La ‘Brigatabianca’ di Samuel: “Un album solista dopo la deflagrazione”

Non è facile fare un album solista quando fai parte di una band come i Subsonica – esordisce Samuel Romano raccontando il suo secondo progetto solista – È come se fosse sempre una prova e per questo è emozionante.” Il ‘D-Day’ per Brigatabianca è venerdì 22 gennaio, quando il progetto discografico del torinese vede la luce con le sue quindici tracce nate nello studio-rifugio Golfo Mistico.

Se con il precedente Il Codice della Bellezza, Samuel ha segnato lo scarto virando al pop, in Brigatabinca è una doppia vena elettronica e cantautorale a fare da elemento strutturale, in una ulteriore messa a fuoco che è frutto di una riscoperta coltivata anche nella burrasca. “Negli ultimi due anni ho avuto un periodo deflagrante – spiega – un percorso emotivamente accidentato e importante che mi ha fatto capire le cose che non volevo.

Ph. Cr.: Davide “DeFuntis” De Martis

Mi sono immerso nelle cose peggiori di me e nel frattempo ho fatto anche cose grandi, come X Factor e un disco con i Subsonica, affrontati durante una tragedia interiore. Quando ho dovuto comporre questo album sono andato a scegliere nell’hard disk le canzoni che raccontavano questo periodo travagliato, brani come Io e te, per vedere cosa sarebbe stata la base della mia vita futura.

E dall’archivio musicale di Romano sono uscite tracce come Tra un anno e Cocoricò che hanno anticipato Brigatabianca. A questa compagine musicale hanno preso parte anche una serie di artisti e colleghi, come Fulminacci, Colapesce, Ensi, Willie Peyote, Johnny Marsiglia e Roy Paci oltre ai produttori Ale Bavo, Dade, MACE & Venerus, Machweo, Michele Canova, Federico Nardelli e Strage.

La musica cantautorale, anche se poi i sabato sera li passavo in disco, è rimasta come codice espressivo nelle mie canzoni. Con Fulminacci ho realizzato la canzone più cantautorale del disco, Felicità.

Notevole anche l’approccio visivo curato dall’Art Director Marco Rainò e tradotto nelle grafiche firmate da BRH+. “Volevamo parlare di bandiere e per ogni titolo ne abbiamo disegnata una per raccontare il gesto compositivo, raccolto in una bandiera più grande che accoglie tutto. Io, invece, – continua Romano – indosso una sorta di giacca militare da parata con simboli  associati ai titoli e un colbacco che avevo a casa. Non avevamo l’idea di andare verso mondi centro asiatici ma, alla fine, forse tutta una serie di ascolti e letture viene fuori come le sfumature di una canzone.”

Dal lontano Oriente a Torino, la città che ha visto nascere anche questo lavoro di Samuel. “Torino ha sempre avuto stimoli musicali particolari, a partire dalla scena hip hop alla break dance. Ci sono storie musicali di Torino incredibili. È una città che, quando ci vieni, ti tira fuori quello che di più profondo hai. Non a caso nel disco c’è Ensi, che è una delle voci di quel focolaio e ne porta i segni: quando sale sul palco, sa esattamente cosa dire e fare; e c’è Willie Peyote, che è un fratello, un amico. Lui ama rap e hip hop ed è cresciuto ascoltando i Subsonica, con quell’esigenza di mettere insieme la musica indipendente e l’hip hop; è un esemplare più unico che raro.

A 20 anni, le persone cercano di arrivare a quel punto di fuga che è il successo e senza quella foga sarebbe difficile raggiungerlo. Oggi, mi accorgo che quel percorso è stata la mia felicità, non essere arrivato ma arrivarci come volevo io e con le persone che volevo io.

Citando Peyote, il passaggio sul tema Sanremo – che ha visto Samuel in gara nel 2017 e che vedrà il rapper nella prossima edizione – è naturale. “Sono affezionato a Sanremo, guardandolo da piccolo ho imparato come funziona quel mondo; poi, certo, sono entrato in un mondo musicale molto diverso…. Credo che questo festival sia diverso da tutti per pandemia ma anche per il livello musicale e autorale. Presentarmi quest’anno? Ho ancora un impegno coi fan dei Subsonica che hanno preso il biglietto per il tour e non posso prendere altri impegni prima di avere portato a termine microchip temporale. Per questo non potevo propormi però ho mandato un sacco di amici (ride, ndr).”

E ancora: “Sanremo è un palco che mette ansia dietro quel palco c’è un mondo di persone, tra tecnici, impresari, direttori. Per un artista che deve cantare live non sai mai cosa può succedere: io nel 2017 mi ero creato situazione di mimetizzazione, quando arrivano all’Ariston scendevo e andavo in sala. Andavo in fondo, al mixer, e mi guardavo lo spettacolo come fossi un festival così perdevo l’ansia e la pressione e capivo a che punto ero dello spettacolo, quale gesto sarebbe stato più giusto in quel momento. All’inizio serve un tipo di gestualità emotiva, a metà ne serve un’altra e alla fine un’altra ancora. Ho consigliato di fare la stessa cosa anche ai miei amici.

Tornando, invece, al tour da recuperare, Samuel promette: “Stiamo aspettando di poter fare i concerti, e quelli dei Subsonica sono concerti di assembramento per antonomasia. Non si possono pensare senza assembramento musicale e stiamo cercando di capire cosa fare per l’estate: noi vogliamo provare la scaletta anche senza sapere come si evolverà. Quindi saremo pronti e, nel caso non si possa fare la tournée, mi esprimerò come solista.