Mau y Ricky alla conquista della musica latina: «Le canzoni? Appartengono alle gente»

Sono fra i talenti della latin music che maggiormente si stanno facendo conoscere anche al di fuori del loro Venezuela e contano risultati già stratosferici in termini numerici. Parliamo dei fratelli Mau y Ricky Montaner che, con oltre 1 miliardo e 300 milioni di ascolti collezionati via streaming, sbarcano in concerto per la prima volta in Italia. Il loro live apre, infatti, il cartellone di eventi del Milano Latin Festival 2019 (13 giugno) ed è l’occasione per conoscere meglio i due artisti attualmente nominati ai Premios Juventud Awards e presentati da YouTube come Artist on the Rise.

Se il loro nome si lega a hit mondiali come Desconocidos (274 milioni di stream su Spotify e oltre 450 milioni di views su YouTube) e Ya No Tiene Novio (più di 211 milioni di stream e 611 milioni di views), Mau y Ricky hanno lanciato il loro fresco singolo La boca insieme al colombiano Camilo che punta a un nuovo risultato a più zeri (del resto, il video ha già superato quota 27 milioni).

Scritto da Mau y Ricky, Camilo e Juan Morelli con la produzione di Jon Leone e Tainy, il pezzo è tratto dall’album di debutto Para Aventura Y Curiosidades uscito per Sony Music a inizio maggio 2019. Ecco che cosa ci hanno raccontato del progetto.

Ragazzi, benvenuti in Italia!
Grazie! Questa è per noi la prima volta che suoniamo in un paese di cui non parliamo la lingua. Siamo stati in nazioni anglofone e spagnole finora, ma mai in un posto di cui non capissimo la lingua locale. Ovviamente è stata l’occasione anche per provare il cibo italiano! Ed è straordinario pensare di essere qui per aprire un festival con nomi incredibili: non ci era mai capitato di esibirci a una manifestazione con un cartellone così lungo. Esserci, con questi grandi artisti, è un onore enorme e aprirlo poi è qualcosa di pazzesco.

Dobbiamo cercare di avere un livello così alto che gli altri artisti che saliranno sul palco dopo di noi dovranno essere all’altezza! Scherziamo, dai. Anzi vorremmo avere il tempo per andare a tutti i concerti!

Da poco avete pubblicato il vostro primo album: quali sono state le influenze maggiori?
L’ispirazione ci è arrivata dalla vita. Abbiamo capito che il segreto della scrittura è raccontare le storie delle persone più che le nostre perché alle persone piace riconoscersi in quello che ascolta. Ogni giorno è diverso dal precedente e scriviamo della generazione di oggi cercando di spiegare cosa sta succedendo attraverso gli occhi della gente.La reazione della gente a quello che noi cantiamo è la nostra principale ispirazione perché le canzoni appartengono alla gente più che a noi.

Siete fratelli e siete figli di un grande artista: com’è lavorare insieme?
Alla base di ogni relazione deve esserci il rispetto e la sfida maggiore, soprattutto quando si tratta anche di lavoro, e mantenere basso l’ego e muoversi insieme senza gelosie, ammirando l’uno il talento dell’altro. È  bellissimo sapere che la persona con lavori è talentuosa quanto se non più di te. E poi, lavorare insieme significa gioire insieme, piangere insieme, insomma condividere. Se mio fratello vince vinco anche io. Cerchiamo di essere complementari e di trarre reciprocamente le idee migliori. Abbiamo sognato insieme di fare carriera e non credo che saremmo qui se non insieme.

Guarda anche la nostra CLIP VIDEO.

Avete collaborato con parecchi artisti: come scegliete le vostre collaborazioni?
Sì abbiamo collaborato con Miguel BoséMaluma e Ricky Martin per esempio e abbiamo creato bellissime amicizie. Ci piace lavorare con persone che siano non solo amici ma anche artisti che noi stessi stimiamo. Solo così la gente che ti ascolta coglie la sintonia fra tutti noi: la connessione è fondamentale.

E poi c’è J Balvin…
J Balvin è un grande amico, anzi prima di arrivare in Italia gli abbiamo chiesto in quali ristorante ci consigliasse di andare  a mangiare a Milano!

Degli artisti italiani chi conoscete, invece? E con chi vorreste lavorare?
Abbiamo sempre ascoltato la musica italiana, da Eros Ramazzotti a Laura Pausini. Poi abbiamo scoperto Fedez e Zucchero, così come Riki – con cui ci siamo sentiti per messaggio – e Baby K: è fantastica, ci ha colpito molto. Per quanto riguarda Riki, invece, è un cantante pieno di talento e ha già lavorato con alcuni nostri amici, CNCO compresi. Ora lui è in Messico ma vorremo riuscire a fare qualcosa con lui entro l’anno.

Una delle vostre hit è Mi mala, soprattutto nella versione remix tutta al femminile: cosa ha significato per voi essere ai vertici della classifica?
Quando abbiamo ascoltato il pezzo finito abbiamo capito immediatamente che sarebbe stato un successo ed è stata davvero la canzone della svolta. Oggi la Latin Music oggi ha un ruolo importantissimo nel mondo perché, credo, faccia stare bene, faccia venir voglia di ballare in un mondo in cui ci sono troppe cattive notizie. Essere al numero uno è stato il nostro sogno e ancora oggi lo è ma non conta nulla se non sei felice di quello che fai.

Il desiderio di essere in vetta non è per ego ma diventa una ricompensa che ci dà soddisfazione di fronte all’impegno che ci mettiamo, al messaggio di amore che vogliamo mandare e alla gioia che proviamo nel farlo. Non ci interessa più tanto essere al primo posto o nell’ultima fila del bus della musica: noi adesso conta stare sul bus dell’industria musicale.

A proposito di amore, il Venezuela sta vivendo un periodo di grande divisione. Come vi fa sentire?
Abbiamo tanti parenti e amici che ancora oggi vivono in Venezuela e la situazione è drammatica. Noi stessi siamo spaventati nel sentire quello che sta accadendo e speriamo finisca il prima possibile. Stiamo dalla parte di Guaidó, dalla parte della gente, per i diritti umani.

Vi sentite un po’ ambasciatore dell musica del Venezuela?
Il Venezuela per molti anni ha esportato un sacco di ottima musica, ha una cultura incredibile e una varietà di suoni unica. Nonostante tutto quello che sta succedendo nel nostro Paese, c’è sempre passione in tutti i progetti della gente e le persone continuano a innamorarsi e mantengono il proprio sense of humour. La nostra musica merita di essere ascoltata e vorremmo che, anche attraverso di noi, molti altri artisti venezuelani possano essere scoperti a livello internazionale.

Stare sul palco è quello che più amiamo fare: è pazzesco e bellissimo vedere come la gente percepisce e risponde alle nostre canzoni. Pensare che i nostri pezzi sono nate come qualcosa di intimo, fra di noi, e poi diventano di tutti è emozionante.

Che cosa consigliereste a chi vuole diventare un cantante?
Quella della musica è un’industria che ha dei filtri: cantare è solo il 50% del lavoro, cioè saper cantare non significa che tu sia un artista! Abbiamo iniziato a fare musica tredici anni fa, ma solo un anno e mezzo fa è arrivato il successo. Come consiglio possiamo dire di perseverare e non arrendersi, ma anche di essere come spugne per imparare da tutti a sviluppare il proprio suono.

Vostro padre, invece, quale consiglio vi ha dato?
Nostro padre ci ha dato tantissimi consigli ma soprattutto ci ha lasciato diventare quello che volevamo essere. Ci ha detto di essere sempre grati agli altri per ogni cosa e di continuare a sorprenderci, sempre. E siamo sorpresi anche di fronte a voi che siete qui oggi per noi, davanti ai fan che vengono ai nostri concerti e a chi in aeroporto ci chiede una foto. Grazie sempre, davvero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *