Sanremo 2021, Francesco Renga: “Il ricordo della felicità ci salverà”

Contando la partecipazione insieme ai Timoria, quella dell’edizione 70+1 è la nona volta al Festival di Sanremo per Francesco Renga che sale sul palco dell’Ariston con il brano Quando trovo te. A firmare la traccia sono lo stesso artista bresciano insieme a Roberto Casalino e Dario Faini per quella che Renga definisce un’esplosione. Di che tipo? Ce la racconta Francesco.

È vero che tutto parte da un trasloco?
Assolutamente sì. Avevo appena traslocato e dopo qualche giorno siamo entrati nel primo lockdown generale. Così mi sono ritrovato con molto tempo a disposizione e mi sono messo a guardare dentro i vari scatoloni; ho ritrovato i diari di quando ero giovane, vecchie fotografie, ricordi concreti che mi hanno riportato a ricordi che erano sedimentati dentro di me. Ed è stato liberatorio nella misura in cui l’oblio era una forma di difesa ma è stato anche l’inizio di questa canzone per il piacere di aver ritrovato quei ricordi.

Ph. Cr.: Toni Thorimbert

Che cosa racconta Quando trovo te?
La canzone è l’esplosione di un ricordo che sale dall’anima e riporta a una normalità che è affine alla felicità, che sa di quotidianità salvifica. È la sensazione che hai quando sai che a casa c’è qualcosa che ti aspetta e che è vicino alla felicità. Racconta di un uomo che cammina per strada in preda a un tormento e a una frustrazione, qualcosa di esistenziale e negativo che lo porta a ricordarsi, a un certo punto, di qualcosa che aveva, più che dimenticato, nascosto.

Ci sono ricordi che teniamo custoditi per tutelarli dalla vita e dal suo casino. E quando questi riaffiorano ci riportano a una normalità che coincide con la nostra felicità: sono le piccole cose che ogni giorno, a me personalmente, salvano la vita. Lo sguardo dei miei figli, il profumo della cucina, l’abbraccio di una compagna… tutte cose che teniamo nascoste per non depauperarle e svilirle nella quotidianità sbagliata di ogni giorno.

Quanto il lockdown insieme al dramma che proprio la città di Brescia ha vissuto hanno influito su questa presa di coscienza?
Certamente questo periodo travagliato e assurdo è servito per riscoprire cose che probabilmente stavo perdendo. Anche solo rimanere a casa forzatamente ha rimesso al centro piccolezze che stavamo dando per scontate e sono diventate la nostra esistenza, l’unica esistenza che potevamo avere. E anche un certo modo di condividere il dolore degli altri ci ha dato un’idea di comunità che stavamo perdendo, una diversa attitudine all’inclusione. Ognuno ha cercato di fare il possibile nell’ambito che gli era più facile raggiungere: quando ci si accorgeva che qualcuno rischiava di rimanere indietro ognuno ha potuto dargli una mano.

Credi che l’andrà tutto bene che ci si ripeteva mesi fa si sia realizzato?
Non credo che quell’andrà tutto bene di inizio lockdown si sia realizzato, però forse ce la stiamo cavando. È stato detto che nessuno sarebbe stato lasciato indietro e non è vero, perché molti sono stati lasciati indietro; penso a tanti colleghi del mondo musicale che lavorano dietro le quinte e hanno avuto pochissime tutele e attenzioni in questo anno.

Il ricordo della felicità ci salverà: la quotidianità, gli affetti, le amicizie

Come vivi questo ritorno al Festival di Sanremo proprio in un momento come quello che stiamo vivendo?
Credo che Sanremo quest’anno assurga a simbolo di ripartenza per tornare ad accendere i motori. Per me è il primo momento, dopo mesi di nulla, in cui torno sul palco con un’orchestra e con tutti gli addetti ai lavori anche se, ahimè, senza pubblico. Però ritorno a fare il mio lavoro e in questo senso affronto il Festival con lo spirito di sempre. Siamo in un periodo assurdo e tragico che impone costrizioni ma non toglie nulla al valore simbolico di Sanremo; anzi spero che rimarrà negli annali ed entri nella storia proprio come festival unico.

Ph. Cr.: Toni Thorimbert

Cosa ti sta già mancando dei festival ‘normali’?
Tutto l’aspetto divertente del festival verrà mancare: l’incontro con i fan, le cene, il cercare di capire cosa succede al di fuori di quella bolla non ci sarà. Credo che mi porterò qualche libro da leggere e tanti maglioncini da cambiare per gli eventi via streaming. Quello con Sanremo resta un appuntamento imprescindibile per me e per il mio lavoro: quando ho partecipato è sempre stato importante per l’urgenza del mio racconto.

Che cosa ti ha dato il palco di Sanremo negli anni?
L’Ariston è un palco che fa storia a sé e l’ho sempre vissuto come un’esperienza sempre diversa da un concerto normale. Quando sono stato a Sanremo la prima volta ero nelle Nuove Proposte con i Timoria e istituirono appositamente un premio della critica per noi. La vera rivoluzione e il segno del cambio di passo del festival quest’anno è che ci siano tanti giovani in gara tra i Campioni.

A chi dedicheresti un brano come Quanto trovo te?
Questa è una canzone di speranza e felicità vorrei dedicarla a tutti noi: c’è tanto bisogno di speranza in questo momento.

Foto di copertina: Toni Thorimbert