Venerus, esce l’album ‘Magica Musica’: “Un’arca di Noè che salva dalla rapidità del tempo”

Da venerdì 19 febbraio è disponibile – in versione digitale, su cd e vinile – Magica Musica, album di debutto di Venerus anticipato dai singoli Canzone per un amico e Ogni pensiero vola. Sedici le tracce del progetto, di cui dodici coprodotte con Mace, nelle quali il viaggio musicale diventa un percorso in cui la dimensione si fa astratta per muoversi dal microcosmo di un filo d’erba agli abissi siderali.

Natura, spazio, colore, anima sono le realtà che Venerus scandaglia con raffinato eclettismo, facendo collidere l’infinatamente piccolo con l’incommensurabilmente grande. Ce ne parola lo stesso cantautore.

Che cosa rappresenta questo album per te, in questo momento?
È un momento che aspettavo da tanti anni ma ho avuto la pazienza di attendere la mia crescita personale, musicale e artistica prima di raccontarmi e condividere quello che mi rappresenta. È stato un anno e mezzo intenso e complicato e questo ha dato anche una certa impronta al mio lavoro, specialmente nel desiderio di portare dal vivo questo disco. Ho sempre pensato a questo disco guardando alla resa live e penso che si senta all’ascolto, credo sia una dimensione importante specialmente quando un artista inizia ad avere un bacino d’utenza di un certo tipo.

Ph. Cr. Sha Ribeiro

Il tempo, o meglio questo tempo difficile, ha influito su questo lavoro?
Gli ultimi mesi legati alla pandemia hanno portato un’esperienza curiosa di distorsione del tempo… Ho visto cambiare la data di uscita dell’album da maggio a settembre, poi novembre e finalmente siamo arrivati a questo 19 febbraio. Sono emozionato ma per assurdo anche molto tranquillo. Ho avuto il tempo di rendermi conto di quello che significa questo lavoro per me e per il mio futuro ma così come per le altre persone. Ho avuto il tempo per lasciarlo andare al mondo perché abbia vita sua. Sono molto curioso di vedere cosa succederà.

È cresciuto nel tempo anche il disco oltre che una tua diversa consapevolezza dell’album?
Questo disco è stato rendermi conto che potevo parlare a tanti e che potevo mettere sul tavolo quello che penso davvero. Mi ha aiutato a capire la musica che voglio fare. È stato concepito parallelamente al disco di Mace, che mi ha aperto il suo studio e la nostra ricerca musicale è proceduta spalla a spalla, lui c’è molto e con lui anche molti altri amici. Per me rappresenta una sorta di arca di Noè di tutte le cose in cui credo e che desidero salvare dalla rapidità del tempo.

Ci sono diverse collaborazioni, sia come feat sia alla produzione: come sono nate?
Normalmente lavoro rispecchiando molto la mia persona e la mia vita quindi nessuna scelta è stata fatta a tavolino. Credo che una collaborazione abbia senso nel momento in cui ci sia un’empatia e una connessione fra le persone. Oggi c’è un po’ troppa la corsa alla collaborazione come se da quello dipendesse il valore del disco invece credo nell’incontro fra persone. Sono tutte collaborazioni spontanee, da quella coi Calibro – che è davvero speciale – ad Rkomi, con cui ho pensato di collaborare mentre stavamo lavorando alla sua musica sua

Dal punto di vista dei suoni hai inserito anche campionamenti inediti: come mai?
La ricerca del suono e specialmente dei suoni extramusicali mi interessa molto, è un campo infinito in cui puoi inserire molto anche della tua vita, a livello narrativo e pratico. In queste tracce trovi, per esempio, il rumore della piscina in casa di Salmo come il mio gatto che miagola… Fare una canzone, per me, è come preparare una pozione magica in cui puoi mettere anche parti di vita vera. Questo aggiunge me stesso concretamente al suono ed è un modo per creare qualcosa di nuovo; oltre a ciò, devo dire, che questo disco mi sono anche avvicinato molto alla natura.

Questo aspetto si ritrova anche nella copertina, è corretto?
Sì, la copertina è data da un’immagine ben precisa e facilmente recuperabile sul web. È legata all’iconografia di Giordano Bruno  rappresentato a quattro zampe mentre si trova in un giardino e, casualmente, si ritrova con la testa fuori dalla terra. È esattamente il percorso intellettuale che stavo facendo.

Parli di terra, natura, universo…. come entrano nella tua poetica musicale?
In questo disco e nella mia musica tornano molte immagini dello spazio dell’universo e degli astronauti. Rispetto al passato, direi che ho preso le distanze da un certa introspezione anzi ho preso quell’introspezione e l’ho fatta scoppiare nel cielo. Come se avessi esteso le proporzione: o entro nel micro a zoomare sul filo d’erba o mi allontano come un astronauta per osservarci da lontano. E questo disco è il mio messaggio d’amore.

La tua musica, come anche questo album dimostra, sfugge agli schemi: quali sono i tuoi ascolti?
Per me scardinare il discorso genere è qualcosa in cui credo molto. Non penso che il criterio con cui si ascolta la musica sia legato all’appartenenza a un genere o un altro. Ti appassioni al mezzo a tal punto che la forma diventa secondaria. In questo periodo sto tornando ad ascoltare molta musica suonata e strumentale e ho ripreso a suonare il pianoforte. Poi, ascolto tanto jazz in tutte le sue forme: mi sono mangiato i classici nell’adolescenza e ora sto esplorando gli Anni Sessanta e Settanta e penso che questo influenzerà la musica che farò… già con Mace stiamo pensando a nuove idee…

Hai pensato all’album proiettato nella dimensione live: come la immagini?
Verosimilmente ci sarà una prima rendizione di quello che potrebbe essere il tour durante l’estate con alcune date, se sarà possibile. E sarà un ripartire da zero anche per le questioni di sicurezza. La mia sfida del momento è poter creare uno spettacolo teatrale che non sia semplicemente la versione acustica o lounge del mio concerto ma un’occasione per andare a fondo in certe cose grazie anche all’atmosfera del teatro. Vorrei che la performance vorrei fosse un’esperienza immersiva per scoprire cosa c’è nel mio mondo. Immagino uno spettacolo lungo, con una cornice narrativa, dei costumi e una scenografia. Insomma uno spettacolo molto diverso da quello che ho fatto sinora e nel teatro vedo una miniera d’oro per poter creare.

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