Pinguini Tattici Nucleari, esce l’EP ‘Ahia!’: “Un album di pop art”

I Pinguini Tattici Nucleari tornano con Ahia! (Sony Music), il loro nuovo EP in uscita venerdì 4 dicembre che è stato anticipato dai singoli La Storia Infinita e Scooby Doo. Connesso anche con l’omonimo romanzo di Riccardo Zanotti per Mondadori, il disco è “un album di pop art, che nasce dalla nuova consapevolezza che ci è venuta dopo Sanremo che ci ha permesso di arrivare a tanta gente, di essere anche mainstream. In questo senso è orientato sul pop ma c’è anche il folk, che rappresenta le nostre origini.

Sanremo e il mainstream, dicevamo: che cosa vi ha regalato la vetrina del festival?

Quando fai Sanremo metti in conto che puoi “incorrere” o “correre” in una gara diversa, che è quella del mainstream, che io preferisco chiamare pop. Non penso tanto al consumo commerciale, ma lo intendiamo come popolare, come parlare alla gente e noi partiamo da quello: arrivare a tanti è qualcosa di positivo e di bello e la scena indie, in questi anni, è riuscita a sdoganare questo aspetto. Uscire dalla nicchie dalle cantine e dai bugigattoli per parlare alle piazze.

Quello che Sanremo vi stava regalando, la pandemia e il 2020 hanno rallentato. Come l’avete vissuta sul piano artistico?

Eravamo da Fazio e annunciarono una prima chiusura, ancora non si parlava di lockdwon. Ci siamo sentiti quasi arrabbiati perché non capivamo la gravità della cosa…. ma quando l’abbiamo capita, soprattutto per le nostre zone della bergamasca, è sparita la rabbia dettata quasi da un senso di mancata consacrazione. Ci sentiamo ancora di dover dimostrare qualcosa ed è anche bello che dobbiamo sudarcela. I concerti sono bloccati, come tutte le attività, e questo dovrebbe farci sentire più uniti ma aumenta allo stesso tempo la fame di palco.

Parlare a più gente e avere più pubblico è una bella sfida da portare avanti, è stimolante. Ed è importante confrontarsi con persone che magari non ti capiscono: portiamo anche a loro la nostra stramberia, e questo ci piace.

E a livello umano, invece, che anno è stato?

Ci siamo stretti fra noi e con i nostri famigliari. È stato complicato ma credo sia interessante vedere quanto la situazione sia trasversale e quanto abbia permesso di guardarci in faccia e riconoscerci un po’ di più come umani. Abbiamo dato nuovo valore all’incontro e quando ci si potrà incontrare davvero, come prima avrà, un valore diverso. La nostra band è legata da una forte amicizia e da una certa professionalità, fin da quando avevamo 16 anni. Abbiamo fatto tutta la gavetta insieme e crediamo che l’amicizia vale anche più della musica, questa è il collante. Come individui possiamo valere ma ci completiamo solo insieme per questo, stando lontani, c’è della chimica che viene a mancare.

Ph. Cr.: Mattia Guolo

Quanta dose di dolore c’è nelle tracce di Ahia?

Nei nostri pezzi c’è sempre stato il dolore, con modi diversi di esprimerlo e anche misto all’ironia, fa parte dell’esperienza di chiunque. Forse si è evoluto il nostro modo di esprimerlo e l’anno passato ci ha aiutato a elaborarlo in maniera nuova, evoluta.

L’EP esce nello stesso giorni in cui vengono pubblicati anche i nuovi progetti di Claudio Baglioni e Ligabue: siete coraggiosi…

Non ci siamo mai troppo occupati delle dinamiche discografiche. Pensiamo di aver creato un mondo, un linguaggio che è un po’ a sé stante. Il nostro viaggio ce lo facciamo volutamente con il paraocchi, magari solo con la nostra nicchia che sa individuare nella nostra poliedricità un valore. In questo abbiamo un po’ il modello dei Queen… sbagliamo ma non ci preoccupiamo troppo degli altri.

Riccardo, da poco è uscito anche il tuo primo romanzo: come è stato affrontare quel tipo di scrittura? Ti piacerebbe ripetere l’esperienza?

Mi piacerebbe cimentarmi ancora nella scrittura di romanzi perché scrivere un libro ha cambiato il mio modo di lavorare alle canzoni. Sarà molto più oculato nella scelta delle parole, come avvenuto nell’EP, e questo scaturisce da una nuova dinamica creativa. Mi sono divertito davvero tanto e mi sono sentito di essermi espresso appieno, senza alcun tipo di ambiguità. Non sono un lettore assiduo, lo ammetto, ma leggo abbastanza e un’influenza molto forte è stata quella di Stefano Benni: la sua costruzione delle farsi, la complessità mascherata da semplicità immensa. È stato un modello nel suo essere classico.

C’è qualcosa che lega l’EP al libro, oltre al titolo?

Sì, c’è un legame. Non volevo scrivere un concept album perché non penso sia la modalità più proficua dato che risulta pesante nel 2020. Ci sono, però, dei macro-temi che ritornano, come il rapporto con la famiglia, scaturito dall’essere costretti chiusi a casa e quindi dalla voglia di sentire genitori, fratelli, nonni, zii ogni giorno. E poi abbiamo anche il concetto di maschera un po’ pirandelliano, presente sia nel libro sia nell’album in particolare nel brano Scooby Doo.

Quali sono i progetti a breve termine dei Pinguini Tattici Nucleari?

È difficile dire cosa succederà nel 2021 e questo stato di non sapere cosa accadrà anche solo fra due settimane rende la fruibilità dell’arte complicata. La musica dal vivo è il più alto grado di musica perché è musica viva. A febbraio non sappiamo se le date ci saranno o meno, per ora restano confermate. In più, stiamo cercando di lavorare a una serie di eventi online che permetteranno ai fan di dialogare con noi sul disco e sul libro: l’incontro per noi è importante, fin dall’inizio ci tenevamo ad avere feedback diretti.

Ma un ritorno a Sanremo come lo vedete?

Boh, al momento non è una priorità. Secondo me ci devi andare con il pezzo giusto, arrangiato in modo intelligente senza piegarsi artisticamente a quello che vuole la manifestazione ma cercando di tirarne fuori il meglio possibile. Andare con pezzi a caso potrebbe anche essere deleterio e quest’anno, ecco, non ci interessa tanto. Non ci teniamo a diventare inquilini dell’Ariston, magari in futuro chissà ma non prossimamente.

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