezza dell’arte ma con la fretta di consumare tutto e con il modo in cui ci approcciamo a quell’arte. Faccio un discorso di coerenza con me stesso: siamo tutti schiavi di certe cose e non facciamo finta di prenderci in giro.

Non temi che le tue parole possano essere fraintese o strumentalizzate?
Mal comprese di certo, so già che accadrà ma strumentalizzate non credo perché io non mi faccio portavoce di nessuno quindi non corro questo rischio. Forse ci sta che invece possa non essere compreso e la cosa non mi offende. A me piace scrivere per far sviluppare un discorso critico e se questo accade ben venga.

Non ho progetti nuovi da lanciare e nel brano senti una certa rabbia ma quello che prevale è l’ironia, soprattutto grazie all’arrangiamento. Sono meno arrabbiato di prima e affronto Sanremo con il mio lato più cazzone di chi vuole dire “prendiamoci tutti un po’ meno sul serio ma prendiamo sul serio quello che diciamo”.

Nella serata delle cover Samuele Bersani ti accompagna su Giudizi universali: come mai questa scelta?
Farò questo brano come deve essere fatto, non va riscritto un brano come quello con Bersani. È una delle mie canzoni preferite che ben rappresenta una penna sopraffina nel suo essere leggera e profonda insieme. Avere Samuela vicino mi inorgoglisce e mi tranquillizza: è come avere il capitano della squadra al tuo fianco.

Che cosa significa essere a Sanremo per te in quest’edizione?
Ho accettato di esserci solo quest’anno perché il festival non è esattamente il mio contesto ma quest’anno è importante perché quel palco può dire qualcosa. Ciò non vuol dire che tutti abbiano la mia stessa opinione ma condividere quello penso, ora, è fare già un servizio. Sono contento di suonare con un’orchestra bella e forte e mi ha anche stupito il confronto con i musicisti, con Amadeus e con Fiorello: hanno mostrato quell’attitudine anche un po’ di prendersi in giro. È un’apertura non del tutto scontata verso chi sale sul palco di Sanremo per prendere in giro Sanremo. Mi piace la condivisione che si è creata.

L’assenza di pubblico in sala ti condiziona?
Almeno non farò la fine di Crozza con il pubblico che lo fischiava (sorride, ndr)!  Sanremo non è un concerto ma è e una performance televisiva e avere pubblico in sala o meno, per me, non fa differenza. Invece, dico, mi fa più tristezza uno stadio chiuso: da cantante tutto sommato alle prove non mi ha tanto urtato come cosa. Sanremo si può fare anche senza le signore impellicciate della seconda fila.

Piuttosto che arrivare a metà classifica, meglio ultimo! Per chi tifo? Se deve vincere qualcuno che vinca Orietta Berti.

Nel testo di Mai dire mai fai riferimento ai teatri ancora chiusi: che cosa servirebbe, secondo te, per sbloccare questa situazione?
Non sono adatto a trovare soluzioni, io faccio domande ma non ho risposte. Posso però dire che serve un confronto produttivo fra le parti per mettere in campo le idee di tutti. Credo che all’aperto e con le distanze giuste, la scorsa estate ha dimostrato che i concerti si possono fare, che si può ripartire. La ribellione è giusta ma va calibrata e soprattutto ci devono ascoltare.

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