Secondamarea: musica e vita nel segno della natura. E il ritmo diventa ‘Slow’ INTERVISTA

In un mondo che va sempre più veloce, la filosofia di vita (e di musica) dei Secondamarea va in direzione contraria. E a spiegarci cosa significa vivere Slow – titolo dell’ultimo album del duo – nel XXI secolo sono proprio Ilaria Becchino e Andrea Biscaro che dopo PetrolioVia dell’orto hanno portato in radio anche il singolo Naturale. I quattro elementi da cui tutto nasce si mescolano nelle dodici tracce del disco, che suona come un inno alla natura e ai suoi ritmi.

Ecco che cosa ci hanno raccontato i Secondamarea nella nostra intervista.

Il vostro ultimo lavoro, Slow, è uscito lo scorso aprile: a otto mesi di distanza, che tipo di bilancio potete fare? Pensate che il messaggio dell’album sia arrivato?
Un buon bilancio! La sensazione è che il disco sia uscito ieri. C’è una sorta di autorigenerazione costante nel DNA di Slow, come se ogni giorno si ricreasse, un po’ nuovo e un po’ diverso dal giorno precedente. Il messaggio è arrivato senza dubbio forte e chiaro. La risposta definitiva da parte del pubblico l’abbiamo avuta attraverso il terzo videoclip Naturale uscito un paio di settimane fa. Una risposta corale, fraterna.

Fin dal titolo, il progetto è una precisa dichiarazione d’intenti: in che modo uno stile di vita “a basso impatto” incontra la musica?
In Slow affrontiamo una tematica che non solo ci appartiene perché è il nostro stile di vita, ma perché è un vero e proprio modo di essere, il nostro senso di stare al mondo. Quindi, fare un disco con delle tematiche forti e attuali come quelle della natura, della lentezza, del tempo, degli elementi, della via dell’orto da riscoprire, è venuto spontaneo, istintivo.

Per quanto ci riguarda, pratichiamo la filosofia del “non fare”, cerchiamo di avere il minor impatto possibile sull’ambiente, ci adoperiamo perché le cose che ci circondano rimangano il più possibile uguali a se stesse. Non agiamo sulla natura, ma piuttosto ci facciamo agire. In sostanza, se abbiamo un albero in giardino, cerchiamo di lasciarlo libero di crescere secondo la sua volontà, evitando potature insensate e stupidi propositi di contenimento.

Se vogliamo abitare una casa antica, conserviamo i mobili d’epoca preesistenti, condividendo uno spazio che non è neutro, ma sedimento antropologico. Se desideriamo bere una buona acqua, evitiamo di acquistarla in negozio: da quindici anni ci riforniamo direttamente dalla magnifica sorgente della nostra isola.

Naturale è il terzo singolo dall’album ed è accompagnato da un videoclip che ribadisce un modo di vivere secondo i ritmi della natura. È ancora possibile oggi? Come?
Il verso di una nostra canzone canta: “… il buono non è nel nuovo, ma nell’antico da ritrovare”. Questo non significa evitare la modernità, ma viverla piuttosto in maniera critica, consapevoli del fatto che le risorse del pianeta sono a termine e che il tempo e la bellezza sono gli unici tesori che possediamo.  Abbiamo bisogno di luoghi franchi, incolti, selvatici, in cui l’uomo possa ritrovare la sua vera essenza. E abbiamo bisogno di tempo, qualitativamente parlando.

Ph. Cr.: Ray Tarantino

Avete scelto di girare il video all’Isola del Giglio: come mai?

Perché è casa nostra. E soprattutto perché volevamo far capire al nostro pubblico come viviamo la nostra isola. In modo libero, a piedi nudi, per mare e per terra. Questo inno al selvatico, agli elementi atmosferici, alla natura nuda, primordiale, essenziale che è “Naturale” non poteva che essere girato in “casa”, nell’ambiente che abitiamo ogni giorno, nell’incontaminato che ci avvolge.

In ordine di tempo, prima dell’ultimo singolo, sono usciti Petrolio e Via dell’orto: se doveste definire questi brani, come li descrivereste?
Petrolio è una colorata messa in scena, una visione caleidoscopica, una danza straniante e mascherata per ironizzare la forte tematica della canzone. Si cantano infatti il petrolio, gli anni bui, la massificazione, l’inquinamento fisico e intellettuale, l’ipertrofismo dei social media, il distacco sempre più evidente dalla realtà sensibile in favore della realtà virtuale (“nella pozzanghera sfuocata mi suicido e mi autoscatto“), la perdita di significato generale. Tuttavia, si inneggia alla vita, alla risata e al pianto come uniche armi contro odio e terrore, uniche forme vitali per raggiungere verità e amore.

Via dell’orto è un canto che invita a smarcarsi dalle pesanti infrastrutture della vita moderna per ritrovare finalmente la via dell’orto e, quindi, la via delle radici, del tempo e del gioco. Radici, tempo e gioco che donano felice spazio all’uomo. E meravigliosa solitudine. Una canzone dal ritmo dinamico e danzante che ci sprona a riscoprire ciò che da sempre è dentro di noi. Una corsa in mezzo ai campi, tra le volpi e tra gli incanti, per ritrovare il senso del selvatico e, di conseguenza, il nostro senso più profondo.

C’è un verso nei testi di Slow che raccoglie in maniera particolarmente efficace il messaggio che volete mandare?

… perché la vita è come un bosco che respira in coro, e lo fa piano…

In che modo il disco prende forma sul palco? Come “suona” un vostro show live?
Abbiamo scelto di presentare Slow in spazi non consueti per la musica. Questa estate abbiamo creato l’AGRITOUR: un concetto innovativo per riportare la musica alla terra, trasformando spazi non propriamente “da concerto”, in luoghi musicali. Un programma di date consecutive in Agriturismi, Cascine, Fattorie, Enoteche in cui far ascoltare il nuovo disco Slow in veste totalmente acustica, puntando sull’essenzialità e sulla convivialità.

Un progetto di musica a Chilometro Zero per un percorso sensoriale tout court, dove le note sono molteplici: sonore, olfattive, gustative, visive. Ci sembrava il modo più giusto e coerente per proporre dal vivo questo progetto. Una sorta di concerto intorno al fuoco.

Questa la tracklist del disco:

  1. C’hanno rubato l’inverno
  2. Naturale
  3. Pellegrinaggio
  4. Macina
  5. Slow
  6. Petrolio
  7. Il presente
  8. Via dell’orto
  9. Sangue di legno
  10. Senza
  11. Acuacanta
  12. Il mondo vuole te

 

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