Ligabue pronto per gli stadi con lo ‘Start Tour’: «Il palco è la mia dipendenza»

Quella che sembra un’anonima sequenza di schermi, ancora prima che inizi la musica, si trasforma in un muro tridimensionale, in cui i sette tasselli led prendono vita con forme e immagini differenti. Siamo alle prove generali del nuovo show di Ligabue, lo Start Tour 2019, che toccherà i principali stadi italiani a partire dal 14 giugno con la tappa inaugurale dii Bari (qui le date).

A ospitare questa speciale serata è lo spazio esterno delle zona fieristica di Reggio Emilia: il monumentale palco da 52 metri assume così la caratura di un’autentica cattedrale nel deserto. Oltre alla stampa, la platea accoglie amici e familiari di Luciano e la sensazione di partecipare a un evento più unico che raro è estremamente vivida.

Appena il rocker di Correggio sale on stage, l’onda visivo-musicale pensata per abbracciare platea e tribune negli stadi si accende e garantisce un’esperienza live estremamente personale. Da destra a sinistra, l’inquadratura scenica è una finestra sul mondo musicale ed emotivo del Liga, il quale conduce attraverso una scaletta di 22 pezzi.

Bianco, rosso e nero sono i colori che si rincorrono in apertura giocando con le enormi L che si compongono e scompongono in cornici di dimensioni diverse. La musica suona, eccome, allo Start Tour e si arricchisce di sfumature insieme ai visual. Note e immagini raccontano così un ventaglio cromatico sempre più ampio fatto di tinte nette con ampie pennellate geometriche, video e grafiche (emoticon compresi).

Ph. Cr.: Jarno Iotti

«Quella delle elle enormi è una trovata di chi ha fatto la scenografia, – ci racconta Ligabue a margine dello spettacolo incontrando i giornalisti invitati – devo dire che come elemento grafico mi sembra che funzioni. Poi stranamente le elle sono anche due sette all’incontrario e il sette è un numero su cui ricado sempre.»

Con il tour in partenza, Luciano porta dal vivo il suo ultimo album (dopo il live per poche centinaia di fan all’Italghisa). «Mi sono sempre raccontato più di quanto non si pensi. – continua il cantautore – Sono riservato ma in termini artistici mi sono sempre messo a nudo anche nelle mie parti più intime, però è vero che con Start c’è stata una concisione maggiore che forse arriva di più. Nei miei primi album lo nascondevo di più dietro a certi personaggi ma in generale quella sensazione c’è sempre stata.»

È la biografia musicale di Ligabue si snocciola attraverso tutta la setlist, strutturata in modo da evidenziare per bene l’ossatura concettuale dello show. «La prima parte è una sorta di presentazione esplosiva: si parte con Polvere di stelle seguita da Siamo ancora noi e poi si toccano le corde dell’emozione con A modo tuo. Questo è un brano che ha avuto una risposta emozionate quando ho ripreso a farlo dal vivo. Quindi, si passa una bella botta rock e a quel punto, dopo avervi legnato un po’ sui denti, cambio clima con voce e chitarra.»

In questo momento, lungo una delle due passerelle, gli schermi si fanno neri, restano accese cornici e monitor centrale: c’è solo lui, chitarra in braccio e un microfono tra sé e il pubblico. In un attimo, le atmosfere mutano per creare un’intimità che sembra irraggiungibile in uno stadio eppure arriva, nello stesso modo un cui, quando meno te lo aspetti, si riaccende tutto, band compresa. Connessione riuscita fluidamente con il resto del scaletta.

A proposito di questa, Ligabue ammette: «La setlist è sempre un po’ un problema. Penso che negli stadi, oltre ai fan, venga anche gente occasionale, cioè persone che magari verranno ad ascoltarti dal vivo quella volta sola. Per questo motivo, ritengo importante far sentire al pubblico buona parte del materiale nuovo (che altrimenti non avrebbe spazio) ma anche una sfilata delle canzoni fra le più famose.»

Da qui l’esigenza dei medley, «escamotage che mi permette di fare ascoltare più brani. Sono ovviamente assaggi in due momenti dello show (oltre a quello acustico, il secondo medley è in stile club rock, ndr) che fanno diventare lo spettacolo un po’ diverso rispetto ai nostri soliti. Così, in totale, superiamo i 30 pezzi.»

La voce è molto ferma, stasera ho avuto bisogno di scarola, come u Diesel primi 4 e 5 pezzi poi tutto liscio e molto solido come strumento, più di prima.

Un numero, il trenta, che nel 2020 fa rima per Ligabue con un trentennale tutto da festeggiare. «Con Start ho avuto la sensazione davvero di un partenza, o ripartenza se preferisci: che cosa sarà di questo tour non so, quindi figurati pensare al prossimo anno! Di certo ci sarà il modo di festeggiare» Non si sbilancia Luciano, che dopo gli stadi arriverà anche in teatro per un musical.

«Di questo posso dire soltanto che l’idea è venuta alla casa di produzione su soggetto di Chiara Noschese e, a un certo punto mi è talmente piaciuto, che ho pensato di contribuire alla scrittura del copione.» Insomma, che si tratti di un teatro o di uno stadio, il palco per Liga è una dipendenza. «Oggi riesco e gestire meglio le differenze tra palco e realtà, luci spente e luci accese. Prima era difficile ma un po’ di anni passati mi hanno aiutato anche se resta una sorta di dipendenza. Mi reputo fortunato: non c’è niente di così divertente che fare un concerto. Il problema piuttosto è: dopo queste date, che faccio?

Durante il concerto mi lascio andare a quello che succede nell’interazione con il pubblico. In un punto della passerella c’è anche una scaletta: vorrei proprio una maggiore immersione fisica.

Dopo questo tour, del resto, è ventilata da più parti l’ipotesi che San Siro possa essere abbattuto per fare spazio a una struttura più moderna. «Ho cominciato con gli stadi proprio dal Meazza nel 1998 e c’è sempre qualcosa di speciale lì. Non è un caso che tutti vogliano arrivare a suonare in quel luogo e credo che, se verrà chiuso, si perderà qualcosa di importante per la musica.

Il fascino che c’è in San Siro è legato alla sua storia e ai grandi concerti che ci sono stati, a partire da quello di Bob Marley. Quello stadio ha un sapore speciale e un’atmosfera che lo rendono appetibile, ti viene voglia di andarci e anche alla gente piace ascoltare i concerti lì. È la stessa magia che ha l’arena di Verona: sono posti in cui le persone vanno più facilmente perché lì la musica vive per quello che è anche nella sua storia.»

Tornando a Start, Ligabue anticipa che la scaletta «nella parte voce e chitarra cambierà ogni sera, mentre per il resto ci saranno solo piccoli cambiamenti, magari singole canzoni che si alternano per dare maggiore spazio a Start sul breve termine. Ma saranno cose risibili…»

È ormai tempo di smontare il palco, le luci si abbassano, i tecnici si muovono frenetici e anche l’artista deve lasciare la sua “creatura”. «Abbiamo lavorato tanto, per la voglia di tutti. Amo stare sul palco perché mi piace cantare e ma anche contare su un gruppo. Del resto ho sempre voluto essere un cantautore con una band, vivere con le dinamiche di una band. Ecco, confermo, quella da palco è proprio una dipendenza. Ora c’è solo un problema: cosa faccio nell’attesa che parta il tour? So già che questi giorni non mi passeranno più!» Passano, Liga, passano e il palco aspetta solo te.

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