Måneskin: “Tutti i ritmi e le emozioni umane ne Il Ballo della Vita”

This Is Måneskin. È questo, da sempre, il marchio della band romana che ora lo riafferma con determinazione nel nuovo album ‘Il Ballo della Vita’, in uscita il 26 ottobre (Sony Music). Anticipato da Morirò da re e Torna a casa – ballad che racconta un lato più intimo ma non meno audace di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan -, il disco raccoglie dodici inediti scritti dal gruppo e co-prodotti con Fabrizio Ferraguzzo.

Forti, nei numeri e nella presenza scenica, i Måneskin lo sono sempre stati e non hanno certo bisogno di dimostrarlo. Quello che si avverte nel progetto è, invece, con piacere, una consapevolezza e una centratura che a X Factor erano passati sottotono, a favore delle luci del momento sotto le quali mettere in scena un atteggiamento esuberante.

L’esuberanza c’è, e ci sta anche vista la giovane età dei ragazzi, ma è sostanziata da un maggiore peso specifico degli stessi protagonisti quanto delle canzoni. A vegliare sulla musica dei Måneskin c’è, del resto, la Musa Marlena, Venere del gruppo, che ne rappresenta lo spirito creativo e libero.

Le tracce de Il Ballo della Vita sono una fusione di rock, pop, funk e rap, con un’incursione nella trap grazie alla collaborazione con Vegas Jones di cui i ragazzi raccontano: «Vegas è un artista che apprezziamo tutti noi. La trap, volenti o nolenti, ci influenza e la ascoltiamo. Stimiamo molto Vegas e agli inizi del nostro abbiamo anche fatto una sua cover.

Quando lo abbiamo conosciuto ci siamo trovati subito con un punto di vista comune ed è stato bello fare una canzone vicina al suo genere ma riportata a casa nostra. Ha un riff di chitarra bello aggressivo, come facciamo noi, e con un testo molto nostro». È questo il ritmo del ballo della vita? «Il ballo della vita ha dentro tutti i ritmi e raccoglie tutta la gamma di emozioni che l’essere umano può sentire».

Con lo sguardo già verso il tour e gli appuntamenti europei, i Måneskin hanno un’idea chiara del loro pubblico, di cui vanno orgogliosi. «Abbiamo un pubblico veramente bello perché trasversale – spiega Damiano – Ci i papà, i nonni, le zie, gli zii, i figli e i nipoti. Abbiamo tutto e tutti. Forse perché nell’adulto scateniamo il ricordo della rock band con il frontman sul palco e ai ragazzetti più piccoli mostriamo, invece, qualcosa di nuovo per il mercato italiano».

Il nostro è un messaggio di libertà.

E se per i Måneskin la trasgressione è “fare quello che gli altri non si aspettano da te“, certo non ci si aspettava subito di verderli sul grande schermo con un docu-film. Ma, ehi, This Is Måneskin. Prendere o lasciare.

Lascia un commento