Lo ‘Spettacolo’ di Tony Maiello apre il sipario: “Ci sono alti, bassi e improvvisazioni della vita” INTERVISTA

Ci sono album, più in generale progetti, la cui gestazione richiede più tempo. I motivi possono essere tanti, magari anche sommarsi tra loro lungo traiettorie inattese, mai pensate, che alla resa dei conti, lette a posteriori, verrebbe da dire che erano destino. Non poteva che andare così, in qualche modo, quasi che diversamente non sarebbe potuta essere la stessa cosa.

È quello che è capitato anche a Spettacolo, il nuovo album di Tony Maiello che torna a mettere la voce – oltre che la penna – alle sue note e parole, firmando un lavoro che è il frutto di un percorso in cui ogni deviazione è stata parte integrante del cammino.

Anche il silenzio di un certo periodo, tra gli alti e bassi di ogni esistenza. Anche il ricominciare “dietro le quinte” scrivendo successi per artisti quali Francesco Renga, Marco Mengoni, Giorgia e Laura Pausini.

Anche scegliere di tornare, di esserci, con l’onestà, la verità e i piedi per terra che oggi a troppi mancano e che, invece, contribuiscono a rendere empatica l’Arte del Pop. Testa sulle spalle, una pazienza imparata lungo il cammino, la voglia di mettersi a fuoco e il cuore che guarda In alto – prendendo a prestito uno dei suoi ultimi singoli -. Tony regala un bel lavoro, che solleva il sipario sulla sua vita di artista e giovane uomo. Insomma, lo Spettacolo riprende o forse inizia proprio adesso.

Tony Maiello racconta il suo Spettacolo: intervista

13 aprile 2018: che cosa rappresenta questa data e quanto l’hai attesa?
Tanto, anche perché è una data che, in qualche modo, mi ricollega a tanti eventi a cui sono molto legato a livello personale. E quindi tutto torna… Non era voluto questo 13 aprile ma quando mi hanno detto “Usciamo in quel giorno” ho risposto: “Perfetto, era così che doveva andare.” Ora ci siamo..

Spettacolo raccoglie dodici tracce, tra le quali anche due featuring: in quale arco di tempo sono nate queste canzoni e come hai costruito la tracklist finale?
Queste canzoni sono nate in otto anni, anni in cui ho avuto modo di mettere, togliere e modificare pezzi che magari oggi hanno un certo titolo… per esempio Ti difenderò prima si intitolava, se non sbaglio, Per ogni volta. Al di là di questo, il disco ricopre un periodo di assenza, che in realtà è stato un periodo di ricerca e scrittura.

Finalmente si chiude un cerchio durato otto anni di “distanza” dalla musica ma di fatto c’ero sempre dentro fino al collo. E ci sono state anche tante difficoltà nel far uscire questo album; quindi è stato un lavoro proprio voluto e sudato. E racconta questo periodo di assenza che poi assenza non è stato, visto che soprattutto negli ultimi anni ho collaborato come autore con altri artisti.

Ad anticipare il disco sono usciti quattro singoli, da In alto nell’aprile 2017 fino alla titletrack Spettacolo, brani che sono piuttosto diversi fra loro: perché hai scelto proprio queste tracce come antipasto di Spettacolo?
Pensa che neanche quello era previsto: dovevamo fare uscire l’album a fine 2017 ma non è stato così, per una questione di tempistiche più che altro. Volevamo fare le cose più con calma e in quel momento sembrava un’eternità. Ora mi ritrovo con il disco in mano…

Per quanto riguarda i singoli, In alto è il pezzo che spiega concetto di vivere la vita in generale, poi è uscito Il mio funky che è stata una scelta più che altro estiva, mentre L’amore che conosco è arrivata nella stagione autunnale visto che mi sembrava la sonorità giusta per quel periodo. Infine, doveva esserci la pausa prima di fare uscire Spettacolo, il singolo che introduce ufficialmente il disco.

Proprio la titletrack suona come un manifesto, una dichiarazione d’intenti: ci racconti più precisamente questo pezzo?
Spettacolo
è stata l’ultima traccia che ho scritto e che è entrata nell’album e per assurdo ha dato poi il titolo a tutto il progetto. È la conferma che ha chiuso il cerchio; appena l’ho scritta ho capito che sarebbe stato il brano che doveva completare il lavoro e darne il titolo. Non l’ho fatta nemmeno ascoltare all’editore, ma l’ho tenuta da parte. Non poteva che essere il titolo che abbraccia tutte le altre tracce.

Nella tua biografia, si può vedere l’accelerazione iniziale legata a X Factor esattamente dieci anni fa fino a Sanremo Giovani (2008 – 2010) poi c’è stato il silenzio discografico (2010 – 2015) cui è seguito il riavvicinamento alla musica come autore: come hai vissuto quegli anni di assenza? Che cosa ti hanno insegnato?
Sono stati cinque anni che hanno rappresentato tanto, perché proprio da lì ho messo le mani dentro un periodo un po’ più down, se così possiamo dire, che mi ha insegnato a tirare fuori una parte nascosta di me, che forse è anche quella più interessante. Di sicuro è quella che mi ha dato modo di scrivere in maniera diversa e soprattutto di spiegare tanti pensieri in maniera differente; io sono una spugna, cerco sempre di assimilare. Poi anche l’età ovviamente ha cambiato il modo di scrivere…

Sono successe tante cose per le quali sono stato fermo, in qualche modo ho anche subito un po’ gli eventi per poi farne un punto di forza. In quei cinque anni è successo davvero di tutto proprio come in un vero spettacolo: alti, bassi e momenti di improvvisazione. La vita, in generale.

Se ripensi al Tony del 2008 che cosa gli diresti?
Gli direi di fare le cose così come le ha fatte, forse solo di andare con più calma. Ho sempre avuto tanta voglia di scoprire come vanno a finire le cose, di vederne subito gli effetti o il finale; invece gli direi di andare un pochino più adagio.

C’è stato un momento in cui hai pensato o anche temuto di non tornare più alla musica?
La musica in realtà c’è sempre stata, anche solo come sottofondo, anche quando la evitavo. Me ne sono distaccato, ma non ho mai temuto di non ritrovarla, anzi è stata sempre in qualche modo una certezza. Ci ho sempre sbattuto la testa contro anche se, in alcuni momenti, l’ho rifiutata: ero arrabbiato con il mondo e con la musica stessa. Poi, in realtà, la musica è come una fidanzata: tra alti e bassi, continui lo stesso a volerle bene. Ci litighi ogni tanto e poi fai pace.

Prima di arrivare al tuo di Spettacolo, quindi, sei rimasto dietro le quinte ad assistere allo spettacolo di altri tuoi colleghi: qual è stata la soddisfazione più grande?
Ho imparato a essere paziente. Non volevo mai aspettare il corso degli eventi, in qualche modo li volevo anticipare. Sicuramente, poi, sono fiero di aver ricostruito il mio percorso che sembrava in un certo momento sbriciolarsi sotto i piedi per tanti motivi ed è servita una certa dose di coraggio che ho dovuto tirar fuori, ma soprattutto, come ti dicevo, ho imparato la pazienza di se stessi.

Pazienza che i talent tendono a contrarre non poco…
Sì, e a volte sotterrano proprio delle volte! In quel contesto si vive con molta impulsività e sull’istinto dei ragazzi che giustamente sono chiamati ad agire secondo i tempi televisivi. Però può diventare pericoloso: perché se cadi da una certa una certa altezza rischi di farti male.

Cambia il modo di scrivere una canzone quando si tratta di un brano per altri o è una scelta che arriva a posteriori?
Ho sempre scritto in realtà per me; non mi è mai piaciuto scrivere come in una catena di montaggio. Piuttosto, quando mi dicono che è in uscita il disco di un artista, magari ho nel cassetto dei brani che posso proporre. È sempre stato così, non ho mai scritto pensando a una voce perché credo che perderebbe anche un po’ di verità che è il fulcro di questo lavoro.

C’è un brano che, magari col senno di poi, avresti voluto tenere per te?
No, non c’è nessun pezzo che ho sacrificato a questo disco per darlo ad altri anche perché quasi tutti i pezzi che ho dato sono diventati singoli e questa è una soddisfazione. Non sono mai stati scarti. Ma se devo dire un pezzo che avrei voluto cantare più di tutti è stato il primo che ho scritto per Laura Pausini, 200 note, brano che avevo presentato Sanremo e non era andato, perché non doveva andare così. Ma ci sono anche Come neve [cantato da Giorgia con Marco Mengoni, ndr] oppure Credo [sempre di Giorgia, ndr], però è stato giusto così.

Ogni canzone ha una sua storia, tu devi semplicemente lasciarla andare dove deve – Tony Maiello

A chi, o a cosa, ti senti di dire grazie oggi?
Ci sono tante persone che sicuramente devo ringraziare, così come alla mia mia voglia di fare e di andare avanti. Quel grazie, di Terremoto e del booklet, racchiude mille cose, e soprattutto che non smette di sorprendere… e meno male, spero che sia sempre così.

Ritorniamo al tuo di Spettacolo: a quando un tour?
Prima partiremo con l’instore tour da Milano, faremo un po’ più date al Sud e nelle città principali, ma il calendario è ancora in via di definizione. E poi durante l’estate spero ci sarà la possibilità di fare tante date live.

Compreso l’appuntamento con Laura Pausini…
Quella del Circo Massimo sarebbe un’altra bella storia! L’ha detto lei, quindi non si può tirare indietro [sorride, ndr] non sappiamo ancora nulla delle modalità, ma si è presa questo impegno!

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