Milano per Gaber: Cesare Cremonini sul palco del Piccolo Teatro

Nel pomeriggio di sabato 27 aprile, il Piccolo Teatro Strehler ha visto sul palco il bolognese Cesare Cremonini, protagonista di un dialogo con la giornalista Marinella Venegoni. Il cantautore ha dispensato pillole di vita e di musica, con un taglio ironico e autoironico con cui l’artista ha rievocato anche il suo primo incontro con il Signor G.

Definito come il suo spirito sorvegliante, di Gaber Cremonini ha dichiarato di sentirsi un discepolo non solo in certa gestualità teatrale e volontà di connessione col pubblico ma anche per l’allergia «all’omologazione che la tv promuove ed è per questo che vado raramente ospite nelle trasmissioni».

Ph. Cr.: Elena Di Vincenzo

Il primo incontro con il milanese è arrivato solo dopo il grande successo, dopo «l’ubriacatura coi Lunapop», e Gaber insieme a Freddie Mercury sono stati veri punti di riferimento, quasi angeli custodi. Cremonini ha raccontato: «Non ho avuto un padre artistico in famiglia: cercavo di nascosto fra i vinili di papà. La musica è entrata in casa come una tradizione borghese, per suonare la domenica a pranzo.

Ma per me quella non è musica. Ho un rapporto viscerale col palcoscenico, e credo che la gestualità, l’ironia del teatro, riesca a creare un legame maggiore con il pubblico. Ed è quello che faceva Gaber.» E ancora, a proposito dell’empatia con chi ascolta: «A volte è difficile continuare nel tempo a dire al pubblico “ti capisco”. Credo che Nessuno vuole essere Robin sia quel “ti capisco” con cui entrare in connessione con la gente, coi problemi che ha.»

Tra un video e un ricordo, un verso recitato e un applauso, Cremonini chiede anche ironicamente scusa a Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio, e alle sue ex: «C’è stato un periodo in cui dopo l’amore dicevo “E adesso Gaber” e costringevo la ragazza ad ascoltarne le canzoni. In pratica le donzelle si sorbivano dieci minuti con me e due ore con Gaber.»