Gerolamo Sacco e i suoi ‘Mondi Nuovi’ tra suoni, parole e spazi da esplorare INTERVISTA

Mondi Nuovi è il titolo del nuovo album del bolognese Gerolamo Sacco, cantautore e produttore che attraverso le tracce di questo progetto ci accompagna in un itinerario tra la terra e lo spazio. Esteriore ma soprattutto interiore. Ci siamo fatti spiegare di più sul suo progetto e l’artista ci ha ampiamente raccontato l’itinerario di questo percorso. Ecco la nostra intervista.

Mondi Nuovi è il tuo nuovo album: come definiresti questo progetto?
Lo definirei un viaggio. Mondi Nuovi è un album musicale, ma potrebbe essere anche un film o un racconto perché c’è un percorso, dall’inizio alla fine. Nasce come continuazione di Alieno, il mio primo disco come cantautore, ma le due storie in realtà si intersecano fra di loro. Alieno parlava di un uomo che, dal passato, si trovava catapultato ai giorni nostri e descriveva il nostro mondo con gli occhi di un estraneo.

Casa Mia, la prima traccia di Mondi Nuovi, inizia proprio da dove finisce Alieno e Cinema, la quarta traccia del disco, vedrà il protagonista partire per lo spazio da un’astronave ormeggiata nel deserto: sarà proprio il suo deserto interiore il primo dei mondi nuovi! Un viaggio che noi ascoltatori compiamo insieme al protagonista della storia: entriamo dentro le sue emozioni, dentro la sua vita privata, immedesimandoci e facendo nostre le sensazioni che man mano prendono forma.

Se Mondi Nuovi fosse un film, avremmo due narrazioni parallele, come nella Storia Infinita, Train de Vie o Sucker Punch. Una narrazione è quella reale, l’altra è quella immaginata, o metaforica: da una parte c’è un percorso personale, dall’altra un viaggio spaziale ambientato in un futuro prossimo: ognuno può scegliere di godersi quella che preferisce.

Ad aprire la tracklist c’è la traccia Casa Mia, scelta anche come singolo: significa che per costruire un “mondo nuovo” si deve partire sempre dal proprio, di mondo?
Che bella domanda! Secondo me sì. Ogni viaggio, interiore o esteriore che sia, oltre ad una meta deve avere innanzitutto un punto di partenza. E il punto di partenza di Mondi Nuovi siamo noi e il nostro mondo. Casa Mia è una presa in giro di noi umani e della nostra condizione, con una forte presa di consapevolezza da parte del protagonista: si rende conto di quanta bellezza ci sia nel mondo ma, allo stesso tempo, di non avere gli strumenti necessari per comprenderla. Troppo spesso, infatti, ci concentriamo su di noi come singoli: i nostri problemi e i nostri sogni sono comuni a tutti ma la società ce li fa percepire in quanto singoli individui.

Così eccoci qui, sette miliardi di esseri viventi su una palla che gira nel vuoto, la Terra, ognuno preso dagli affari suoi: e per noi tutto questo è parte di una “normalità”. Non abbiamo uno scopo comune, reale, chiamiamo invece “realtà” l’insieme delle scemenze che ci siamo creati intorno per sopravvivere, raccontate da un circo mediatico minuto per minuto (“per il cuore un battito, per il tg un dibattito, e per te un giornale dove leggere le novità). Con Casa Mia il protagonista racconta il mondo che sta per lasciare: è lo stesso mondo in cui viviamo tutti quanti.

Traccia per traccia, come in una sequenza di tappe, porti l’ascoltatore in un viaggio metaforicamente esteriore ma profondamente interiore: che tipo di percorso costruiscono queste canzoni?
Da una parte c’è una storia classica. Momo, il protagonista, si trova spiazzato dalla vita, non comprende del tutto la superficialità e il materialismo degli umani, ha un rapporto complesso con i propri sogni (in Stelle Dipinte dipinge stelle con la benzina sul muro della sua officina) e con la sua ragazza, così al quarto brano decide di partire: c’è una nave ormeggiata nel deserto da cui molti terrestri partono per andare alla ricerca di nuove forme di energia. Salpa su questa nave “tra un sorriso ed una lacrima” e, nel buio dello spazio infinito, dovrà fare i conti con se stesso.

Inizierà a pensare, a conoscersi, immaginare, a rendersi conto di chi è davvero, brano dopo brano. Ad un certo punto, verso metà del disco, né noi ascoltatori né il protagonista della storia, saremo più in grado di distinguere la narrazione del viaggio spaziale da quella del viaggio interiore, diventeranno la stessa cosa. Nella Prima Estate del Mondo lui incontra di nuovo lei, e in Abisso accetta che lei non possa stare con lui, ma non sappiamo dove sia realmente.

Esiste una meta in questo itinerario o si vive del percorso in sé?
Alla fine del percorso ci si sente più leggeri, più sereni, con più energia, perché il viaggio raccontato nella storia è diventato anche il nostro. Esiste una meta, e non c’era conclusione migliore per il protagonista che una nuova casa dove vivere: “Troverò nuove specie di piante, su cui scrivere aliena poesia, ed insieme faremo radici, buonanotte Terra mia”. Quello che però conta davvero è il percorso in sé, perché la meta finale è soggettiva. Il protagonista potrebbe avere colonizzato un nuovo pianeta o… semplicemente traslocato.

Nell’anno in cui si festeggia il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio, il satellite che ritroviamo nei tuoi versi recupera un fascino mistico quasi antico: nella società di oggi credi che quello sguardo, quel sentimento di fascinazione anche verso la bellezza della Terra, si sia perso?
Assolutamente sì. Io non devo fare il romantico a prescindere, ma c’è molta superficialità in giro. Se c’è una cosa buona dell’essere andati sulla Luna è proprio il fatto di essere riusciti a portare a casa una foto della Terra. Si dice che a far scatenare i dibattiti ecologici degli anni Settanta sia stata proprio quella foto: da lì si vede la Terra per quello che è, casa nostra, un piccolo puntino blu immerso nel buio infinito. Io ricordo ancora quando ho visto per la prima volta la Luna con un cannocchiale potente: mi sono commosso, perché è di una bellezza sconvolgente, ma mi sono sentito anche un po’ stupido… ho avuto bisogno di un’estensione dei miei occhi per apprezzare appieno davvero quello che avevo avuto davanti per tutti i giorni della mia vita!

Questa emozione ha ispirato un pezzo della strofa di Casa Mia, quando dico proprio “prestami degli occhi che io porto il mio binocolo e…guardo la luna”. La Luna è l’ispirazione di poeti e artisti fin dalla notte dei tempi, è un qualcosa di inspiegabile, di magico, di perfetto. Una palla di roccia enorme tanto grande da essere visibile, che ci gira intorno da sempre. L’altro giorno ero con una ragazza, da un discorso sulla canzone si rideva di come noi umani percepiamo il nostro mondo come normale quando in realtà è assurdo, e ricordo di aver detto “sembra quasi uno scherzo”. Mi ha risposto “uno scherzo di una bellezza devastante”. Mi stupisce quando c’è ancora chi ha sensibilità per vedere tutto questo.

Andiamo su Marte e progettiamo viaggi lunari, ma lasciamo che l’Amazzonia e altre risorse vadano in fumo: quali altre contraddizioni ci sono nell’uomo contemporaneo?
Tantissime. L’uomo contemporaneo è una contraddizione in sé. Oggi c’è tanta informazione, ma in fatto di comprensione siamo al minimo. La prima canzone dell’album cita la Luna: se chiedi a qualcuno cosa pensa del fatto che ci sia una sfera gigantesca che gli gira intorno alla testa, da sempre e in moto perfetto, ti risponde tranquillamente che “segue un’orbita”.  Ha l’informazione e nient’altro. Non ti dice cosa pensa di questo grande mistero, ma sa la definizione di tipo geometrico.

Oggi così la “definizione” diventa il senso: da questo punto di vista l’uomo contemporaneo si sta sempre di più avvicinando a Google. Vuole raccogliere sempre più informazioni, ma senza un senso reale. Hai mai visto ai concerti quando la gente invece che ballare filma quello che succede? Per loro quel che conta in quel momento è reperire informazioni prima di ogni cosa, esattamente come fa Google. Ma la contraddizione più grande è su quello che conosciamo della nostra storia.

Se chiedi in giro come l’umanità sia arrivata fino a qui, così come per la Luna ci si accontenta di sapere che è “in orbita”, per quanto riguarda la nostra storia ci si accontenta del concetto di “evoluzione”. L’evoluzionismo non è certo in discussione, spiega di tutto, tranne una cosa: cosa sia successo all’uomo qualche migliaio di anni fa quando è diventato ciò che è diventato, totalmente all’improvviso. Ciò che è accaduto è descritto solamente nei testi che coincidono con l’inizio della scrittura, ma oggi questa grande ricchezza dell’umanità è di monopolio esclusivo di religioni, mitologie e storie per bambini; così alla fine ci manca una visione comune della nostra storia come esseri umani.

Non ci rimane di accettare che delle scimmie, che rimangono scimmie per centocinquanta milioni di anni, all’improvviso iniziano a fare costruzioni megalitiche dal Messico all’India, ad inventarsi storie di dei e guerrieri e, in una manciata di secoli, eccoci qui ad internet e ai viaggi spaziali. Se fosse stata la semplice evoluzione biologica a creare questo, lo dico con ironia, dobbiamo sperare che non accada improvvisamente che ne so, agli scoiattoli! Abbiamo tutte le informazioni che vogliamo, ma ci mancano gli strumenti per metterle insieme, e tutto questo, se ci pensi, è davvero strano.

Nel disco si percepisce la nota (auto)divertita e disillusa con cui guardare all’uomo: l’ironia ci salverà?
Da un certo punto di vista ti direi di no, ma considerando che l’uomo si sta sempre più lobotomizzando di definizioni e di informazioni inutili, allora mi convinco sempre di più che l’ironia prenda tutto un altro scopo sociale. Ne abbiamo la prova quotidianamente. Se ci pensi, ogni qualvolta che su Facebook o su Twitter prende piede una tendenza assurda, che siano i “messaggi a catena” o i selfie in bagno, è proprio l’ironia a far rendere conto alle persone di cosa stanno facendo, cioè che si stanno man mano “rincoglionendo”. Succede nel sociale ma anche nel mondo dell’arte o in quello della politica. Oggi l’ironia è un’arma potentissima che l’uomo contemporaneo ha in mano per veicolare messaggi extra-ordinari. Le definizioni che imbrigliano il pensiero con una definizione possono essere vinte solo dall’ironia. Poi l’ironia da sola non è sufficiente, siamo tutti d’accordo, ma penso sia un ottimo punto di partenza.

A livello di suoni come hai lavorato e quali sono state le ispirazioni maggiori?
Nei Mondi Nuovi le sonorità sono sviluppate su due piani, quello acustico e quello elettronico. Dal punto di vista acustico le uniche tracce registrate dall’inizio alla fine lungo tutto l’arco temporale del brano sono quelle della voce. Gli altri suoni acustici, come le viole, le chitarre, i sax e i pianoforti sono tutti campioni, cioè piccole parti montate fra loro, come si fa nell’hip hop. Io sono un malato del campionamento, quindi trovate registrazioni di strumenti di ogni tipo! In Casa Mia, per esempio, quel suono malinconico che sembra provenire da lontano è un Ehru, uno strumento cinese antico, mentre in Abisso la tempesta sonora del finale è colorata dalle note di uno Shanai, uno strumento dell’India classica: in ogni canzone ci sono dei frammenti di suoni acustici scelti con cura per colorare il paesaggio.

Dal punto di vista elettronico, invece, mi sono divertito a creare suoni sintetici che mi facessero viaggiare con la mente verso mondi non reali, senza riferimenti. Io adoro creare i tappeti armonici con questo tipo di suoni, non voglio immaginare cose reali quando ascolto il disco, la band o l’orchestra, voglio immaginare soltanto lo scenario e le parole. Poi se voglio ottenere effetti particolari mescolo i suoni creati da me con suoni reali: in Stelle Dipinte tramite un processo di layering ho accoppiato un tappeto sintetico ad con un coro reale di voci contralto, mentre nel Mondo di Fianco è stato ricostruito un pianoforte con il Massive della Native Instruments, ma c’è una nota di pianoforte vero ad arricchirlo ritmicamente.

Il tappeto sonoro che preferisco di tutto il disco è quello di Sei Come Me, consiglio di provare la canzone a tutto volume su un impianto hi-fi! Le batterie invece sono sia acustiche, come in La Prima Estate del Mondo, Sarà già Passato Tutto, Buonanotte Terra, ma anche totalmente sintetiche (Casa Mia): ho ricercato il calore del tocco umano o le frequenze pure delle macchine a seconda dei brani e delle emozioni che volevo trasmettere.

Ph. Cr.: Niccolò Sacco

Nell’insieme, direi che l’ispirazione di base per le strumentali di tutto il disco è stata quella delle musiche create per i film di fantascienza dai grandi produttori come M83 (Oblivion), Vangelis (Blade Runner), anche Giorgio Moroder della Storia Infinita. Chiaramente essendo un disco cantato suona diverso, ma la base è quella, nell’ultima traccia ho sfogato la mia voglia di “Sci-fi OST” all’ennesima potenza senza dire una parola, perché volevo una chiusura epica che contenesse tutte le influenze strumentali del disco. Lì c’è di tutto, anche samples (frammenti di registrazioni) di pianoforti rotti e bombe di basse frequenze.

 

In una società in cui l’ascolto via streaming penalizza il disco inteso come successione predefinita di canzoni, Mondi nuovi privilegia un approccio più tradizionale. Non temi di suonare anacronistico o che un ascolto random possa non far comprendere del tutto l’itinerario completo?
Sinceramente no. Oggi si dice che “vanno i singoli” per due motivi, primo perché fare andare di moda un pezzo costa soldi, e le big devono lanciare delle mine a colpo sicuro, così con un singolo fanno prima: buttano fuori il pezzo giusto per il momento, ci mettono un milione di euro e via. In secondo luogo perché la gente oggi si connette principalmente su Spotify e YouTube, che non ragionano ad album ma a tracce, specie se l’ascolto come dici tu è random, cioè casuale.

Ma attenzione: l’algoritmo che determina come associare i brani fra loro non lo fa secondo criteri artistici, ma di popolarità degli artisti. Di conseguenza, anche se nei Mondi Nuovi ci può essere un brano come Stelle Dipinte, che farebbe emozionare tantissimo un’ascoltatrice per esempio di Luca Carboni, non verrà mai associata a brani di Carboni, almeno fino a che io non ottengo la sua stessa popolarità. Quindi per me sarebbe inutile uscire con Stelle Dipinte in versione singolo, sperando che venga associata a musicisti simili: non succederà comunque. Tanto vale lasciarla inserita nella storia per cui è stata scritta, poi chi vuole se la può godere comunque anche da sola nella sua playlist dedicata.

La copertina di Mondi Nuovi è carica di simbologia e rimanda anche a una realtà dai tratti futuristici: ci spieghi i vari elementi che vediamo?
Volentieri! In alto trovate un simbolo che ho disegnato io per marchiare tutti i dischi che firmo nome e cognome. Il “GS” è costituito da una chiave di basso e una di violino al contrario: flippate orizzontalmente vanno a formare le lettere G ed S e allo stesso tempo sembrano ritrarre il petto di una donna. L’altro simbolo che mi riguarda è la libellula.

La libellula, che nella copertina si appoggia su uno dei grattacieli della città, è un animale meraviglioso che ho scelto come guida per vari motivi. Ad esempio le libellule in tutte le culture che amo, come quella dei nativi americani o degli antichi giapponesi, nell’Italia e la Grecia arcaica, è simbolo di forza, energia, fantasia e fertilità.

Nelle culture come quella dell’Inghilterra Vittoriana della rivoluzione industriale, o dei coloni nordamericani, per cui provo una certa repulsione, è invece simbolo del male, si diceva fosse il diavolo stesso. Curioso no? Inoltre le libellule le trovi solo nei luoghi più belli del pianeta: non troverai mai una libellula in un posto brutto, in qualsiasi parte della Terra ti trovi. Infine, tra le altre ragioni che mi legano a questo animale, c’è il fatto che le libellule vivono sette anni sott’acqua prima di librarsi nell’aria, questo le rende un bellissimo simbolo di auto-espressione e di conquista.

Poi c’è la Città Dimenticata, che trovate citata nel disco: è la città di Casa Mia, di Stelle Dipinte, Momo e Cinema, ed è la città che il protagonista lascia prima di partire per i Mondi Nuovi. Una città del futuro, perché stiamo parlando di un’epoca in cui comunque si viaggia nello spazio, ma realistica: per dare un tocco autobiografico ho voluto avesse un elemento della città dove vivo e lavoro, Bologna, infatti l’anfiteatro che vedi alla base della città esiste davvero in un grattacielo qui vicino allo studio di registrazione.

La città è stata realizzata dipingendo delle forme su dei prismi fotografati e poi elaborati in computer grafica. Su di essi sono proiettati degli ingranaggi che sono nient’altro che ingranaggi di orologi ingranditi, fotografati e ricostruiti in 3D. Anche la Luna è circondata da ingranaggi, come a rappresentare un mondo dove tutto è meccanico, come metafora di quel mondo da cui il protagonista, guardando in camera con fare malinconico, decide di andarsene.

Mondi Nuovi vivrà anche live? Come pensi di portare sul palco il progetto?
Vorrei portare tutte le canzoni in acustico, chitarra e voce, magari aggiungendo pianoforte e violino, e unire le storie di Alieno con quelle di Mondi Nuovi in un unico spettacolo. Si tratta di una sfida non facile ma le prime prove che abbiamo fatto con del pubblico di amici sono state molto applaudite, quindi spero di riuscire presto a organizzarmi. Sarà una avventura affascinante che non vedo l’ora di percorrere.