Federico Baroni e il suo primo album: «Con la musica è stato colpo di fulmine» INTERVISTA

Ci sono le luci e la leggerezza ma anche la riflessività malinconica per una storia finita nel primo album di Federico Baroni, cantautore e busker che molti ricorderanno anche a X Factor e Amici. Non pensarci (Artist First) è il titolo del progetto in cui il giovane artista raccoglie gli ultimi cinque anni di vita e musica in una carta d’identità articolata in nove tracce.

Origini riminesi ma romano d’adozione, Baroni con la sua bella laurea in Economia in tasca, racconta – e si racconta – con un linguaggio contemporaneo che arriva dritto come un fuso riuscendo così a trasformare storie personali in ganci in cui rimaniamo impigliati anche noi. E, allora, i suoi pensieri, i dubbi, le incertezze ma anche le note più solari diventano completamente nostri in un viaggio empatico che si fa seguire fino alla fine.

Allora Federico, siamo all’album numero uno che ha già tanta strada alle spalle: se ti chiedessi un identikit di questo disco come lo descriveresti?
L’emozione per questo primo disco è moltissima. L’album riassume quello che go vissuto negli ultimi cinque, sei anni da quando ho cominciato a fare musica dopo essermi trasferito a Roma per studiare. Presto, però, è diventata una passione crescente fino a che ne ho fatto un lavoro. Ho viaggiato tanto, soprattutto all’estero, per trarne ispirazioni artistiche e in questo lavoro ho raccolto tante cose che mi sono successe, amori ed esperienze personali. Diciamo che riassume quello che ho passato.

Ci trovi canzoni d’amore dedicate a ragazze con cui è andata più o meno bene, ma anche il rapporto con mia mamma durante il periodo di transizione dall’università alla musica. C’è la mia esperienza a Londra e una canzone dedicata a un mio amico in cui affronto il tema dell’omosessualità. È un disco vario per i temi ma che nel sound suona molto coerente, tant’è vero che avevamo più di venti tracce e abbiamo proprio scelto quelle che erano più collegate fra loro e mi rappresentassero meglio

Per introdurre ufficialmente il progetto hai scelto il singolo Disordine: in che misura è il biglietto da visita dell’album?
Abbiamo optato per Disordine come brano apripista perché è la direzione artistica che vorrei seguire anche nel secondo disco. Ha un sound fresco, un po’ drum and bass alla Charlie Puth, Bruno Mars e Maroon 5. In più la sento molto vicina anche perché è l’ultimo pezzo che ho scritto e nasce dalla mia ultima storia importante. La prima canzone che avevo scritto, invece, è stata Spiegami, mentre ero a Liverpool durante uno dei miei primi viaggi in interrail. Era la prima volta in cui suonavo per strada e, la sera in ostello, mi sono messo a scrivere: ero travolto da una serie di emozioni e sensazioni.

La tracklist comprende nove tracce in cui racconti esperienze autobiografiche e comunque fatti che ti hanno coinvolto: che cosa ti ispira nella scrittura? E quindi, come sono nate queste canzoni?
Parto sempre in chiave acustica e poi, per il disco, abbiamo attualizzato tutti i brani nella produzione. Il processo creativo per me è sempre molto spontaneo, non mi sono mai  messo a tavolino. Per quanto riguarda i brani che riguardano storie amorose, arrivano tutti da esperienze vissute: alla fine di una relazione, stavo male e finivo per riversare quello che avevo in testa sul foglio con la chitarra in mano. Da un primo giro di accordi e con le parole in testa cerco, poi, un tema generale per racchiudere tutte le sensazioni.

Londra invece l’ho scritta sulla scale dell’appartamento a Camdem Town mentre Non pensarci è nata durante un viaggio in treno fra Roma e Milano.

A livello musicale, oltre ai nomi che mi hai citato, quali sono state le influenze principali nel tuo percorso?
Mi sono sempre ispirato ad artisti internazionali in termini di sound ma poi ho sempre cercato di metterci del mio. Direi che il mio è uno stile personale con riferimenti esteri sui quali, andandoci a scrivere parole in italiano, ho finito per cambiare le melodie proprio per le caratteristiche della nostra lingua. Fra gli italiani, amo in particolare Jovanotti e Cesare Cremonini ma anche artisti della nuova scena come Frah Quintale e Willie Peyote.

Rimini e Roma sono le due città in cui hai diviso la tua vita: in quali tratti del tuo carattere ti senti più romagnolo e in quali più romano?
Ho vissuto a Rimini fino alle superiori, poi volevo dare una svolta alla carriera e ho deciso di trasferirmi a Roma dove ho dei parenti. Lì è iniziato tutto, il mio colpo di fulmine per la musica. Sono romagnolo della sfacciataggine, del non farmi troppi problemi, nel mio essere estroverso e socievole per cui non ho paletti. La Romagna è come sono io nella personalità positiva. Roma, invece, mi ha dato la consapevolezza del dover maturare e del fatto di avere delle responsabilità. Mi ha fatto maturare e l’ambiente mi ha fatto crescere tanto a livello artistico anche grazie ai molti incontri che a Rimini non avrei mai potuto fare.

Ho visto sui social che hai avuto modo di toccare con mano (e firmare) le prime copie del disco: che emozione è stata?
Non mi aspettavo un’emozione così forte, sembra banale ma tenere fra le mani un disco tuo, vederne tutte quelle copie e sapere che la gente aspetta di sentire le tue storie è stato bello. E poi lo ammetto: trovare il disco nella buca delle lettere mi ha fatto emozionare. Forse mi è successo perché è il primo album, non so se sarà sempre così, ma sicuramente sono momenti che ricorderò per tutta la vita.

Cantautore e busker, nel tuo percorso sei “incappato” anche nella scatola del talent: che tipo di insegnamento ti ha lasciato?
Mi ha insegnato tanto. Quando ti proponi a un talent devi essere preparato e quando partecipai a X Factor ero immaturo, mi sono bruciato da solo. Da lì ho capito di dover concentrarmi seriamente, è stata una porta in faccia che mi ha fatto riflettere. Amici in seguito mi ha dato più cose: c’ero arrivato con dei pezzi già pronti ed ero più sicuro io stesso. Avevamo ritmi serratissimi ma studiare con quei professori tutti giorni, davanti alle telecamere, con gente che ti giudica sono esperienze che non avevo mai affrontato. Sono servite tantissimo. E ho fatto un sacco di amicizie che sto continuando a coltivare. Spero di poter collaborare con tanti di loro.

Oggi consiglieresti l’esperienza del talent?
È un’arma a doppio taglio: se vedi il talent come punto di arrivo è sbagliato. Io l’ho sempre considerato come tramite, un ponte per farmi conoscere. Mi ha dato la visibilità giusta per farmi notare da più persone sempre rimanendo me stesso. Quindi credo, sinceramente, che se avessi fatto un disco senza talent forse mi avrebbero ascoltato in poche decine di persone e non avrei avuto la fiducia della mia etichetta. Non posso che consigliare il talent, è un’esperienza che fa aprire gli occhi su certe dinamiche ma deve essere fatta con la testa. In giro incontro tanti artisti che hanno pezzi fortissimi, che spaccano, e mi spiace vedere che hanno solo pochi ascoltatori e si rifiutano di partecipare a un talent show.  Non è vero che il talent scredita, tutt’altro.

Con l’uscita dell’album sono in programma una serie di appuntamenti instore e in particolare a Milano scendi in piazza: che tipo di pubblico ti aspetti, o ti auguri, di incontrare?
Quando sono per strada arriva gente che mi segue e viene apposta per ascoltarmi ma ci sono anche adulti che si fermano. Ho un target di tutti i tipi ma la particolarità di Milano è che sarà un vero e proprio outstore che non credo sia mai stato fatto. Non farò cover ma proporrò il disco in versione acustica, così come è nato, e spero di incontrare un pubblico più ampio che si incuriosisca e si fermi ad ascoltare la mia musica.

Ph. Cr. BENDO

Appuntamenti live in vista?
Suono live a Gaeta il 4 aprile sul palco del Festival dei Giovani; con me ci sarà una band e presenteremo l’album in anteprima. Inoltre a ogni instore ci sarà un opening in acustico e poi spero in un tour live. Ci stiamo lavorando.

Questa la tracklist di Non pensarci:

  1. Non pensarci
  2. Spiegami
  3. Domenica
  4. Disordine
  5. Profumo
  6. Mamma è tutto ok
  7. Londra
  8. Diverso
  9. Tutte le cose che

Dal 5 aprile Federico Baroni presenta il suo album con un tour instore, queste le date:

  • 5 aprile – Roma, Discoteca Laziale ore 17.30
  • 6 aprileRimini, La Feltrinelli Largo Giulio Cesare ore 16.00
  • 7 aprileMilano, Mondadori Megastore Duomo ore 16.00 con live showcase in piazza
  • 8 aprileNapoli, Mondadori Piazza Vanvitelli ore 18.00
  • 9 aprileBari, La Feltrinelli Via Melo ore 18.00

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