SirJo Cocchi: THE SONGBOOK CHRONICLES EP 1

Pubblicare 12 canzoni in 12 mesi (Giugno 2019-Giugno 2020), che andranno a formare 3 Ep da quattro pezzi ciascuno. A seguire un album con altre 12 canzoni. The Songbook Chronicles, è il titolo del nuovo progetto di SirJo Cocchi pubblicato da Groove It (la nuova etichetta indipendente Milanese) é un viaggio che pochi hanno intrapreso fin’ora, poiché fare uscire così tanto materiale in così poco tempo sembra un’ utopia: in realtá é il risultato di diverse sessioni di registrazione iniziate a Giugno 2016, in cui SirJo ed il suo gruppo hanno registrato ben 88 pezzi (molte dei quali giá completi, altri tutt’ora in fase di riscrittura o rifinitura). Come molti autori sanno, tenere troppo nel cassetto delle canzoni rischia di farle andare a male o come minimo di renderle quasi inascoltabili all’artista stesso per un bel pò di tempo: da qui l’idea di iniziare a fare uscire dei singoli a breve distanza uno dall’ altro e nel frattempo completare il lavoro sull’album che seguirá.

Compositore, autore, cantante, tastierista atipico e produttore milanese, SirJo Cocchi finalmente esce con un vero e proprio progetto solista composto interamente di materiale originale, dopo più di 25 anni come sideman, promotore e collaboratore di vari progetti. Influenzato all’inizio da molti artisti Blues, Rock, Jazz e Rhythm & Blues (ha imparato la scala blues molto prima di quella maggiore) SirJo a 20 anni si è trasferito a Los Angeles a studiare musica al Musicians Institute e lí si é immerso nel suono di James Brown, Sly & The Family Stone e Prince: ora sta mescolando tutte queste influenze producendo una musica che (quando deve necessariamente definire) lui chiama Soulful Songwriting, cantautorato con Soul.

Come facevano alla Stax, Motown, Atlantic o alla Hi-Records, queste canzoni (e tutti gli EP nonché l’album che seguiranno) sono registrate utilizzando la tecnologia più moderna ma nelle classiche modalità di una volta: una sezione ritmica affiatata in una stanza, con SirJo alle tastiere ed alla voce in regia ed i suoi fidati musicisti (batteria, basso e chitarra) che ci mettono il groove. In questo Ep anche le tracce di voce sono quelle cantate durante la sessione originale con la band, cosa che é diventata abbastanza inusuale al giorno d’oggi.

Le quattro canzoni che compongono l’Ep rappresentano la varietá di influenze musicali a cui SirJo é stato esposto, principalmente grazie alla collezione di vinili di famiglia, composta da una non vastissima ma significativa scelta di Blues, Classic e Prog Rock, Jazz, cantautorato, Folk, New Wave e alcuni album ed artisti di difficile classificazione.

Hold on è un trip musicale che combina un moderno groove alla Sly Stone con un testo che ha una visione alchemica: la batteria suona sopra la drum machine, sintetizzatori, cori e fiati creano contrappunti imprevisti, mentre chitarra, basso e piano elettrico tengono il groove. Quando nel ritornello della canzone SirJo ci invita ad accendere la propria proiezione della realtà (invece di aggrapparsi al mondo così come sembra essere) sta raccontando della trasmutazione che avviene quando si intraprende quel viaggio dall’oscurità alla luce (“vado ancora avanti ed indietro” lui dice), trasmutazione che gli ha permesso di sviluppare un approccio più ritmico e verticale al pianoforte: SirJo ha trasformato la sua mano sinistra in un “grande sesto dito”, con cui suona i bassi e crea pattern ritmici pieni di groove, a causa della sua dismelia, un disturbo congenito che causa la formazione non completa degli arti.

Love fever ha il classico feeling di una lenta ballad Rhythm & Blues, con un sapore vintage pur mantenendo una sonoritá moderna: l’ organo Hammond ed i cori rispondono alla voce e formano un tappeto che va a creare un’ atmosfera morbida e spaziosa, con il piano acustico e la chitarra elettrica che costituiscono le fondamenta del pezzo. Nella coda del c’è anche un solo di chitarra, una reminiscenza dei giorni in cui i soli erano uno dei momenti topici delle canzoni ed una visione del loro auspicabile ritorno. La canzone é stata registrata in studio qualche giorno dopo che SirJo é tornato da New York : “stavo registrando degli organi Hammond e dei cori (con la grande Lisa Fischer) per Vaneese Thomas e durante le pause mi sono seduto al piano ed ho scritto il pezzo in metà giornata.”

Could not ask for more ha un sound moderno con sintetizzatori e batteria elettroacustica in evidenza: il pianoforte fa da collante e dà il levare in stile quasi Reggae, mentre le chitarre distorte portano un po di cruda potenza nell’ atmosfera della canzone. L’ arrangiamento scarno ed i pochi elementi presenti sono costruiti affinchè la voce baritonale abbia spazio per raccontare la storia scritta a New York City (come i due singoli precedenti) : SirJo era nel Village e stava aspettando di andare al Red Lions a sentire il suo amico Jerry Dugger e magari jammare con lui, quando il guardare attraverso il finestrone del Cafè Reggio (nella foto in copertina del singolo) gli ispirò questo pezzo, “una visione da uno schermo trasparente su una panoramica umana fatta di sogni e storie irripetibili.”

Con Come Closer SirJo Cocchi mostra il suo amore per la musica Rock nella sua forma più semplice. Il basso elettrico e la chitarra distorta suonano i classici ottavi e con il piano acustico ed i cori costituiscono la essenziale strumentazione del pezzo, che ha poche sovraincisioni a parte una molto significativa: l’orchestra dá un tocco di epicitá all’inciso e completa il paesaggio sonoro della canzone, donandole un sapore di atemporalitá che si sposa perfettamente con il messaggio del pezzo. Anche la copertina del singolo ha a che fare con lo scorrere del tempo (in uno degli scatti più belli di Danilo Cocchi, il padre di SirJo), che a ben guardare é il protagonista di questo primo Ep, sia nei testi che nelle musiche, in grado di mescolare generi e stili sonori cosí diversi creando al contempo un sound organico e personale.

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