Istinto, verità, cuore ed esperienza: Emma fa ‘BooM’ con la nuova edizione di ‘Essere qui’

Il cerchio che si chiude. Un cerchio disegnato con un tratto deciso e delicato insieme, di quelli che fatti con inchiostro indelebile perché resistano al tempo e ci ricordino sempre quel momento. È un po’ questo, per Emma e per il suo pubblico, Essere qui – Boom Edition, la nuova edizione dell’ultimo disco con quattro inediti. Anticipato da Mondiale, in tutte le radio, l’album arriva accompagnato da un racconto nuovo, in formato di magazine, nel quale la Marrone ha sperimentato una scrittura libera dalla forma canzone.

E nelle pagine, lavorate e rilavorate da Emma come in un laboratorio di autoanalisi, c’è un intero mondo, anzi una vita intera. Scatti divertiti e foto introspettive, il bianco/nero e il colore, il sé e gli altri, la famiglia e il pubblico, l’amore e il lavoro: il tutto in un fluire magmatico che è il racconto più libero che ci si potesse aspettare.

Non che in passato Emma abbia celato mai qualcosa di sé, ma in innegabilmente la prosa ha slegato in maniera completa un processo di scrittura viscerale e a tratti dolorosa. Le gioie e le ferite, la Marrone, ce li mostra nero su bianco, sezionati e condivisi a farci bene e male insieme. E si sentono, si sentono tutti.

Emma, come ti sei approcciata a un modo di scrivere senza limitazioni di versi o rime?
Questo modo di esprimermi ha aggiunto qualcosa in più. Mi piace leggere, quindi automaticamente credo che la scrittura sia automaticamente il secondo passo. Sinceramente, quando mi sono buttata in quest’avventura, non pensavo in realtà di essere in grado di portarla a termine. Infatti, dopo la riunione in cui ho dichiarato di voler scrivere io senza ghost writer, mi sono detta: che cosa mi sono messa in mente di fare? Adesso che cosa scrivo?

E invece…
E invece, a un certo punto stava diventando una dipendenza! Meno male che mi sono fermata a otto capitoli altrimenti sarebbe uscita un’encicolpedia. Con la carta bianca, faccia a faccia con me stessa, mi sono ritrovata un fiume in piena: ho cercato di sfruttare al meglio questa grandissima opportunità. Ho potuto scrivere di me, senza dover cantare, ed esprimendo un concetto allargandolo analizzandolo fino alla fine. È stato come andare dall’analista solo che non ho pagato. Ho semplicemente scritto.

Rispetto alla prima pagina, come sei arrivata all’ultima?
Ero partita con un approccio forse un po’ più asettico, per non farmi probabilmente di nuovo male. Ma poi leggevo e non mi convinceva per niente; allora ho cancellato tutto. Sono ripartita da zero, scavando e aprendo i cassetti; piano piano ha preso confidenza: guardavo il foglio e vedevo la mia faccia, i difetti, le imperfezioni, le fragilità ma anche le cose belle.

Nella vita e sui social non ti sei mai tirata indietro nel mostrarti quotidianamente e nel difendere le tue scelte di fronte a commenti poco gradevoli. Che tipi di messaggio vuoi lanciare?
Oggi tutti scrivono perché ci sono i social e in 140 caratteri ognuno può dire la propria. Questa è una cosa bellissima ma trovo sgradevole e sbagliato quando l’opinione diventa pubblica offesa, diventa pubblico giudizio. Avere un’opinione non significa offendere gli altri: questa è una piaga della nostra società, solo che in molti fanno finta di non vederla o di non percepire il problema. Io, invece, già nelle scuole istituirei come materia Educazione ai social. Educare i giovanissimi potrebbe migliorare la situazione, visto che ormai fin da piccolissimi sono già dei cani sciolti che scrivono parole irripetibili. Questo significa che non c’è controllo e, secondo me, quando non c’è controllo non si va mai tanto lontano.

A questo proposito, nel magazine racconti spesso della tua famiglia e dei valori tradizionali con cui sei cresciuta. Anche l’essere se stessi, nel bene e nel male, è un principio a cui se stata educata?
Ho sempre esplicitato tranquillamente le mie opinioni e ho sempre detto quello che pensavo in tante circostanze. Il fatto che sia una cantante e sia bionda non significa che io non abbia un’opinione. Probabilmente sono una persona che ha una buona cultura, che ama soffermarsi sulle cose e ha un suo pensiero. Sono cresciuta in una famiglia dove fortunatamente all’ora di cena non c’era l’iPad: in tavola si parlava e si è sempre parlato di tutto.

I miei genitori hanno cresciuto me e mio fratello con attenzione rispetto a quello che ci circonda, facendo in modo di essere sempre noi stessi e avere un pensiero proprio, anche slegato dal loro. E c’è sempre stata tanta informazione, senza tabù. In questo magazine non ho fatto nulla di diverso, l’unica cosa diversa è che stavolta l’ho messo nero su bianco, allargando la descrizione di quello che penso perché quando si legge una cosa resta più impressa del sentito dire.

Tra palco e realtà, che equilibrio hai trovato?
L’unico modo per mantenere un equilibrio in questo lavoro così abbastanza folle l’ho trovato continuando a fare una vita che è super ordinari. Io mi rendo conto che la gente su noi artisti si crea una certa immagine – per qualcuno anche ragione – ma in realtà io faccio la vita di una ragazza normale. Anzi la mia vita è più normale di quella di tante altre ragazze che si definiscono normali. Questo per me è l’unico modo per tenere saldi i miei principi e i miei pensieri. A me appartiene la musica, stare rinchiusa giorni giorni in studio con i miei musicisti; mi appartiene il palco sul quale mi sento a casa collaborando con tutti. È questo ciò che mi interessa del mio lavoro dove c’è la musica tanto che quando sto a Roma, è più semplice beccarmi in una trattoria con la tovaglia di carta piuttosto che a una festa vip.

Tornando alla musica di Essere qui – BooM Edition, i quattro inediti suonano estremamente coerenti e compatti fra loro: quando sono nati?
Nucleare, Mondiale e Incredibile voglia di niente c’erano già; l’unica traccia che si è aggiunta è Inutile canzone che ho scritto quattro giorni prima di entrare in studio. Quindi, in realtà, questi brani ci sono sempre stati, solo che non potevano essere inseriti in Essere qui: oggi se un disco ha più di dieci tracce sei l’anticristo! Per me erano un blocco unico che non funzionava se separato e risulta corrente è perché in verità questo progetto è l’atto finale del disco uscito un anno fa con L’isola come primo singolo.

Da allora ti senti cambiata?
Purtroppo la vita degli artisti è scandita dall’uscita degli album, come sei in mezzo non succedesse niente, come se fossimo dei robot che escono solo nella data di pubblicazione di un disco o alla partenza di un tour. Ma nel mezzo ci sono vita, problemi ed esperienze. È passato un anno tra l’uscita de L’isola e Mondiale e mi sono successe un sacco di cose anche personali, quindi è normale che ogni volta ci sia un cambiamento. Non ho mai voluto discernere la mia vita artistica da quella personale: ho sempre detto che quella che sale sul palco è la stessa persona che sta a casa, la stessa che alla 1 di notte si mette a fare le lavatrici.

Quando mi invitano ad avere un social media manager io rispondo che la comunicazione è mia e la gestisco come pare a me.

Quindi, sì sono cambiata, perché è normale farsi delle domande. E ti dirò anche probabilmente tra sei mesi sarò un’altra cosa ancora e questo lavoro sembrerà un pezzo di vita già passata perché vivo le cose in maniera molto intensa. Ogni giorno della mia vita è un giorno in più, un’esperienza in più, qualcosa da imparare e questo si rispecchia nelle cose che faccio.

Ph. Cr.: TONI THORIMBERT

Nella musica e nella vita sei una persona che punta sempre più in alto l’asticella?
Non ho chiara la direzione in cui sto andando perché perderei tutto il gusto del viaggio e dell’esperienza. La mia bussola non ha lancette e sono in balia delle esperienze che ogni giorno la vita mi regala e ciò si trasforma in musica. Sono una persona che ama il rischio, sì, perché mi annoio facilmente e sono sempre stata così fin da bambina. Le cose facili e quelle sicure che non mi fanno salire l’adrenalina mi annoiano tremendamente. E la verità, per me, viene prima di tutto. Non sono brava della le bugie e se avessi cantato delle canzoni che in questo momento non sentissi mie avrei fatto una brutta figura con me stessa e con il pubblico. Semplicemente seguo l’istinto, abbinato alle esperienze e alla maturazione.

Il tuo rapporto con i fan, soprattutto dal vivo, è molto fisico e intenso. Come lo vivi?
Tutte le sere ai concerti è un incontro perché ogni sera c’è un pubblico diverso, ogni sera ci sono aspettative diverse e speranze diverse. C’è sempre, però, la paura di non essere all’altezza, di non essere bella per loro: per me ogni volta che salgo sul palco è come se fosse la parabola della mia vita con la nascita e la morte, che è l’ultima canzone. Quindi ogni volta che mi esibisco penso che sia l’ultima volta e cerco di dare sempre il 100%. Con i fan è come un rapporto amoroso, fatto di alti e bassi, a volte anche incomprensioni perché può capitare di non capirci o non percepirci o di rimanere feriti. Per questo, la metafora dell’amore tra uomo e donna è proprio quella perfetta per raccontare il rapporto con i miei fan. Spero che lo capiranno.

Oggi hai una sfida da combattere?
La sfida in questo mestiere è rimanere. Bastano cinque minuti o un video su YouTube per vivere un momento di gloria: il problema è rimanere e questa è una sfida che stiamo vincendo, io il mio pubblico.

Ora, l’appuntamento è dal vivo: come sarà lo show?
Poterò dal vivo tutte e quattro le canzoni nuove, che non sostituiranno nessun altro brano. Non lavorerò di sottrazioni ma di aggiunta. La scaletta resterà più o meno quella dell’anno scorso con questi quattro brani nuovi e in più sto raccogliendo le richieste social da parte dei fan. Spero di riuscire ad accontentarli almeno un po’.

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