Nuovo singolo per ENNE: «Con Takagi & Ketra remo più veloce» INTERVISTA

È il primo artista a poter mettere sul petto la medaglia della PLTNM Squad, nuova etichetta di Takagi & Ketra. Parliamo di ENNE, all’anagrafe Nicola Togni classe 1994, che i due producer multiplatino hanno scelto come primo progetto da lanciare. Uscito il 12 ottobre scorso con il singolo Vodkatonic e dal 16 ottobre fuori con il nuovo brano Death Note, il giovane bergamasco venuto dall’indie traccia il quadro di un mondo digitale che guarda con una certa nostalgia all’analogico.

Umana e robotica insieme, la musica di ENNE vuole essere malinconicamente attuale; una riflessione non scontata del presente che ne usa il linguaggio ripercorrendone, però, il sentiero a ritroso. A pochi giorni dal lancio del secondo brano, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Nicola per capirne meglio la proposta artistica. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Allora, raccontaci un po’ come va questo periodo dopo l’uscita del primo singolo.
Il singolo sta andando piuttosto bene anche perché, in tre settimane abbiamo raggiunto 100mila ascolti che, per un esordiente, è un numero molto buono. Al netto dei numeri, poi, il brano ha avuto un buon riscontro anche ni club oltre che da vecchi e nuovi fan. Quindi, direi che sono soddisfatto anche considerando che si tratta di un singolo uscito senza videoclip.

Come sei arrivato a lavorare con Takagi & Ketra? E come è stato lavorare con loro?
Ci sono arrivato un po’ per una serie di circostanze. Quando ero ancora indipendente, insieme a chi mi seguiva abbiamo scoperto per caso che Takagi & Ketra stavano lavorando su una nuova etichetta. Abbiamo deciso di far loro ascoltare il provino di Vodkatonic e a loro è piaciuto molto, a tal punto che hanno deciso di produrlo. Quando abbiamo sentito il lavoro finito abbiamo sentito ne siamo stati felici: era sicuramente molto più forte dell’originale ma conservava bene la linea artistica di ENNE. Abbiamo colto questa ottima opportunità.

Ma oltre alla produzione del singolo, sei il primo artista a firmare con la nuova etichetta che i due “re Mida” della produzione italiana hanno fondato. Senti un po’ di responsabilità?
In effetti, anche il resto del materiale che abbiamo fatto sentire è piaciuto e quindi, oltre al singolo, hanno deciso di scritturarmi; così, effettivamente, sono il primo artista con loro. Un po’ di responsabilità la sento, ma non la vedo completamente come tale. È un inizio da entrambe le parti. Ovvio, entrare in quello studio significa mettere piede nella stanza in cui prendono forma Dischi di platino: ti fa sentire come entrare a Narnia! È un esperimento quasi, e a me piace chiamarlo laboratorio di falegnameria.

E come è stare in quelle quattro mura?
È quasi straniante. Però è anche vero che, essendo io sostanzialmente esordiente, è tutto nuovo. Takagi & Ketra da parte loro mi hanno messo subito a mio agio e io sto cercando di remare più velocemente, ma il tutto in modo spontaneo. È una realtà artigianale libera, molto tranki funky.

Ma come nascono i tuoi brani?
Insieme a Federico Laini, in generale, partiamo da ascolti di materiale internazionale – Retrowave, Electro Anni ’80 fino ai giorni nostri, sono ascoltatore forsennato! – ma non c’è un metodo fisso. Ci sono volte in cui ci basiamo su mie bozze di testo scritte senza base mentre altre volte in cui scrivo basandomi su una linea melodica. Con Vodkatonic, nello specifico, volevamo autocelebrare il progetto ENNE: da qui anche il titolo, visto che è il nostro drink. Da quello è nato tutto il progetto, una sera che eravamo sbronzi.

Che atmosfere vuole raccontare ENNE?
Il nostro è un lavoro che mira a essere attuale con una sensibilità retro-nostalgica. In Vodkatonic, per esempio, parlo di un contenuto a me molto caro, quello umano, contestualizzato in un ambiente che ho vissuto in prima linea, da frequentatore, promoter e dj. Nel testo ho espresso sia la voglia di divertimento e sfogo propria della discoteca, ma anche l’amarezza che forse è un lato meno indagato. Quel senso di solitudine che tutti abbiamo provato, come se fosse un’abitudine, un mero status quo.

Oltre il divertimento c’è di più, vorresti dire?
Sì, ma non vuole essere una critica alla discoteca o all’alcool, né voglio fare la morale. Semplicemente volevo catturare in una foto una condizione di disagio che esiste ma non è troppo sotto gli occhi di tutti. E poi, negli altri brano su cui sono al lavoro, parlo dell’uomo, andando a fondo nei sentimenti – dall’amore all’odio – ma anche di mondo digitale e uomo-macchina: sono tutti argomenti che sono cari a me.

Quali sono i prossimi passi ora?
Sono in fase di scrittura e sto finalizzando altri singoli. Il prossimo è in uscita venerdì 16 novembre e l’obiettivo è quello poi di arrivare a un lavoro completo, un EP o un album, entro il 2019. Anzi, ci risentiamo nella prima metà del nuovo anno.

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