Francesco Sarcina & Co., tra i nuovi progetti un tour nei teatri: «C’è ancora fame di Vibrazioni»

In radio suona il loro ultimo singolo, L’amore mi fa male (e viste le ultime notizie sul frontman Francesco Sarcina, vien da dire che il titolo si più che mai autobiografico), ma Le Vibrazioni guardano già avanti. Quando li incontriamo in un pomeriggio di luglio, la band ci annuncia in anteprima la notizia di un tour nei teatri, che li porterà dal vivo in tutta Italia tra novembre e dicembre 2019.

Ph. Cr.: Chiara Mirelli

Si realizza, così, uno dei sogni del gruppo, che ci ha spiegato: «Quello del tour in teatro è uno dei piccoli sfizi che possiamo toglierci: non abbiamo mai fatto una tournée teatrale e vogliamo farla esattamente come la sogniamo. Con noi ci sarà un’orchestra, che potrebbe cambiare nelle varie date, e le orchestrazioni sono curate da Beppe Vessicchio.

Insieme stiamo lavorando all’arrangiamento dei pezzi e stiamo costruendo tutto in queste settimane, ma possiamo dirci che ci saranno sorprese e ospiti; questa è un’opportunità speciale che, come degli arieti, ci siano anche guadagnati.» Si sentono fortunati i ragazzi de Le Vibrazioni, ma non tutto è arrivato solo per fortuna, anzi.

Le conquiste sono nate da sudore e lavoro, da quella musica che da due decenni li muove e che, con la reunion, li ha fatti ripartire più forti di prima. «Abbiamo un po’ di sogni ancora nel cassetto, che piano piano andiamo a realizzare. Sappiamo di essere privilegiati già solo per il fatto che siamo quattro amici che dopo 20 anni ancora hanno la possibilità di suonare insieme.»

Siamo appagati, che non vuol dire sazi. Il rapporto fra noi è diventato sempre più profondo e l’alchimia di quando eravamo ragazzini è tornata.

Tra gli alti e bassi fisiologici e i percorsi in solitaria intrapresi durante il periodo di pausa, nessuno ha davvero mai pensato a un’alternativa non musicale. «Non abbiamo mai avuto un piano b e nel caso sarebbe stato sempre qualcosa legato alla musica. – ci confessa Sarcina – La voglia di cambiare forse ci sarebbe anche e sarebbe andarmene a vivere altrove ma mi ritroverei da solo a dirmi “che ci faccio qui?” La verità è che non sappiamo fare altro che musica.»

E a proposito delle sette note, la band si riconosce come elemento caratterizzante proprio il suono: «Nei nostri dischi facciamo prevalere la veridicità musicale, ogni brano è vestito di sonorità che ci rendono alla fine ben riconoscibili come anche nella scrittura. – racconta Marco Castellani – Siamo un marchio abbastanza definito. Fra di noi siamo molto diversi nei gusti e negli ascolti, ma siamo simili nell’approccio alla musica. Poi nel periodo da solisti abbiamo fatto percorsi diversi che oggi abbiamo portato di nuovo nella band. Così nasce un incastro perfetto. »

Guarda anche la nostra CLIP VIDEO dall’incontro con Le Vibrazioni.

Durante l’incontro c’è anche modo di riflettere su come sia cambiato il pubblico in questi anni e su come i social abbiano  modificato la maniera di vivere i concerti. «Noi non siamo un fenomeno tv e di solito ai concerti sono proprio i fenomeni che si ha la smania di riprende coi cellulari. Da noi non si sta tutto il tempo al telefono, e ne siamo orgogliosi. A volte, anzi, siamo noi a invogliare e persone a prendere gli smartphone! 

La nuova generazione sembra stia recuperando valori che la generazione di mezzo aveva perso, anche se forse oggi c’è meno cultura. È questo è colpa della nostra generazione, manca un’educazione all’arte da parte dei genitori ed è un paradosso che succeda in Italia, che è culla dell’arte. Pensate solo a quanto abbiano limitato anche gli spazi per suonare, da qui non si è più abituati ad ascoltare.

Prima ci guardavamo intorno, per capire anche le nostre emozioni e quelle altrui. Il digitale sta uccidendo la fantasia.

L’uso smodato del cellulare è pericoloso. Dobbiamo continuare a stimolare all’arte, che sia con un concerto, un reading di poesia o una mostra.» Sopravvive, per fortuna, un punto di forza per Le Vibrazioni e la musica: «Aggregare le persone resta un motivo di entusiasmo che fa uscire di casa. La condivisione e il sentirsi parte di qualcosa non può venire meno.» Neppure con il più potente degli smartphone.

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