Negramaro, impegno e riflessione in ‘Contatto’: “Anche una canzone d’amore è politica”

È Contatto (Sugarmusic) il nuovo album dei negramaro, dodici brani sulle piccole cose, sul quotidiano vivere, sui gesti umani che, come tali, riguardano ciascuno di noi. Disponibile da venerdì 13 novembre, il disco arriva a tre anni dal precedente Amore che torni ed è frutto di un nuovo viaggio in cui questo 2020 ha impattato quasi amplificandone certi contenuti già in nuce.

Quello che è successo è semplice. – esordisce Giuliano Sangiorgi in occasione della conferenza stampa virtuale alla vigilia della pubblicazione –  Abbiamo finito Amore che torni, con due anni e mezzo di lavoro incredibile e con il ritorno nei palazzetti e negli stadi. Siamo tornati a essere una famiglia, anzi molto di più: siamo una famiglia contemporanea allargatissima.

Abbiamo iniziato a scrivere più di un anno e mezzo fa e la cosa eclatante di questa parola, ‘contatto’, che è diventata la più importante e ambita del pianeta Terra, è che in realtà è un titolo che ha oltre un anno. Voleva raccontare il mondo digitale e mentre chattavamo fra di noi mi sono reso conto che quella parola ha dentro di sé fisicità, sangue, carne e pelle e si era svuotata proprio di quella fisicità.

Quello che è successo poi durante questi mesi incredibili è che questa parola ha fatto triplo salto mortale: ha un altro alto nuovo, onirico che e stupefacente. La title-track, in pratica, si è scelta da sola.

Temevamo che fosse una parola ‘paracula’ ma io non ho avuto paura: quando scrivi qualcosa di cui hai bisogno, quando parli di tematiche alte – e i negramaro lo hanno sempre fatto – è stato bellissimo recuperare il sogno dietro questa parola.

Era quello che volevamo per noi sei: ‘Contatto’ è una parola che è anche un sogno. È bastato sceglierla per riattivare quel sogno. Ed è anche una culla per raccontare un po’ di pace a noi stessi. Dobbiamo sopravvivere fino al vero contatto che avverrà. (Giuliano Sangiorgi)

‘Contatto’: dalla riflessione sul mondo digitale alla pandemia

Questo momento planetario è importantissimo per il cambiamento di qualsiasi cosa. – sottolinea Giuliano parlando dei contenuti del disco – Ci sono tutti gli argomenti che attraverso questo imbuto che è la pandemia, che ingoia tutto e ci dà una sensibilità forse più profonda. Abbiamo tutti i nervi scoperti. Forse mi viene da dire che più che disco della maturità, questo è il mio album dell’immaturità.

Mi sono accorto troppe volte di post disumani sui social ma su tematiche proposte in rete, proposte con leggerezza, non rispondo. Quella è un’arma che come tale la odio. Questo Covid ti fa riflettere di più e abbiamo voluto trattare tutte le tematiche che avremmo voluto toccare sui social ma quello non è il loro posto. Allora, parafrasando i nostri amici Pooh, dico che ‘il mio post è qua’.

È questo il post in cui voglio stare: sono un cantante e quello che voglio dire lo dico cantando. Sono sempre e solo canzoni, ma sono la mia maniera per dire quello che pensiamo sulle questioni sociali e umane. Un cantante deve dire quello che pensa e io non ho paura a dire le cose: anche una canzone d’amore è politica.

Interviene, quindi, Andro a raccontare la produzione del disco: “È un album coraggioso non perché abbiamo forzato le dinamiche del processo produttivo, semplicemente abbiamo cercato di guardare ai tempi e ai nuovi linguaggi. Per quanto ci riguarda è inutile ripeterci con cose che abbiamo già fatto nel passato, siamo sempre i primi ad annoiarci anche nei live.”

Non è una cosa così scontata che degli amici, colleghi, fratelli mi abbiano lasciato le chiavi del furgone: devo dire che loro sono stati la mia palestra, ho imparato tanto da loro e mi hanno insegnato tanto con il loro punto di vista. (Andro)

“Come produttore – continua Andro – ho fatto uno sforzo enorme ad assumere un occhio esterno e ad assumermi certe responsabilità ma loro mi hanno spinto a fare cose coraggiose, mi hanno proprio gasato. Credo sia un album con una coerenza genarle globale molto forte ma con una varierà tra le canzoni tale da collegarle e scollegarle. Ogni track introduce un ascolto nuovo, non c’è mai nulla di scontato nell’arrangiamento e abbiamo anche inserito alcuni strumenti che abbiamo usato poco in altre produzioni, come i fiati.”

Il messaggio di ‘Contatto’ guardando al domani nel “momento della sopravvivenza”

Tornando alla scrittura Sangiorgi osserva: “Negli anni è cambiato il mio modo di scrivere, a prescindere dalla profondità del contenuto. Ho sempre cercato di parlare a chi mi ascolta non stando in una roccaforte: lo studio è un po’ desiderare e io desidero, alla latina. Non cambio tanto per cambiare ma questo disco è come una summa di tutte le canzoni e della musica che ci è sempre piaciuta.

Sembra che io sia cambiato ma è semplicemente il frutto di una crescita che serviva per fare quello che ho sempre desiderato e amato fin da bambino. Forse ho solo studiato la maniera per dire meglio le cose.” Il presente, dunque, come congiuntura di una maturazione che riguarda il linguaggio, la musica e non solo.

Diamo spazio all’umanità che non ha i riflettori addosso, che sta nell’ombra. (Giuliano Sangiorgi)

E in questo senso non si può fare a meno di guardare anche al domani. “Non può essere questa la musica, questo è il momento della sopravvivenza per arrivare al vero e proprio contatto fisico. Nono voglio che mia figlia abbia paura degli altri, anzi spero che i bambini dimentichino la mascherina: perché è tutto abbia senso bisogna essere insieme. L’unica salvezza è l’altro da sé. Questo mondo senza umanità sarebbe nulla.

La cultura è un bene di necessità primaria. L’anima va alimentata come il corpo e un corpo senza cultura è solo un corpo. (Giuliano Sangiorgi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *