Quotidianità dei sentimenti nella musica dei Viito: chi è il nuovo duo romano di casa Sugar INTERVISTA

Roma e Milano, Milano e Roma. Se la capitale è “la bella” per antonomasia, il capoluogo meneghino non può che far rima con “stronza”. È su questo stereotipo che i Viito – duo che si è formato nella città eterna, complici gli studi fuori sede – giocano facendo saltare i preconcetti di un’età moderna che premia la forma più che la sostanza.

L’attitudine ad andare controcorrente – o forse, semplicemente, a essere tremendamente normali – parte proprio da questo principio: riportare al centro la quotidianità senza lustrini e cercare il sentimento del vero, anche velato di malinconia.

È il caso di Una festa, il nuovo singolo dei Viito per Sugar, che tornano con un inedito dopo gli ottimi risultati su Spotify con i precedenti Bella come Roma (vedi sopra) e Industria porno.

A far capire a Vito e Giuseppe che la musica sarebbe diventata il fulcro della loro vita è stato un appuntamento mancato. «Io cercavo casa e Giuseppe aveva messo un annuncio in cui affittava una camera doppia: così siamo conosciuti. – spiega Vito – A un certo punto della nostra convivenza è iniziata anche la nostra storia musicale.

Me ne sono accorto nel momento in cui, una sua ex ragazza lo ha chiamato perché la andasse a prendere e lui ha preferito restare a casa a finire una canzone. Ecco, da allora, abbiamo cambiato casa e ragazze ma continuiamo a scrivere insieme.»

Se l’inizio, quindi, è stata quasi una folgorazione nel cuore della notte, la routine artistica dei Viito continua ad alimentarsi proprio nelle pareti domestiche. «Pensa che Industria porno è nata mentre stavo in doccia – racconta il cantante –: Giuseppe è venuto dietro il vetro con la chitarra mentre io avevo già iniziato a canticchiare il pezzo.» Storie di quotidiana artigianalità musicale, insomma.

A proposito del nuovo singolo, Una festa, è Giuseppe a spiegarne nascita e atmosfere: «Questo brano mostra il nostro lato più notturno e malinconico, che da sempre fa parte del nostro repertorio. E quest’emozione sta arrivando molto a chi ci ascolta, ne siamo contenti soprattutto perché la canzone è tratta da una storia vera, una storia finita di cui cantiamo anche un risvolto positivo. »

Ci piace dare una chiave romanticamente positiva anche a un avvenimento triste

È questo il loro tratto distintivo, ci chiediamo? Sembra proprio di sì. «La nostra cifra è dare una vena di speranza anche quando indaghiamo l’aspetto a malinconico di certe storie. Oggi, nel mondo indie, tendiamo a sovvertire le cose di fronte al periodo di tristezza che ci pervade.» E ben venga un po’ di leggerezza.

Impossibile, poi, non chiedere a Vito e Giuseppe del loro rapporto con le due città che mettono a confronto nel precedente brano: «Tutte le nostre canzoni sono molto autobiografiche, per questo Roma non può non esserci, anche quando non è presente esplicitamente. È la città in cui abbiamo iniziato a scrivere mettendo insieme il puzzle che raccontiamo nelle canzoni. Ci ha adottati nel bene e nel male.

E da lì arriva anche lo stereotipo su Milano, che non è completamente vero (anzi, la città che ci ha accolto bene!) ma lo avevamo in mente secondo un’idea che è un po’ di provincia. Partiamo da due stereotipi per raccontare una figura femminile che è cambiata. E abbiamo citiamo anche Albachiara di Vasco Rossi proprio ribaltando l’immagine di ingenuità femminile. Milano è stato il contenitore naturale di questa rappresentazione. Che poi, la donna di oggi è più stronza ma lo diciamo in modo simpatico.»

Saranno proprio la città eterna e il capoluogo lombardo a ospitare i prossimi concerti dei Viito, che promettono un live divertente ma, allo stesso tempo, «a contatto diretto con l’emozione. Sarà un concerto abbastanza spinto, da vivere fisicamente ballando ed emozionandosi.» Questi gli appuntamenti:

  • 19 aprile – Roma, Monk
  • 27 aprile – Milano, Rocket

In scaletta ci saranno per lo più i loro brani, come in un’autentica anteprima del loro disco che dovrebbe uscire entro l’anno. E se ancora non hanno un’idea chiara del pubblico che li segue («la percezione dai social è che sia composto di tanti universitari ma è una percezione parziale»), la linea artistica che li ha formato ha nomi e cognomi.

«Amiamo la grande scuola cantautorale italiana, da Lucio Battisti a Rino Gaetano, da Lucio Dalla a Umberto Tozzi ma ci piace molto anche la nuova scena. A Roma, in questi anni, c’è grande fermento ma siamo attenti anche quello che arriva da fuori città. Si vede che le ore imbottigliati nel traffico romano permettono di scrivere un bel un po’ di canzoni. » Niente da fare, Roma resta sempre “la bella”.

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