Il rap-verità di Clementino: sul palco di un teatro per le sue ‘Tarantelle’

Un teatro, il buio della sala, occhio di bue sul palco e un sipario aperto. Clementino entra in scena.

ATTO I, SCENA I
Le origini

Si apre con un monologo la conferenza stampa con cui Clementino presenta il suo nuovo album, Tarantelle, dal 3 maggio per Polydor / Universal Music. Il leggio non serve al rapper napoletano, che racconta – e si racconta –  fra recitato e improvvisato, coinvolgendo il pubblico da navigato showman. E poco importa che l’artista quasi si schernisca parlando del suo passato da animatore di villaggi turistici: la polvere del teatro è casa sua, della sua famiglia, fin da bambino. E si sente.

«Il rap è ‘a verità»: da questo nodo centrale si dipanano le tracce di Tarantelle, un disco che arriva a due anni dal precedente ma, a differenza, di Vulcano e compagni è nato con il respiro del tempo. Quello che Clementino si è concesso – per scelta ma anche per salute – e che ha permesso un lavoro pensato e meditato senza perdere l’urgenza espressiva.

Clementino by Bogdan @Chilldays

Così, l’etimologia di taranta di cui il napoletano rende conto comprende sia il genere salentino (scopri di più in questa nostra intervista a Edoardo Zimba) sia la sua sfumatura partenopea. Se, infatti, Tarantelle è figlio di viaggi a Lisbona e Amsterdam così come di soste in Cilento, il cuore resta orgogliosamente napoletano. «Tarantelle in napoletano significa guai, e io ne ho passati tanti», spiega Clementino introducendo un disco che ha conosciuto anche le comunità in cui l’artista ha affrontato le dipendenze.

ATTO I, SCENA II
La musica è la cura

«La musica per un artista è sempre di aiuto: a me ha salvato la vita. Mi sono chiuso in studio e ho tirato fuori un sacco di cose. Se no avessi fatto rap, forse, avrei fatto altro e di negativo. Sicuramente potevo finire male, la famiglia e gli amici mi hanno salvato ma è stata la musica a non farmi cadere nel baratro.» Il viaggio di Clementino si apre coi sogni di ragazzino ma arriva a toccare il fondo per poi risalire: «Ho passato due anni d’inferno, tra comunità e psicologo, ma ora sto bene, sono felice e mi voglio godere la vita da cantante. Pure famoso, eh.», afferma il rapper.

E la ripartenza porta con sé nuovi sogni: «Ho iniziato nuovamente a sognare solo dopo molto tempo: mi svegliavo la mattina e per non dimenticare quello che avevo sognate, mi sono segnato tutto su un foglietto. Così, mi sono ritrovato in un cassetto tutti questi appunti, queste immagini, e ne ho fatto un pezzo. Anche per questo dico che il rap è verità.»

Ma oltre ai sogni di oggi, Clementino ha rispolverato quelli che faceva da ragazzino, anche attraverso le foto dell’adolescenza che popolano il booklet di Tarantelle. Racconta: «In copertina c’è una fotografia di me a sedici anni quando avevo il sogno di diventare rapper. Mi sono guardato indietro e ho rivisto quello che ho fatto: mi sono detto “ricominciamo da dove eravamo rimasti”, da prima di fare a musica, quando con gli amici facevamo finta di essere famosi…

Oggi ricomincio da lì, seguendo quello che desiderava Clementino a quell’eta. Ora occorre mantenere quello che ho raggiunto. Non sono diventato famoso da un giorno all’altro, ma lentamente. E le cose sono arrivate un poco alla volta con la gavetta.»

ATTO II, SCENA I
Il rap e la trap

In questi due anni, in cui Clementino si è preso una pausa, la musica è cambiata e non necessariamente in meglio. E la voce del rapper si fa sentire sotto questo punto di vista: «Io non parlo-male del rap o della trap di oggi ma della generazione che ci sta portando a una cultura fatta solo di like e social. Conta solo cosa stati mangiando, o dove sei, o il vip con cui stai: io penso che sia il momento di far parlare la musica, non i vestiti o l’estetica. Questo modo di apparire è molto lontano dalla vera essenza dell’hip hop.»

Per mettermi il cappellino al contrario ho imparato prima a fare freestyle. Per ogni cosa bisogna studiare.

La recente esperienza di vita irrompe anche nelle considerazioni su certo rap contemporaneo: «Meglio fare la rima “cuore e amore” a tempo che parlare di cose futili o delle droghe. Lo so io cosa significa farsi di cocaina, non c’è un cazzo da ridere, io ho rischiato di morirci. Come fai a essere fiero di farti di coca e a cantarne? Chi vuol essere milionario parla anche di questo, di quando hai tutto e rischi di rovinarti. Ho visto ragazzi rovinarsi al videopoker, per esempio. Se non ti sai gestire puoi arrivare a un brutto finale.»

In Tarantelle Clementino ha voluto con sé un giovane collega come Nayt, a dimostrazione che lo spirito dell’hip hop ha ancora i suoi esponenti genuini: «Nayt mi ricorda Eminem, non ha peli sulla lingua; se fossi stato contro la nuova generazione di rapper non lo avrei invitato. Io sono contro il rap dell’apparenza. Sono Gandhi fuori e vaffa moc dentro.»

Guarda il video dalla conferenza stampa.

ATTO II, SCENA II
L’album Tarantelle e il tour (epilogo)

Clementino snocciola neologismi allo schioccare di dita: Clementinismo, black tarnatella, real rap e altri, tutte anime di Tarantalle, ovvero dei suoi guai. «Con due anni di attesa e circa settanta canzoni scritte, ho avuto più tempo di lavorare. La mia manager mi ha sempre consigliato di fermarmi, ma finora mi ero ritrovato a fare un album uno dopo l’altro… non c’era neanche il tempo di pensare, o ripensare, a una traccia. Questo è un disco molto più pensato, concentrato. Insomma, maturo.

Costruire uno show su queste tracce – ce ne sono di cupe e acustiche, ma anche benger con beat digitali – sarà una sfida. E Clementino partirà in tour dall’Europa: «Per la prima volta farò un tour europeo, sono molto emozionato; stiamo già avendo grande riposta già dagli italiani all’estero ed è bello portare un messaggio di italianità fuori dalla Penisola. È un onore e sarà una prova generale per tour italiano.

In vista dei live devo lavorare tanto sulle canzoni, in Europa sarò nei club poi ci sarà una leg bella tosta in Italia. Voglio creare anche un po’ di intrattenimento, con canzone più introspettive ma anche pezzi divertenti.» Lo showman che che è il Clementino è già sul pezzo.