Quarto Grado, caso Ragusa: l’intervista esclusiva a Sara Calzolaio

[CS] Quarto Grado – nella puntata in onda domenica 7 luglio, su Rete4 – ha proposto un’intervista esclusiva a Sara Calzolaio. La donna è l’attuale compagna di Antonio Logli, l’uomo accusato dell’omicidio e della distruzione del cadavere di Roberta Ragusa, reato per il quale è stato condannato in primo e secondo grado a 20 anni di carcere. Sara, assunta nell’autoscuola di famiglia e poi come babysitter dei figli di Logli, ne è diventata l’amante. Proprio questa scoperta sarebbe stata la miccia che avrebbe scatenato la lite tra Antonio e Roberta, la sera della sua scomparsa, il 14 gennaio 2012.

Il 12 luglio la Cassazione emetterà la sentenza definitiva e deciderà sulla colpevolezza o innocenza di Logli. Di seguito, alcuni stralci dell’intervista a Sara Calzolaio

Per te Antonio è innocente?
«Sì, l’ho guardato negli occhi e gliel’ho chiesto. Mi ha convinto perché mi ha risposto con la stessa sincerità e con lo stesso sguardo con il quale dice che mi ama».

Lo difendi perché sei innamorata o perché hai paura di restare sola?
«No, gli credo fermamente. So come è fatto e so che non avrebbe mai potuto fare una cosa de genere. Lui è una persona pacata, cerca sempre di calmare le acque e mai il litigio».

Voi avevate due cellulari dedicati solo a voi. Non ti ha stupita il fatto che Antonio ti abbia chiesto di buttare i telefonini?
«In quel momento non ci ho pensato, ma mi sono sempre fidata di Antonio. Mi disse che doveva proteggermi dalla mia famiglia, perché sapeva la situazione che avevo in casa e che se fosse venuta fuori la relazione sarebbe stato un problema per me. E così ho buttato i telefoni: ma la mattina dopo ci ho pensato molto, così gli richiesi come mai me li aveva fatti buttare. Lui mi rispose che voleva proteggermi da tutta la situazione, perché io non dovevo entrarci».

Cosa pensi di Roberta? Che donna era?
«È una madre molto chioccia, apprensiva all’ennesima potenza. Doveva fare tutto lei e doveva servire i suoi figli».

Quando ti ha richiamato quella notte per quell’ultima telefonata di pochi secondi non ti ha stupito? Non è che magari Roberta vi aveva scoperto?
«No, assolutamente. Era sua abitudine farlo, mi richiamava sempre per la buonanotte. Roberta non ha sentito niente».

Durante la telefonata tu ha sentito la voce di Daniele. Ti ricordi cosa diceva?
«Sì, l’ho sentita. Antonio mi disse che era lui e che stava parlando con Roberta, ma non saprei dire di quale argomento».

Per come la conoscevi tu se quella sera Roberta avesse origliato la telefonata e scoperto la tua relazione con Antonio come avrebbe reagito? Avrebbe potuto commettere un gesto disperato?
«Avrebbe cercato un confronto, con il carattere che ha, ma non credo che avrebbe commesso un gesto sconsiderato. Conoscendola non ci credo: ha un carattere forte, bello tosto».

Tu hai visto l’ultima volta Roberta il giorno prima della scomparsa. Ti aveva detto qualcosa di particolare?
«Sì, mi ha detto: “Tutto può ancora succedere”. In quel momento non avevo capito cosa volesse significare. Poi, nelle settimane successive, siamo venuti a scoprire che aveva confessato a una sua zia che sarebbe scappata e avrebbe lasciato i figli al marito. E abbiamo iniziato a sommare le cose, ma quella sera non riuscivo a capire la frase».

Sei innamorata di Antonio, ma se avessi scoperto che c’entrava qualcosa con la morte di Roberta l’avresti denunciato?
«Sì, assolutamente. Sono in quella casa da diversi anni e se solo avessi visto un dettaglio, se solo avessi avuto il minimo sospetto, l’avrei già denunciato»

Quindi se lui è colpevole dovrebbe restare in galera per tutta la vita?
«Ma per me è innocente: non ho trovato niente».

 

Roberta si fidava di te, ti senti in colpa?
«Sicuramente devo delle scuse a Roberta. La mia colpa è stata quella di essermi innamorata di un uomo sposato, anche se il loro matrimonio era già alla deriva da tanti anni. Lo tenevano insieme per i figli».

Fra tre giorni la sentenza della Cassazione. Come stai vivendo questo conto alla rovescia?
«È un incubo, per tutti noi in casa. Cerchiamo di vivere facendo le cose di tutti i giorni. ma è dura. Soprattutto per i ragazzi. Anche per lui sarà dura, ma sono più preoccupata per i suoi figli».

Pensi che andrà in carcere?
«No, perché non ha fatto niente. Però abbiamo paura, il timore c’è».

Non pensi che sia stato un errore trasferirti in quella casa?
«No, perché aiutare Daniele e Alessia mi ha permesso di andare avanti. Sono due ragazzi speciali e non sarei sopravvissuta senza di loro: stavo malissimo perché era morto mio papà e vederli impegnarsi per andare avanti ha dato la stessa forza anche a me. Mi hanno dato l’energia per proseguire in un periodo buio. Mi sono chiusa nella mia bolla: per me esistevano solo Daniele, Alessia e Antonio. Il resto del mondo non esiste».

Hai mai cercato Roberta? Pensi sia viva o morta?
«Ho fatto la mia parte. In quei lunghi giorni confusionari sono stata con Daniele e Alessia, mentre tutti erano frastornati tra carabinieri e indagini. Io penso sia viva. Per farmi credere che sia morta devono portarmi delle prove certe».

Quando hai notato i graffi sul volto di Antonio?
«Non erano graffi, erano piccole crosticine. Anche perché se Roberta, che aveva sempre le unghie lunghe, avesse davvero graffiato Antonio avrebbe lasciato dei grandi segni. Non mi sono insospettita».

Come può Roberta aver abbandonato i suoi figli?
«Non penso che li abbia abbandonati. Semplicemente non ho idea di cosa sia successo».

Piange mai pensando a Roberta?
«Sempre. E mi chiedo continuamente dove sia, soprattutto pensando ai figli. Poco fa Alessia ha compiuto 18 anni e sua mamma non c’era».

Ci sono più alti o più bassi in tutta questa storia?
«Entrambe le cose. Ci sono alti e bassi. Ho un dottore che mi aiuta in questo percorso e poi c’è l’amore per Antonio, per i due ragazzi e dei suoceri. Adesso è una famiglia, anche se non sono la loro mamma e non voglio esserlo. Per Daniele sono Sara e per Alessia sono la tata. Ed è giusto così».

Non ti provoca disagio vivere in quella casa con tutte le foto di Roberta che la guardano?
«Non è giusto per Daniele e Alessia. Io non devo pensare a me: mi hanno accolto in casa e non sono tenuta a procuragli del disagio».

Non ha mai avuto paura a dormire con Antonio?
«No, non è così Antonio. È buono e dolce, non ho per niente paura. È un giocherellone. L’unica bugia che ha detto è stata su di me, ma credo che nessuno dica che abbia l’amante davanti a tutti».

Ti manca Roberta? Saresti felice se dovesse tornare?
«Sì, mi manca. Se dovesse tornare saremmo tutti felici, potremmo capire cosa sia successo e potrei ridarle le chiavi di casa sua».

Se i giudici non crederanno ad Antonio per lui si apriranno le porte del carcere. Tu sei pronta per questo?
«Sarebbe una tragedia per tutti, ma fino a che i ragazzi avranno bisogno di me ci sarò. L’ho promesso ad Antonio».

Come ti immagini la tua vita tra 10 anni?
«Non voglio immaginarmela. Passo passo… voglio vivere giorno per giorno, se no si diventa matti».

Sei sicura che sia innocente?
«Sì, certamente. È la mente che parla: è assolutamente innocente».

Un pensiero su “Quarto Grado, caso Ragusa: l’intervista esclusiva a Sara Calzolaio

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