Mario Castiglione, dalle cover al primo inedito: “I talent? Non sono la mia strada” INTERVISTA

La sua prima traccia targata Sugar si intitola Come se non ci fossi stata mai ed è in radio e digitale da qualche settimana. Mario Castiglione, fresco ingresso nell’etichetta di Caterina Caselli, si presenta con un brano da lui scritto e prodotto all’insegna del pop autoriale con accenti R’n’B, elettronici e Trap che raccontano la voglia di sperimentare  oltre i genere. Così come oltre i limiti si spinge anche il sentimento di cui l’artista canta nel singolo, con la consapevolezza della caducità delle cose. 

Dalle cover messe in rete al primo inedito con una major: ci siamo fatti raccontare da Mario il suo percorso personale e artistico e i progetti in cantiere. Ecco la nostra intervista a Mario Castiglione.

Il tuo singolo di debutto Come se non ci fossi stata mai è fresco di pubblicazione: come è nato il pezzo?
Come se non ci fossi stata mai è un pezzo d’amore. Soffre di molto cinismo, è una situazione impossibile in cui ci si spinge oltre i propri limiti dando il massimo per qualcosa che in futuro non potrà esistere. L’ho scritto verso la fine dell’anno scorso, è un pezzo autobiografico.

Perché hai scelto di presentarti ufficialmente al pubblico proprio con questo inedito?
È il mio primo singolo, ho pensato che fosse molto importante presentarsi con qualcosa che rappresentasse il più possibile me stesso e la mia cifra stilistica. C’ero già sono molto affezionato, figuriamoci adesso che ha segnato il mio esordio discografico.

L’uscita del singolo sancisce anche l’ingresso nella famiglia Sugar: come sei arrivato a firmare con l’etichetta?
Sugar è una famiglia formidabile, ringrazio Caterina Caselli e Filippo Sugar per l’enorme opportunità e tutto il team con cui lavoro insieme al mio management. Mi hanno notato per le cover sul web, ma non avevano ancora sentito le mie canzoni; nei loro uffici al quarto piano c’è un pianoforte a coda gigante e quando mi hanno chiamato mi hanno fatto suonare lì. È stato un momento super emozionante per tutti, uno dei giorni più strani e belli del mio percorso.

Ci racconti la tua formazione musicale? Chi sono i tuoi artisti di riferimento?
Non so se purtroppo o per fortuna, ma è un continuo vai e vieni. Ascolto tanta musica, la mie playlist sono in continuo aggiornamento. Posso dirti che adesso sono abbastanza dentro il mondo Post Malone, ma l’anno scorso erano gli Imagine Dragons, sei mesi fa Frah Quintale…

Il fatto di essere cresciuto in una famiglia di musicisti ha influenzato la tua scelta di fare della musica una professione?
Non credo, la mia famiglia è fatta di musicisti per passione, niente di professionale. Sicuramente mi avranno trasmesso l’amore per la musica, ma non ho mai visto in loro la spinta per fare questo lavoro. Sono accanto a me e mi danno la forza che un genitore è giusto che dia, ma nulla di collegato a cosa è stata la musica per loro.

Da una parte il cantautorato della migliore scuola italiana e dall’altra l’elettronica, ma anche il Pop, l’R’n’B e la Trap: come convivono tutte queste influenze nella tua musica?
Mi piace definirmi un cantautore 2.0. Oltre a cantare e scrivere, faccio anche il produttore, quindi la scrittura non avviene solo con il piano o con la chitarra, ma anche sopra beat fatti da me. Da piccolo sono cresciuto con il grande cantautorato italiano, su tutti De Gregori; ora essendo un produttore appunto, non è facile per me trovare dei punti di riferimento fissi; mi piace ciò che trovo bello e basta, può essere Pop, R’n’B, Trap.. Non amo chiudermi dentro un genere.

Prima di arrivare a inediti tuoi, hai messo in rete i video di brani coverizzati: in che modo li hai scelti e come li hai lavorati per renderli personali?
La scelta delle cover è stata un po’ per paura di spoilerare subito le mie canzoni. Non volevo buttarle al vento con troppa leggerezza perché ci tengo molto, quindi ho pensato che fino a quando non ci sarebbe stata l’occasione giusta avrei potuto pubblicare delle rielaborazioni delle canzoni degli altri.

Questo comunque non mi ha impedito di metterci del mio. Per tutto quello che ci siamo detti prima, non sarebbe stato figo per me fare dei karaoke delle versioni originali, quindi ho cercato di cambiare l’arrangiamento o di mischiare due canzoni in una creando dei mashup. È stato molto divertente, la gente ha risposto bene.

Hai mai pensato di partecipare a un talent show?
Da piccolo ci ho pensato più di una volta. Poi crescendo la mia idea è un po’ cambiata: penso che i talent siano una bellissima strada, ma non la mia. Preferisco vivere la mia carriera crescendo passo dopo passo con la forza delle mie canzoni. Prima di firmare con Sugar sono stato contattato da alcuni talent e ho detto loro la stessa cosa.

E Sanremo, invece, potrebbe rientrare nei tuoi piani a venire?
Sanremo sarebbe fighissimo, vediamo.

Ti sei già fatto un’idea del tipo di pubblico che ti segue?
I social ti danno una mano mostrandoti che fetta di pubblico ti segue di più e chi di meno. I miei dati dicono che i miei coetanei siano quelli più vicini, ma non mi dispiacerebbe affatto arrivare allo stesso modo anche ai più grandi e ai più piccoli.

Di recente hai anche aperto i concerti di alcuni artisti italiani come Francesco Gabbani: hai ricevuto da loro qualche consiglio particolarmente prezioso?
L’esperienza con Francesco è stata fortissima. Non abbiamo parlato di questo, ma ho avuto modo di vedere da vicino come ci si prepara ad un concerto con tanta gente, è stato molto prezioso. Stesso discorso con Chiara e con i Sonhora.

Dopo Come se non ci fossi stata mai quali sono le prossime tappe? Altri singoli o qualche live in vista?
Arriveranno tante belle sorprese: preferisco non anticipare nulla, ma godermele insieme a voi!

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