Patrizia Laquidara presenta il nuovo album: «La bellezza è rivoluzionaria» INTERVISTA

Tra le uscite discografiche di metà autunno, si distingue – per tanti motivi – C’è qui qualcosa che ti riguarda, nuovo album di Patrizia Laquidara. Anticipato dal singolo Marciapiedi, il disco ha visto la luce grazie a una campagna di crowdfunding che ha presto raccolto consensi di gran lunga superiori alle aspettative iniziali. E questa è sicuramente una prima buona ragione per approfondire il progetto.

Non solo. È un bel segno, questo, della sopravvivenza di una certa sensibilità nei confronti della musica d’autore, che è tutto il contrario delle produzioni usa e getta da ascolti in playlist eterogenee. Il pop rarefatto e onirico che caratterizza l’artista suona, infatti, leggero e corposo insieme, senza tempo nei suoni quanto attuale nei suoi riferimenti a femminicidio e immigrazione. Una musica che pretende impegno in chi le presta orecchio.

Ph. Cr.: ©Barbara Rigon

A questo si aggiunga la vita della Laquidara, trapunta di viaggi, fisici e metaforici, che attraversano mondi differenti: cinema, musica, letteratura e teatro si intrecciano variamente fra loro e nella persona stessa di Patrizia. E non è un caso se l’anima di questo album ha un’eco tutta femminile; non solo per l’artista che lo firma ma soprattutto per i quadri che mette in scena.

Alla vigilia della pubblicazione di C’è qui qualcosa che ti riguarda abbiamo incontrato la cantautrice davanti a un caffè e ci siamo fatti spiegare qualcosa di più in merito a questo suo nuovo dipinto sonoro.

Patrizia Laquidara: la nostra intervista

C’è qui qualcosa che ti riguarda è il titolo del tuo nuovo album, anticipato dal singolo Marciapiedi. Ce lo racconti?
Questo disco contiene diverse anime e ho scelto Marciapiedi come primo estratto per dire “questa sono io, quella di una volta ma anche diversa”. Marciapiedi è, per me la canzone manifesto dell’album perché credo che, proprio dove c’è la parte più scura, gli errori e gli scarti, i rifiuti del mondo, lì c’è in atto una trasformazione da cui arriva la rinascita. È dove non abbiamo mai guardato che nasce un nuovo mondo.

Certamente il tuo è un modo di guardare alla società e all’uomo con grande profondità, non accontentandosi della superficie. La musica che ruolo ha in questo sguardo?
Difendo lo spazio della contemplazione e la musica, a mio parere, deve farci entrare in contatto con i luoghi più intimi. E in tutte le tracce emerge un elemento femminile, che si esprime come omaggio alla grande madre, un elemento presente in tutti. In una società dominata dalla forza e dalla competizione mettere questo elemento di accudimento, inclusione e pensiero ovale può essere una salvezza.

Il disco esce su autoproduzione grazie al crowdfunding: come è nata questa idea e come è andata la raccolta?
È nata anzitutto per necessità, perché allora non c’erano ancora contatti sicuri sui potermi appoggiare: mi ci sono buttata. Inoltre, mi ha dato grande libertà anche artistica insieme a un senso di responsabilità verso il pubblico. Considerarlo come partner, investitore, dotato di critica e autocritica fa parte del progetto. Questo disco appartiene a me e a chi ci ha creduto.

Ti sei chiesta che cosa abbia convinto a dare fiducia al progetto di un’artista che, discograficamente, era ferma da più di qualche anno?
Forse il fatto di avere seminato bene prima e la tanta attesa del pubblico, poi non lo so sinceramente. Ho scoperto che il pubblico stava aspettando e in una settimana abbiamo superato la cifra stabilita. Aggiungerei che ho sempre avuto rispetto per il pubblico e questo credo che lo abbia sentito.

Cinema, teatro, musica, letteratura, viaggi: in che modo queste rotte artistiche sono confluite nel disco?
Credo che abbiano contribuito tutte, soprattutto nella scrittura che risulta più letteraria rispetto al passato. E questo si sente in tutto l’album, dato che molte canzoni sono trattate come se entrassero dei personaggi. Sono tante parti di me, quasi direi un disco teatrale.

Durante il periodo di silenzio musicale hai continuato a scrivere?
È stato un periodo di frustrazione grande, perché non riuscivo a scrivere nella forma canzone ma avevo qualcosa da dire. Così ho scritto poesie e altri testi, poi pubblicati; in questo modo ho capito che quel periodo, in cui pensavo non stesse succedendo niente e che sentivo vuoto, è stato invece molto fecondo.

Alfonso Santimone, produttore del disco, lo ha definito “un lavoro che desidera prestarsi a un ascolto paziente e duraturo nel tempo”. Oggi, il tempo sembra manchi sempre…
Ho chiesto al mio pubblico un ascolto paziente, consapevole anche che essere liberi implica dei rischi. Io li sto correndo tutti ma ho cercato di pensare che la verità paga quando è piena di poesia.

Possiamo definirlo un album di impegno civile e controcorrente, in questi tempi “mordi e fuggi”?
Penso che abbiamo tanto bisogno di esprimerci. In una società che ci chiede di non dire niente e di adeguarci, senza avere senso politico della comunità, esprimere la propria visione del mondo è un dovere per artista. È questa visione del mondo non è necessariamente di protesta  o qualcosa che punta alla bellezza e alla poesia, che è una grande rivoluzione.

Questa la tracklist di C’è qui qualcosa che ti riguarda:

  1. C’è qui qualcosa
  2. Marciapiedi
  3. Sopravvissuti
  4. Bello Mondo (Ti ho vista ieri)
  5. Amanti di passaggio
  6. Acciaio
  7. Preziosa
  8. Il cigno (The Great Woman)
  9. C’è qui qualcosa che ti riguarda
  10. Nordestereofonico
  11. L’altra parte dell’altra
  12. Pesci muti
  13. La luna
  14. Il resto di tutto

 

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