I Canova presentano il nuovo album: «Non diamo risposte, ma creiamo un percorso» INTERVISTA

Vivi per sempre è il nuovo album dei Canova, lavoro che esce venerdì 1 marzo (Maciste Dischi/distribuito da Artist First) e fa dell’impasto di suoni e temi vari il proprio nucleo centrale. E se viene da chiedersi a chi è rivolto il titolo – se sia verbo o aggettivo – la risposta è presto detta: a nessuno. Tratto dalla canzone che chiude in maniera straniante l’ascolto del progetto, Vivi per sempre «non ha un soggetto – ci dice il gruppo – non è un tu, un noi, né un voi; non si sa se sia rivolto a un amore, a una morte, o a chi fa musica come noi.

Ha uno spettro molto ampio: non dare risposte ma creare un percorso è quello che intendiamo fare ed è l’augurio che facciamo a questo album.» Anche per questo la titletrack se ne sta lì, in chiusura, così «diversa dalle altre e anche in forte antitesi con il precedente disco (Avete ragione tutti, del 2016; ndr). Per questo ci è sembrato giusto che fosse il titolo dell’intero lavoro.»

Tra brani accattivanti e pezzi più ruvidi ed enigmatici, i Canova ci consegnano un disco zuppo di realtà tra una Milano che ha il sapore dei ramen e una Londra che delude. Dalla rosa iniziale di brani, Matteo Mobrici, Fabio Brando, Federico Laidlaw e Gabriele Prina hanno costruito il loro nuovo viaggio selezionando nove tracce. Come? Lo abbiamo chiesto a loro.

Partiamo dalla scelta delle canzone di Vivi per sempre: come avete costruito la tracklist?
Avevamo tante canzoni diverse, ma abbiamo ragionato in termini di album come percorso d’ascolto: non siamo un progetto one shot con il singolone e poi tutto il resto in secondo piano. Abbiamo cercato di dare coerenza, di non ripeterci ma di essere vari. Poi, non è detto che le canzoni che abbiamo lasciato nel cassetto non possano uscire in un secondo momento.

E della copertina, invece, che cosa ci raccontate?
Come per il primo disco, abbiamo inserito come dettagli dei tag perché abbiamo pensato di proseguire questa linea come punto fisso e probabilmente lo faremo ancora, anche se non dovesse più esistere Instagram. Vogliamo vedere i nostri lavori futuri con la stessa chiave. E la foto è stata scelta sempre lì, con lo stesso metodo: abbiamo cercato sul social delle fotografie perché pere un disco con canzoni vere volevamo un’immagine del reale, non patinata o fatta in studio.

Abbiamo guardato davvero immagini da tutto il mondo. Tra le ultime cento che avevamo in mano, questo cane maledetto, ci ha colpito follemente: sembra ubriaco, drogato, innamorato. E poi si tratta di un’immagine in analogico quindi vintage… ci piace molto. Non ci saremmo mai aspettati un volto non umano ma rispecchia le anime delle canzoni. A scattare la foto è stata una ragazza tedesca in viaggio in Sudafrica e sul retro copertina c’è proprio il punto di vista del cane. Come abbiamo contattata l’autrice dello scatto? Ovviamente via Instagram.

Le canzoni di Vivi per sempre ci fanno attraversare l’Europa da Londra a Milano: che città e che viaggio raccontate?
Beh, Londra per noi è un po’ un punto di partenza; tutto quello che abbiamo ascoltato arriva da là come Beatles, Coldplay, Oasis e Shakespeare, che dà il titolo al primo brano. È un inizio teatrale che apre il sipario e aprirà anche i concerti. La prima canzone suona come la carta d’identità del disco, ma neanche tanto: ci piaceva il collegamento al teatro anche perché sogniamo di iniziare uno show col sipario sul palco. Lo avremo, prima o poi.

Ma Londra è anche lo sfondo di Goodbye Godbye
Sì, ed è il racconto di quanto sia stata deludente, un vero tradimento. Abbiamo trovato una città molto globalizzata, un luogo in cui non si capisce bene quale sia l’identità di fondo. Sembra un grande centro commerciale. A parte il pellegrinaggio agli Abbey Road Studios, per il resto Londra ha deluso le nostre aspettative.

Ogni canzone è il tassello di un percorso più ampio: Vivi per sempre e Ho capito che non eravamo sono le due facce della medaglia, sono gli opposti. Vita e morte, affrontanti prendendosi sempre un po’ in giro.

E allora arriviamo a Milano.
È molto presente in questo- disco, a partire da Ramen. Personalmente, abbiamo paura che Milano possa diventare come quella Londra che abbiamo visto di recente. Abbiamo paura di perdere un po’ di noi stessi, e della nostra forma canzone… Volevamo un pezzo in cui interrogarci sulla contemporaneità, seppure a noi piaccia molto tutto ciò che risale a prima degli Anni Ottanta.

Po ci sono due tracce molto diverse fra loro come Vivi per sempre e Ho capito che non eravamo: come si inseriscono nel disco?
Vivi per sempre è una canzone molto pesante, scelta per chiudere il disco per lasciare male chi l’ascolta. Per salutarsi male, come se mancasse ancora qualcosa. È deprimente e ha come tema l’apatia: volevamo comunicare una grande depressione a livello testuale e musicale. Certo, è molto meno catchy di altri nostri pezzi, è un brano spesso. Il bello è proprio chiudere il disco con un punto di domanda.

Ho capito che non eravamo invece è un non sense. Rispecchia il momento più rilassato, senza un ragionamento dietro. Racconta la fine di una relazione vedendola in modo ironico. Il senso di quella canzone sta proprio nel non avere un senso.

Nessuna collaborazione in questo album, una scelta?
Abbiamo un approccio naturale in quello che facciamo quindi ci piacerebbe che anche eventuali collaborazioni nascessero da una birra insieme più che da riunioni. Tanto è vero che i nostri lavoro con Gazzelle, Brunori e Lo Stato Sociale sono nati tutti per amicizia. 

Chi sono gli artisti che sentite più affini a voi?
Siamo legati alla nuova ondata generazionale della musica, come gusti, come percorso. Con molti abbiamo in comune background, influenze e ricordi, anzi spesso abbiamo incominciato insieme. E parecchi nomi di oggi sono vicini a noi: pensiamo a Brunori Sas e Baustelle, che sono i progetti che ci piacciono di più in assoluto. Ma anche Calcutta, gli Zen Circus, Motta, Gazzelle, Ex-Otago. Siamo, poi, tutti inseriti nella stessa bolla dell’indie ma nel proseguo credo che ognuno si differenzierà dall’altro e prenderà una propria via.

Avete citato diversi nomi reduci dal Festival di Sanremo: avete mai pensato a una partecipazione?
Il mondo della competizione è un po’ pericoloso nel senso che è un gioco ma nello stesso tempo non lo e ne va della carriera. È un discorso delicato, perché significa dare un numero a quello che fai. Già i numeri danno ansia nell’industria musicale, su quel palco sono proprio quello al centro. Abbiamo sempre tenuto abbastanza separate musica e gara, e questo vale anche per i talent.

Sono sistemi di proporre un’idea di musica molto lontana da noi. Devi avere forse le spalle grosse di una carriera e non di sovrastrutture create da quel mondo. A Sanremo, poi, se la giocano le canzoni, quindi se il tempismo dovesse essere giusto non è escluso nulla. Tutta questa vita musicale è un rischio: l’importante è essere credibili.

Veniamo a un altro palco, quello del Primo Maggio: che cosa vi ha lasciato quell’esperienza?
Non siamo persone che si guardano troppo indietro, ma grazie al concerto del Primo Maggio e a quello all’Alcatraz abbiamo capito quali sono i nostri punti di forza e quello che davvero ci piace fare. Il live è la nostra dimensione e noi siamo una band da sala prove. Quello è l’ambiente che più amiamo e in cui passiamo un sacco di tempo perché siamo dei perfezionisti e vogliamo che i concerti vadano al meglio.

Ph. Cr. Prandoni

Per i prossimi, allora, cosa deve aspettarsi il pubblico?
Ci sarà una bella botta live a cui teniamo molto, siamo un band e l’elettricità di chitarre e batterie unita alla voce sarà centrale. Le canzoni saranno suonate dal vivo ma non amiamo troppo i concerti in cui li brani vengono stravolti negli arrangiamenti rispetto alla versione del disco. Certo, avranno un impatto più immediato ma saranno tutte ben riconoscibili. Abbiamo tanta voglia di suonare queste canzoni e siamo curiosi di quello che potrà succedere perché sappiamo come questo album potrà essere recepito. Ma finora ci siamo divertiti a fare la scaletta: ci sono brani di tempi  molto molto diversi.

Per i prossimi, allora, cosa deve aspettarsi il pubblico?
Ci sarà una bella botta live a cui teniamo molto, siamo un band e l’elettricità di chitarre e batterie unita alla voce sarà centrale. Le canzoni saranno suonate dal vivo ma non amiamo troppo i concerti in cui li brani vengono stravolti negli arrangiamenti rispetto alla versione del disco. Certo, avranno un impatto più immediato ma saranno tutte ben riconoscibili. Abbiamo tanta voglia di suonare queste canzoni e siamo curiosi di quello che potrà succedere perché sappiamo come questo album potrà essere recepito. Ma finora ci siamo divertiti a fare la scaletta: ci sono brani di tempi  molto molto diversi.

Canova: tracklist e date live 2019

Questa la tracklist di Vivi per sempre:

  1. Shakespeare
  2. Domenicamara
  3. Goodbye goodbye
  4. Ramen
  5. Per te
  6. Ho capito che non eravamo
  7. Groupie
  8. 14 Sigarette
  9. Vivi per sempre

La band milanese parte ufficialmente in tour a marzo con le nuove date live; ecco il calendario (Magellano Concerti):

  • 13 marzo Perugia, Afterlife DATA ZERO
  • 20 marzo Milano, Alcatraz
  • 22 marzo – Venaria Reale (TO), Teatro Della Concordia
  • 26 marzo – Padova, Gran Teatro Geox
  • 28 marzo Roma, Atlantico
  • 29 marzo Napoli, Casa Della Musica
  • 30 marzo – Modugno (BA), Demodé
  • 3 aprile – Firenze, Obihall Teatro Di Firenze
  • 5 aprile – Bologna, Estragon

I biglietti per tutte le date sono disponibili in prevendita su TicketOne e  nei punti vendita autorizzati.

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