Sanremo 2021, Gaia al Festival con ‘Cuore amaro’: “Porto un po’ di leggerezza”

Prima volta a Sanremo per Gaia, che sul palco del Festival si presenta con il brano Cuore amaro scritto insieme a Orang3, Jacopo Ettorre e Giorgio Spedicato su produzione di Machweo e Simon Says. La cantautrice, che il pubblico ha conosciuto ad Amici, ha scelto, tra l’altro, di portare nella serata delle cover un pezzo di peso come Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco che interpreta insieme all’artista belga di origini congolesi Lous and the Yakuza. Ecco che cosa ci ha raccontato Gaia sulla partecipazione alla kermesse ligure

Come è nata Cuore amaro?
È un brano scritto a varie mani e questo già mi piace. Siamo partititi da una chitarra quasi flamenca su cui ho buttato giù alcune melodie che potessero suggerire l’atmosfera del pezzo. Quindi, Jacopo Ettore e Giorgio Spedicato hanno aggiunto parte del testo in riferimento a un immaginario che è figlio dei miei racconti. E la canzone è un viaggio introspettivo che parla di una consapevolezza diversa per cui arrivo a un punto in cui mi rendo conto che vorrei ringraziare le cose positive e vorrei abbracciare le cose negative. Tutto fa parte del mio percorso. Invece, a  livello sonoro andiamo in Sud America senza, però, troppe limitazioni di genere.

Ph. Cr.: Alessio Albi

Con questo pezzo debutti a Sanremo: come ti stai preparando?
Il mio approccio a Sanremo in questo momento è intenso che è poi lo stesso che ho sempre verso le cose nuove. Sono curiosa e ho voglia di scoprire e ne ho insieme paura. Sono convinta che possa essere un palco con cui arrivare a più persone per condividere la mia musica ma non faccio Sanremo mettendomi troppo peso sulle spalle perché non voglio sentirmi mangiata dal palco ma in un certo senso voglio mangiarlo io. Non voglio esser troppo dura con me stessa, voglio solo godermi al meglio quello che mi sta arrivando.

Non ti vuoi caricarmi di troppe  aspettative, dunque?
Sto avendo la possibilità di fare musica sincera e senza paletti, e questo mi rende felice in questo momento. Poi non credo che il contesto definisca il percorso di un artista: quello dell’Ariston è un palco importantissimo e mi emoziona l’idea di poterlo calcare ma se mi piace un artista mi piace a Sanremo come alla fiera della salsiccia. In questo Vasco insegna è arrivato tra gli ultimi e una volta si è messo il microfono in tasca, eppure resta Vasco. Voglio godermela.

Il fatto di esibirti senza pubblico per te che ha fatto Amici Speciali in un studio vuoto che sensazione è?
Spero di non dovermi mai abituare all’assenza di pubblico perché non c’è nulla di più emozionante che sentire le persone vicine, anche sudare insieme, a un concerto. Si crea una magia nello scambio. Tutti poi vogliamo tornare alla normalità ma trovo bello e doveroso fare un festival che metta a primo posto la salute. I controlli sono tantissimi in modo che Sanremo sia un modello positivo per portare speranza e gioia sul palco. In questo momento storico mi sento fortunata a essere: voglio sfruttare questo momento non solo per cantare sul palco dell’Ariston ma anche per portare un po’ di leggerezza, si spera, nelle case. Sempre facendo pensare, eh, perché io mi faccio i miei viaggi mentali nei pezzi.

Vorrei riuscire a far distrarre le persone perché è un periodo tosto per tutti;  mi sento fortunata di poterlo fare e, per questo, voglio farlo bene.

Come è stato cantare con l’orchestra nelle prove?
Sono molto contenta, è un’emozione allucinante sentire sessanta elementi, che sono musicisti incredibili, suonare a prima lettura il tuo pezzo. Lo senti veramente sullo stomaco da tanto è forte la sensazione. Incredibile! È tutto bellissimo, è veramente una cosa magica per la musica che fa riaffiorare ricordi della musica live di cui abbiamo bisogno adesso più che mai.

Quest’anno il festival ha un cast molto giovane, ti piace?
Sì, io poi sono fan di tutti e amica di tanti. C’è un po’ la sensazione di gita scolastica e sono molto felice di vedere anche questi miei colleghi. Sono contenta ci siano per esempio Madame, Coma Cose, Aiello, i Mäneskin, Ghemon, Arisa, Irama… non li ricordo tutti perché davvero sono tanti.

Sei sempre molto attenta al look: cosa hai pensato per quest’occasione così speciale?
Guarda, se fosse stato per me, all’inizio, avrei fatto spettacoli pirotecnici con trecento ballerini, però non è possibile e mi sono anche resa conto che, proprio perché quest’anno è così importante, voglio portare molta sincerità. Quindi in realtà sto provando il meno possibile per poter arrivare là non troppo costruita e sentire la sensazione del palco. E vorrei sentirmi a mio agio in quello che indosso, che fa un po’ parte del racconto, di come mi muovo e di quello che voglio portare. Mi piace, mi appassiona e credo che possa aiutare anche nella comprensione del racconto.

Sei al lavoro su nuove canzoni in vista di un album?
Sto lavorando a un progetto fluido, senza restrizione di influenze e che anzi mischia cose diverse. Racconto anime differenti di quello che sono, sia artisticamente sia personalmente. E il mio racconto resta sempre sulla stratosfera perché non piace essere mai del tutto diretta.

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