L’uomo social(e) di Daniele Silvestri: «Non ho mai smesso di usare la testa. E mi diverto»

Dagli equilibrismi poetico-funambolici di Acrobati alla terra, alle radici, all’uomo, alla società. Daniele Silvestri riparte da un posto preciso, che è insieme luogo fisico e luogo dell’anima. Il suo nuovo album, La terra sotto i piedi, nasce a Favignana, rifugio che da immagine dell’isolamento diventa metafora di una connessione profonda tra l’io e gli altri.

E se non fosse stato per quel lembo d’Italia a forma di farfalla probabilmente questo disco non suonerebbe come lo sentiamo, anzi non sarebbe proprio. «Dopo Acrobati ero convinto di riuscire a pubblicare un altro disco entro un anno, avevo un sacco di materiale da parte. Invece la vita mi ha preso a schiaffi, e lo ha fatto più di una volta. – inizia a raccontare Silvestri – Quel materiale, le canzoni da parte, a un certo punti non corrispondevano più a quello che sentivo: mi sono invecchiate fra le mani.

Allora mi sono preso del tempo per guardare anche a quello che succedeva attorno a me e, intorno, il cambiamento è palese. C’è stato anche un cambio di cifre stilistiche musicali. In questi mesi ho ascoltato un mare di roba, trap compresa (anche per capire ‘sti figli); ho sentito cose che mi sono piaciute e altre che, innegabilmente, rivelano uno schiacciamento verso il basso come contenuti.»

Contenuti e musica, per Daniele, sono due lati della medesima medaglia con la quale da venticinque anni sa giocare con ironia, schiettezza, poesia, realismo e umana passione. La stessa con cui ci restituisce le impressioni su un presente che sta cambiando. «Non so fare altro – continua a spiegare il cantautore, reduce dal Concerto del Primo Maggio a Romascrivo canzoni e in generale scrivo per parlare di quello che vedo, che mi sta a cuore, che mi fa gioire o mi fa soffrire, a livello personale o con uno sguardo verso la società.

Noto che questo momento sta portando le cose a un punto di rottura. Non significa che siamo sull’orlo di un default ma abbiamo iniziato a vedere quanto facilmente questo possa succedere. Siamo un paese che sonnecchia da sempre ma c’è un momento in cui ci si sveglia, può essere traumatico ma può anche essere nuova linfa.»

Tutte le sollecitazioni che sono giunte a Silvestri dall’esterno e, quindi, dalla riflessione interiore sono diventate quattordici brani che hanno l’anima solida del cantautorato ma sanno anche vestirsi di elettronica o virare verso il rap. E come in un organismo malato gli anticorpi si attivano per combattere il male, allo stesso modo l’animale sociale che è l’uomo può difendersi per guarire. Da qui, la lente dell’ottimismo, che piega anche all’ironia e che non manca mai nella poetica di Daniele.

Come si fa, quando provi a dire cose che ti stano a cuore, a non entrarci dentro? Sento che questo è un dovere, devo metterci la faccia.

Così, «un disco pieno di amarezze» si tinge «di quel sentimento che mi appartiene. – confessa il cantautore –  Sono un ottimista e credo che l’essere umano sia meglio di quello che sembra; penso che debba dimostrarlo nella collettività anche se tendenzialmente oggi fa l’opposto, perché cerchiamo le capacità solo nell’individualità.» L’impegno civile che fa parte dell’espressione di Silvestri cantautore si sente forte e chiaro ne La terra sotto i piedi, che rispetto ad Acrobati riporta in primo piano una buona dose di riflessione politica. In questo, Daniele è oggi uno dei pochi a esporsi così nettamente.

«Credo che molti non abbiano voglia di esporsi perché il terreno dei social spaventa e credo che questo sia più forte in Italia, ma non ne saprei dire il motivo. Forse da noi i leoni da tastiera sono più agguerriti… – ci spiega – Poi ci sono anche ragioni storiche: è vero che c’è stata un’epoca lunga in cui voce dei cantautori è stata di sinistra e c’è stata facilità nell’indossare bandiere.

Venuto a crollare tutto quello, è difficile riconoscersi in una rappresentanza di sinistra: oggi è più difficile capire da che parte stare, è tutto più in bilico. Faccio fatica anche io, spesso mi sento facilmente coinvolto in battaglie locali mentre su scala nazionale meno. Ma non ho mai smesso di usare la mia testa. Continuano a esserci cose per cui vale la pena metterci la faccia ed esserne orgogliosi.»

Guarda la nostra CLIP VIDEO dall’incontro stampa per la presentazione de La terra sotto i piedi.

Tra riflessione, sentimento, gioco, sberleffo, lieti fini da conquistare e sudore da versare, La terra sotto i piedi arriva nell’anno numero 25 della carriera di Silvestri che per la prima volta affronta i palasport. «Riprodurre dal vivo questo album è sostanzialmente impossibile. Ma io penso che le canzoni siano materia viva, di cui reinventare il modo in cui farle ascoltare. Si possono anche riportare a un’essenza più semplice e il tour nei palasport permette di avere dei risultati sorprendenti.

Cosa stiamo preparando? Per ora sono nella sfera dell’impossibile, sto spaziando con la fantasia ma presto dovrò fare i conti con la concretezza. Certo, vorrei riempire lo spazio dei palazzetti in maniera un po’ anomala. Vorrei che fosse sorprendente e che costringesse a una fruizione diversa dello spettacolo. Così ti ho detto tutto senza dirti niente…»

Una cosa, però, il cantautore afferma a chiare lettere: «Sapevo di voler vivere di musica e di scrittura ma quando ho iniziato non pensavo certo di stare al centro di un palco, sotto i riflettori. Quello ho imparato a farlo poi, col tempo. Oggi continuo ad avere ancora voglia di fare musica e mi diverto nel farla; è qualcosa che non do mai per scontato.»

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