Max Pezzali, esce ‘Qualcosa di nuovo’: “Ho ancora fiducia nel pop e nel futuro” INTERVISTA

Qualcosa di nuovo è l’album di inediti che segna il ritorno di Max Pezzali dopo Astronave Max. Disponibile da venerdì 30 ottobre, il disco conserva l’impronta cantautorale pop dell’artista aggiornata da un costante dialogo tra generazioni che racconta ieri, oggi e forse anche qualcosa di domani.

Ph. Cr.: Michele Piazza

L’album era previsto per aprile poi è stato posticipato. – inizia a raccontarci Pezzali – Volevo uscire con un progetto legato a San Siro ma quando la situazione è cambiata, quello che mi sembrava normale prima non mi sembrava più meritevole di essere cantato. È cambiata la percezione del mondo in questo anno.

Al netto dell’assenza della musica del vivo, che è penalizzante soprattutto per artisti come me che hanno una certa esperienza alle spalle, ritenevo fosse giusto far uscire il disco ora. Ho una concezione antica dell’ album che è un momento della vita di un artista e se lo contestualizzi fuori dal suo tempo rischia di suonare obsoleto.

Così, dal focus legato alla grande festa live a San Siro, posticipata al 2021, lo sguardo è traslato grazie alla title-track Qualcosa di nuovo, che si è rivelata essere la chiave di volta. “Ho cercato un’alternativa a un pezzo che era legato ai live ed è arrivato questo pezzo, che canta un amore con un fondo di malinconia ottimistica.

Caro tempo, rallenta perché in questi anni sei passato troppo rapidamente.

I sentimenti, l’amore, il tempo, la musica, i giovani degli Anni Novanta e la Generazione Z: questi i nodi del disco. “La mia generazione è una generazione incompiuta. – spiega Max – Abbiamo vissuto nella fine del mondo precedente, quella del ’68 e dei grandi movimenti, e abbiamo tenuto il piede tra l’analogico e il mondo tecnologico del dopo. Non siamo né paladini del vecchio né innovatori. Ma non è una cosa negativa perché non avere certezze definite è un passo avanti oggi.

L’immagine che rappresenta la nostra generazione? Vedo il me stesso del passato che, mentre cadeva il muro di Berlino, e io con gli amici lo guardavamo stando al bar. Il mondo cambiava ma non ne eravamo noi i protagonisti. E guardando i giovani spesso penso a me nella loro condizione, alla loro età. Le generazioni prima della mia ci guardavano come dei reietti; oggi siamo quelli che si sono presi le loro responsabilità, pure  con gli interessi.

Con un piede in città ma lo spirito in provincia, Pezzali difende quel mondo di confine all’ombra della metropoli e insieme decentrato. “La cosa incredibile è che quel mondo tra provincia e hinterland non solo è parte integrante del mio percorso ma ci sono rimasto ancora dentro. Quando la vita mi ha portato ad allontanarmi, poi ci sono sempre tornato come a una comfort zone, un’ancora di salvezza emotiva.

Oggi ho ancora una fiducia cieca nell’idea di pop. – conclude sicuro Max, che non esclude di rimettere in piedi gli 883 – Nel 1992 ci sono arrivato attraversando tanto generi musicali che mi hanno fatto rivalutare allora l’idea di pop: ha la capacità di creare stimoli per alzare sempre l’asticella. E poi ho ancora fiducia nel futuro, non ho ceduto alla facile lusinga del diventare conservatori. Sono convinto che, pur cambiando i terreni di scontro, con l’evoluzione e la crescita si possa arrivare lontano anche in un periodo quasi di visione medioevale.

Le storie non hanno bisogno di essere enormi per essere epiche o meritevoli di racconto. La personalità delle canzoni per me è ancora un mistero, ci sono brani che vivono di vita propria. Ma se c’è una cosa che so è che bisogna essere nudi quando si scrivono canzoni, se le scrivi da troppo coperto è difficile che esca qualcosa di buono. 

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