Canio Loguercio: “Io, semplice artigiano delle parole e della musica” INTERVISTA

Si intitola Ci stiamo preparando al meglio (Squilibri Editore) il nuovo album di Canio Loguercio, musicista, poeta e performer che, lucano di nascita, ha trovato in quel di Napoli la sua terra d’elezione. Anticipato dall’omonima traccia, il disco contiene inediti, riletture e cover di classici partenopei per i quali l’artista ha coinvolto molte voci a rappresentare una coralità di musica sensibilità che disegnano un quadro umano pieno di colori.

Il titolo del suo lavoro suona anche come augurio in tempi che definire difficili è un eufemismo. Come si conserva questa convinzione ottimistica?
“Ci stiamo preparando al meglio” è la dichiarazione di una sfida, quella di lasciarsi alle spalle il passato, non senza un po’ di nostalgia, la rivelazione di uno stato d’animo segnato dalle paure del presente e il bisogno di speranza che ognuno di noi possa avere davanti a sé qualcosa di meglio, magari con una canzone a fargli compagnia. Il videoartista Antonello Matarazzo, con cui collaboro da anni, ha costruito per questo brano un sistema di scatole cinesi semplice ed efficace, una rappresentazione visiva del lockdown che va oltre la situazione contingente. Nel video, insieme ad Andrea Satta e Sara Jane Ceccarelli che cantano con me, ognuno dalla propria casa, il canto “Ci stiamo preparando al meglio” diventa per l’appunto una sorta di mantra virale, una sfida per un mondo migliore.

Il progetto contiene cinque brani inediti: come sono nate queste tracce e che tipo di racconto musicale compongono?
Un nuovo disco è innanzitutto una buona occasione per mettere in fila alcune cose che ti frullano in testa. Forse anche per tentare un bilancio, passando in rassegna e alla rinfusa vecchie storie, attimi, sguardi, suoni. Per provare a descrivere quei particolari stati d’animo che ti restano dentro e tirare fuori dai cassetti alcune piccole creature, strane “animucce” che chiamiamo canzoni, ognuna con il proprio mondo. Questa volta ne ho appuntate una decina, messe laboriosamente in ordine una dopo l’altra, alcune venute alla luce per la prima volta, altre riprese dagli scaffali della memoria come fragili e preziosi oggetti d’affezione.

È un disco fatto in compagnia. Soprattutto di donne, splendide artiste che hanno condiviso con me questo esperimento, attraversando generi ed epoche diverse, e che mi hanno accompagnato, per l’appunto, nel corpo a corpo con la confusione che, alla mia età, ha ormai decisamente preso il sopravvento.

Non seguo un racconto musicale o una narrazione poetica ispirata a un progetto specifico.

Ci sono poi quattro riletture di brani, due dei quali della musica napoletana: come li ha selezionati e con che spirito li ha voluti reinterpretare?
Come dicevo, la confusione ha preso il sopravvento. E si sente. Passo, infatti, con una certa disinvoltura da “Incontro” di Francesco Guccini a “Lacreme napulitane” (rielaborata in “Mia cara madre”), da “Quando vedrete il mio caro amore”, un brano scritto da una sedicenne nel ’63, arrangiato da Morricone e cantata a suo tempo da Donatella Moretti, a “Core ‘ngrato”, un classicissimo della canzone napoletana reinterpretato a fil’e voce, in una versione intima e minimale. Sono canzoni che mi porto dentro da sempre. Le ho rifatte senza neanche ascoltare le originali. Rappresentano una parte significativa della mia memoria interiore.

Infine, completa la tracklist una nuova versione di Luntano Ammore: da dove nasce il bisogno di riprende questo pezzo?
L’ho ripreso perché fin da quando lo avevo scritto avevo in mente di cantarlo con una donna. Così finalmente, quando ho incontrato Flo, ho capito che lei era la persona giusta. Flo’ è una cantante formidabile, sono estremamente felice di aver rifatto questo pezzo con lei e riarrangiato con Rocco Petruzzi, un caro amico che non vedevo da tempo e che di questo disco ha curato arrangiamenti e produzione.

Canzone d’autore, teatro e poesia: in che modo si incontrano e si influenzano questi territori nella sua carriera artistica?
In realtà io sono un semplice artigiano delle parole e della musica a cui piace sperimentare, mescolare i linguaggi, collaborare con artisti più bravi di me, come, in questo disco. Direi fin da ragazzo, ho sempre avuto un grande interesse per l’arte e il vizio di indagarne le forme nelle sue viarie espressioni. Ho studiato architettura e, nel contempo, ho continuato sempre ad occuparmi di musica. La sperimentazione è un po’ un mio pallino…

In questi tempi incerti, quanto la musica e la cultura hanno bisogno di essere valorizzati? E quanto possono arricchirci?
La musica, la letteratura, il teatro, sono essenziali alla nostra esistenza. La cultura, o meglio le culture, sono fattori identificativi dei popoli e degli individui. Oggi, anche grazie al web, abbiamo la possibilità di conoscere e di apprezzare la grande diversità culturale dell’umanità. È una ricchezza che dobbiamo tutelare. Ognuno di noi è un tassello e in questi tempi difficili, questa consapevolezza può farci sentire più vicini ed aiutare a tenerci stretti, anche se distanziati.

Il settore musicale e in generale quello dello spettacolo dal vivo è ancora cristallizzato: come giudica il fatto che, per esempio, i teatri siano ancora chiusi?
Mi rendo conto che per i governanti non è facile assumere delle decisioni. Credo però che i cittadini abbiano ben compreso i comportamenti da tenere, a parte le solite eccezioni… Può darsi che con le dovute precauzioni, con un forte potenziamento della mobilità pubblica e con una attenta articolazione delle fasce orarie, si potrebbero tenere aperte molte attività, ovviamente rispettando le distanze, ecc…

Qual è il suo augurio per questo 2021?
L’augurio è che riusciamo ad uscire il prima possibile fuori da questo incubo. Noi qui, ovviamente “Ci stiamo preparando al meglio”.

Foto di copertina: Riccardo Siano