Francesco Renga e ‘L’altra metà’: «La musica è cambiata» INTERVISTA

L’entusiasmo con cui Francesco Renga inizia a parlare del suo nuovo album è contagioso e, fra una canzone che ci fa ascoltare e l’altra, il racconto si snocciola senza quasi bisogno di domande. Venerdì 19 aprile arriva L’altra metà (Sony Music), progetto discografico che esce a tre anni dal precedente Scriverò il tuo nome e che artisticamente conclude un percorso iniziato con Tempo reale del 2014.

I dodici brani di questo lavoro sono prodotti da Michele Canova e sono la sintesi di una ricerca di suono e linguaggio in cui il pop è elettronico quanto basta e i testi tali da raggiungere anche i più giovani. È questo il focus vero su cui Renga si è concentrato: uno svecchiamento melodico e del cantato che non ne snaturasse l’identità ma la rendesse più vicina all’oggi.

Abbiamo incontrato Francesco negli studi RCA di Sony Music e questa è la nostra chiacchierata.

Ci hai appena fatto ascoltare la traccia Prima o poi: perché hai voluto partire proprio da questo brano?
Il pezzo, secondo me, per canto e scrittura è la sintesi di quello che cercavo, anche per asciuttezza. Tutto il disco nasce da un percorso lungo, iniziato con Tempo reale, quando ho percepito in atto una mutazione della musica. La musica è cambiata e ho voluto alzare le antenne per trovare un linguaggio nuovo di fronte a quello che girava attorno a me.

Che cosa ti ha fatto percepire questo cambiamento in corso?
Ho percepito questa rivoluzione innanzitutto tramite i miei colleghi più giovani, una nuova generazione che per me è stata una folgorazione soprattutto nel modo cantare. E che all’inizio non avevo neppure capito del tutto. Le prime volte facevo fatica a capire questi nuovi autori e non capire spaventa. Ma ho imparato che devi avere l’umiltà di cercare di metterti in gioco e capire, se vuoi parlare agli altri. E poi ci sono i miei figli: la loro generazione ha un naso innato per la verità e sa distinguere istintivamente ciò che è credibile da ciò che è fake.

A proposito di figli, che ruolo hanno avuto in questo album?
Hanno scelto con me le canzoni e hanno vissuto con me tutto il travaglia della scrittura. Per fortuna il risultato a loro piace, ne sono contento perché sono le mie orecchie e i miei occhi nel futuro di questo paese. Loro sono l’avanguardia.

La parola cantata implica una parola scritta diversa e in questo disco ho trovato la mia sintesi.

Da Tempo reale a L’altra metà: qual è il risultato di questa ricerca?
L’altra metà è un disco molto preciso con un linguaggio mio che si esprime in maniera naturale, grazie anche alle giovani collaborazioni. In passato, era suonava tutto più faticoso e penso, per esempio, a Il mio giorno più bello nel mondo che forse è il primo brani di questa mia rivoluzione. Oggi, sono arrivato finalmente alla naturalezza del canto che senti in Finire anche noi; fino a qualche ano fa sarebbe stata impossibile, anche ripensando al processo creativo.

Durante questo tu processo di evoluzione artistica, qual è stata la difficoltà maggiore?
È stato difficile trovare un modo credibile di raccontarmi come uomo di 50 anni che, però, usa un linguaggio fruibile anche per i miei figli. Per raggiungere questa credibilità sono serviti anni e, nel momento in cui mi sono sentito padrone del linguaggio, ho iniziato a giocarci, a divertirmi. E questo si sente. D’altra parte, sono sempre rispettoso del mio passato e della storia: 35 anni di lavoro sono un arco di tempo di cui tenere conto e, quando sperimenti, puoi rischiare di risultare ridicolo. Lo scivolone è sempre dietro l’angolo.

Che ruolo ha avuto il tuo produttore nell’accompagnarti in questo progetto?
Michele Canova si è ritrovato anche lui in un percorso che abbiamo, anzi, cominciato insieme. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare insieme su tante cose. E questo disco è il frutto di un lavoro più ampio per cui abbiamo anche dovuto lasciare sedimentare certe cose.

E per quanto riguarda la scrittura, che cosa è cambiato?
Ci sono stati apporti differenti, le canzoni sono arrivate in modo diverso. Alcune sono nate quando direttamente quando ero in studio direttamente, altri brani invece sono arrivati da altri autori. Di questi, certi mi sono piaciuti immediatamente mentre su altri abbiamo poi lavorato di più. L’odore del caffè è scritto da Ultimo ed era un brano bellissimo già piano e voce così come lo aveva fatto lui, ma il testo su di me era inadatto; con molta umiltà lui si è messo a rilavorarlo.

L’altra metà è una tavolozza vastissima, un disco eterogeneo in cui il mio linguaggio rende tutto più univoco.

In che modo pensi che il tuo pubblico possa accogliere questa virata?
Non credo sia una virata, ma è il frutto di un processo molto lungo. Forse L’altra metà è uno spartiacque, sì, perché ci sarà un prima e un dopo ma lamia gente se è arrivata fino a qui è arrivata con me, quindi ha vissuto insieme a me questo percorso. Se ascolti il mio primo disco e questo c’è davvero un abisso, ma come c’è un abisso nella musica italiana e nel mondo. Il pubblico è come me, curioso, ama sperimentare e capire.

Anche il ruolo del musicista e in generale dell’artista senti che è cambiato negli anni?
Sì, non puoi più pensare di stare su una torre d’avorio e scrivere da solo di notte. Ed è cambiato anche il ruolo del produttore è cambiato perché devi confrontarti quotidianamente con lui. Insomma, devi scendere al torre d’avorio e sporcarti le mani.

A qualche mese di distanza, se ripensi a Sanremo 2019 come ti senti?
Io volevo fare Sanremo con quella canzone, nata pochi giorni prima che annunciassero i nomi dei partecipanti. Ed e stata una forzatura perché sapevo che il festival era cambiato tantissimo ma Aspetto che torni è una canzone che è servita prima di tutto per fare pace con tante cose di me stesso e volevo che fosse quella ad aprire, su quel palco, il nuovo racconto di questo album. Ho portato all’Ariston una canzone più classica e molto molto personale, intima: non ho alcun rimpianto da questo punto di vista.

Guardando avanti ci sono due anteprime live e un tour in arrivo.
Finalmente! I primi due concerti saranno le anteprime di un tour che partirà a ottobre e di cui sto affinando la scaletta. Sto già immaginando come verrà insieme alla mia band e davvero non vedo l’ora.

Ph. Cr.: Toni Thorimbert

Francesco Renga incontra i fan durante un tour instore in attesa di salire sul palco dei principali teatri italiani ed europei. Ecco il calendario:

  • 11 e 12 ottobreMilano, Teatro degli Arcimboldi
  • 14 ottobreCremona, Teatro Ponchielli
  • 15 e 16 ottobreFirenze, Teatro Verdi
  • 23 e 24 ottobreBergamo, Teatro Creberg
  • 31 ottobreMontecatini (PT) – Teatro Verdi
  • 3 e 4 novembreRoma, Auditorium Parco della Musica
  • 5 novembreCesena, Nuovo Teatro Carisport
  • 12 novembre Genova, Teatro Carlo Felice
  • 15 novembre Atena Lucana (SA), Gran Teatro Paladianflex
  • 16 novembreAvellino, Teatro Don Gesualdo
  • 18 e 19 novembreNapoli, Teatro Augusteo
  • 21 e 22 novembreBari, Teatro Team
  • 23 novembre Crotone, Pala Milione
  • 1 dicembreLugano, Pala Congressi
  • 5 dicembreVarese, Teatro Openjobmetis
  • 7 dicembreTrieste, Teatro Rossetti
  • 10 e 17 dicembreBologna, Europauditorium
  • 12 e 13 dicembreTorino, Teatro Colosseo
  • 14 dicembre Parma, Teatro Regio

I biglietti sono disponibili in prevendita esclusiva per il fanclub dalle ore 11.00 di giovedì 18 aprile. Dalle ore 11.00 di venerdì 19 aprile invece sono disponibili sul sito di TicketOne e dalle ore 11.00 di martedì 23 aprile nei punti vendita abituali.

A maggio 2020, Francesco Renga si esibirà anche all’estero (prevendite da maggio 2019), queste le date del tour europeo (Friends & Partners):

  • 10 maggioZurigo, Volkshaus
  • 13 maggio Bruxelles, La Madeleine
  • 15 maggioParigi, La Cigale
  • 16 maggio Londra, Shepherd’s Bush
  • 18 maggioMadrid, Teatro Nuevo Apolo