MEG: dal 3 ottobre ‘Corona di spine’, la colonna sonora del docu-film ‘Camorra’

Esce mercoledì 3 ottobre negli store digitali Corona di Spine, la colonna sonora del film documentario Camorra di Francesco Patierno, di cui Meg è voce narrante e autrice. L’album contiene anche la titletrack inedita ispirata al materiale di repertorio delle teche Rai.

La pellicola è stata presentato alla 75° edizione del Festival del Cinema di Venezia e poi trasmessa su Rai3 e la presenza di Meg regala un valore aggiunto al ritratto di Napoli negli Anni Ottanta. I filmati e le immagini d’epoca sono, infatti, raccontati dall’artista attraverso musiche elettroniche delicate, a creare un contrasto equilibrato.

La cantautrice racconta così l’esperienza: «Sono cresciuta negli anni ’80. Alle elementari andavo già a  scuola da sola – come tutti i bambini della mia età del resto – e ricordo ancora le raccomandazioni di mia madre la mattina: “non toccare mai le siringhe che vedi per terra!”… le siringhe me le ricordo bene, le guardavo con gli occhi sgranati; nel mio percorso quotidiano facevo lo slalom tra quelle e dei simpatici topoloni – detti dalle mie parti –  “zoccole”.

Gli anni ’80 non sono stati un periodo semplice a Napoli, nè a Torre del Greco, la città del corallo, dove sono cresciuta, città schiacciata tra le falde del vulcano e il mare. Ricordo perfettamente il giorno del rapimento Cirillo – le mamme corsero a scuola a riprendersi i bambini per la paura – e ricordo perfettamente la sera del terremoto, dopo il quale, in tutto il vesuviano, si continuarono a vedere per anni e anni le baraccopoli di container in cui gli sfollati vivevano.

Furono gli anni dell’ascesa di Cutolo e della Democrazia Cristiana, della speculazione edilizia, dell’eroina e del terrorismo. Anni in cui quello che vedevo e sentivo intorno a me, forgiava definitivamente la mia esistenza di bambina. Estremamente drammatico e, al contempo, brutalmente… normale.

Quando Francesco mi ha chiesto di scrivere le musiche per il suo docu-film e di farne anche da voce narrante, ho sentito che non potevo tirarmi indietro: la bambina che andava a scuola da sola tutti i giorni me lo stava chiedendo silenziosamente, con gli stessi occhi sgranati di allora.»

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