‘Come uccidere un usignolo/67’, l’album di Ernia, tra leggerezza e conscious rap: «L’obiettivo è sempre oltre»

È sulla scena hip hop dal 2007 e, tra progetti solisti e di gruppo, ha già alle spalle un discreto numero di lavori. Ma venerdì 3 novembre esce forse l’Album – quello con la A maiuscola – della sua giovane carriera. Parliamo di Ernia (vero nome Mattero Professione) che pubblica Come uccidere un usignolo/67, doppio disco su etichetta Thaurus Music distribuito da Universal.

Sarà per il suo modo di parlare piuttosto affabile (cosa per niente scontata), sarà per i contenuti “di peso” che condivide nella musica e nelle parole, ma Ernia si guadagna una posizione inedita nel panorama rap del momento. Reduce da un tour estivo con cui ha fatto conoscere dal vivo le otto canzoni dell’EP Come uccidere un usignolo, l’artista porta a compimento il suo racconto aggiungendovi ulteriori otto tracce.

L’album è frutto di una riflessione prolungata negli anni che si fa sentire nei testi più corposi cui si alternano brani leggeri che fanno da contraltare sorprendente. Come uccidere un usignolo/67 suona, dunque, effimero ma consapevole, volatile e insieme pesante come un macigno: “Come uccidere un usignolo/67 è la perfetta sintesi in musica del vissuto proprio degli ultimi anni.”, racconta Ernia introducendo il progetto

Al centro di tanti brani “l’insoddisfazione per una società molto spesso superficiale” a cui l’artista milanese risponde dando voce “agli occhi dei moltissimi giovani che tutti i giorni affrontano difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi, disgustati da una società spesso vuota e priva di valori.

Al vuoto di tanto, troppo, mondo di oggi sospinto dai venti volubili della fama, del successo e del denaro, Ernia risponde criticamente facendo della propria formazione, anche scolastica, un punto di forza imprescindibile. Dalla passione per la letteratura e soprattutto per la saggistica agli studi universitari fino allo spirito insofferente di Baudelaire che sente vicino a sé, Matteo rivendica una pienezza testuale personale coltivata fin da giovanissimo.

Eppure, Ernia non è solo impegno e lo dimostra in tracce più divertite che alleggeriscono una tracklist che si fa ascoltare d’un fiato. Abbiamo incontrato l’artista alla vigilia della pubblicazione di Come uccidere un usignolo/67; ecco che cosa ci ha raccontato.

Ernia: l’intervista

Beh, partirei dal titolo del tuo nuovo album: ce lo spieghi?
Sono partito dal titolo originale de Il buio oltre la siepe. L’ho riletto qualche anno fa mentre ero a Londra. Rispetto alla traduzione, l’inglese si rifà a un passo del libro in cui si parla dell’uccisione di un bracciante nero come fosse passatempo, un divertimento, e ho preferito riprendere quella parte invece che la traduzione italiana. Ho paragonato l’uccisione degli usignoli e la malvagità pura di quest’azione alla cattiveria di internet di cui sono testimone.

 In che senso?
Come Troupe d’elite, siamo stati massacrati dalla rete: ai tempi il pubblico non era ancora pronto a un certo tipo rap e le nostre sonorità sono state molto criticate. Facevamo qualcosa che in Italia non c’era ancora e sta uscendo adesso; se ascolto dei vecchi progetti penso che già facevamo trap nel 2011/2012.

AI tempi però il pubblico e gli artisti erano più bigotti, legati al rap classico, che deve trasmettere per forza un messaggio. Siamo stati davvero massacrati, soprattutto la ragazza del gruppo: contro di lei, davvero, hanno detto di tutto per il solo fatto che fosse una femmina. Figurati, commenti da scienziati proprio! E poi c’è la seconda parte del disco, invece, si intitola 67 perché il prossimo album si chiamerà 68; ma il perché lo saprete dopo, quando sarà il momento.

In questo disco emergono due anime: quella più leggera di Troupe d’elite, e una più profonda, conscious, venuta a galla dopo. È questa la tua cifra personale oggi?
Nella mia musica c’è sempre stata una vena profonda, anzi i miei primi pezzi erano molto conscious, sentiti. Poi, con Troupe d’elite ho voluto fare una cosa diversa, volevo distaccarmi; esattamente come sto facendo oggi. Nel momento in cui tutti i giovani del rap stanno facendo pezzi di autocelebrazione, ego trip, io alterno con brani più profondi, anche più personali se vogliamo.

Come suona, allora, la tracklist di questo progetto?
Nel disco trovi pezzi proprio cafoni e arroganti come Disgusting con Gue Pequeno o Pas Ta Fête alternati a pezzi molto personali e autobiografici. Ci sono pezzi di critica sociale ma anche tracce leggere, effimere. Penso a Come uccidere un usignolo, Noia, Amici, Bella che sono molto personali; cerco di alternare i pezzi, un po’ perché ne sento il bisogno ma anche per differenziarmi. Affronto temi forse meno comuni nel rap, oggi ma che potrebbero essere colti soprattutto dall’underground.

Hai citato Gue Pequeno: come è stato lavorare con lui?
Beh, lui è una grande ispirazione per me, anche Gue cerca di alternare i brani in tutti i suoi dischi. Poi, negli ultimi quattro anni i suoi singoli sono tutti cafoni, mega hip hop, ma in tutti i suoi dischi ci sono pezzi cafoni e pezzi super conscious. Credo sia il numero uno in Italia.

Tra i temi che affronti è ricorrente quello dell’incapacità di accontentarsi, di realizzarsi, e quindi la tendenza dell’uomo a cercare obiettivi che vanno sempre oltre. Da dove ti arriva questo approccio alle cose?
È un argomento presente negli ultimi tre pezzi – Spleen, La ballata di Mario Rossi e Noia – e il riferimento è Baudelaire. Quando ho letto le sue opere mi sono riconosciuto nei suoi versi, ha dato voce a un mio sentimento e ho deciso di dedicare proprio allo spleen e alla ricerca dell’idéal gli ultimi pezzi dell’album. La ricerca della felicità secondo i simbolisti, in generale, è rincorrere qualcosa che, quando raggiungi, ti accorgi che non è felicitò; pensi di non essere ancora arrivato a ciò che cercavi e allora sposti l’obiettivo. E intanto ti rendi conto che il tempo passa e l’angoscia aumenta.

Prima la scrittrice Harper Lee poi Baudelaire: quali altri riferimenti letterari hai e da dove ti arriva questa passione per la lettura?
Nasce dal cordone ombelicale, è innata; sarà che mia madre è laureata in Lettere Moderne, insegna latino e italiano in un liceo… Poi vado a periodi: ci sono mesi in cui non leggo niente e mesi in cui leggo trenta libri. Amo soprattutto i saggi storici e testi di cultura norrena come l’epica dell’Edda in poesia e in prosa: mi affascina il mondo dei vichinghi e il rapporto coi romani. Per questo ho sempre odiato le tipiche letture scolastiche, a parte Calvino che mi era piaciuto. Per il resto evito i classici ed è un’eccezione il fatto che stia leggendo Addio alle armi di Hemingway.

Il fatto che tanti ragazzini, per inseguire il sogno della fama nel mondo musicale, lascino la scuola come ti fa sentire?
Penso che i ragazzini che mollano la scuola per fare il rap, magari anche a caso solo per i soldi facili o perché si convincono che se ce l’hanno fatta altri ce la possono fare anche loro, sono proprio fuori di testa. Viviamo in un mondo in cui tutti sono convinti di essere speciali, le favole Disney ce lo hanno fatto credere. Ma non è proprio così. Per me, gli studi sono un punto di forza, la scuola e l’università sono stati la mia fortuna.

Torniamo al disco: in Pas Ta Fête hai inserito un ritornello in francese, come mai?
In realtà, io parlo francese a livello B1, quindi il minimo per la sopravvivenza! In Pas Ta Fête mi è venuto il ritornello francese in maniera naturale, dal cuore: era la cosa che mi suonava meglio, la più facile. Non so se questo sia un pro o un contro: da un lato potrebbe stupire proprio perché suona esotico in un’altra lingua, dall’altro potrebbe non piacere perché non resta in testa. Vedremo come sarà accolto.

A proposito di riscontri: che tipo di pubblico hai?
In realtà non so come sia il mio pubblico. Ogni volta che annuncio una data live che mi immagino in certo modo poi è sempre diversa! Pensavo che nelle Marche sarebbe venuta poca gente invece era pieno; al contrario quando mi sono esibito a Napoli. Ora vedremo con gli instore, per cui sono terrorizzato: so di non avere un pubblico di giovanissimi, di quelli che corrono a un firmacopie (a me stesso non interesserebbe avere autografo o foto).

Copro, però, varie fasce di età: se un quattordicenne ascolta i miei brani leggeri, un venticinquenne invece sa apprezzare anche i pezzi conscious. Credo che questo sia possibile proprio grazie al fatto di alternare: è la mia disgrazia ma anche la mia fortuna. Oggi tutti vogliono fidelizzare a un determinato suono, così l’ascoltatore compra un album che, quando scarta, sa come suonerà e sa che gli piacerà. Io, in questo, perdo perché l’ascoltatore non sa cosa trova. D’altra parte è la mia fortuna perché chi entra nel viaggio scopre una varietà e un continuo cambiamento. Secondo me è positivo, ma certamente è più difficile mettere radici in questo modo.

EGO è fuori su VEVO! Trovate il link in bio. Nelle storie ho messo uno spoiler..

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Che cosa rappresenta questo album in questo momento della tua carriera? È l’album con la A maiuscola?
Io punto sempre in basso, al minimo indispensabile! Potrebbe diventare l’Album rivelazione o quella della carriera o dell’anno, ma non voglio neanche dirlo. La versione precedente di Come uccidere un usignolo ha attirato più attenzione di quella che sperassi, mi ha stupito molto. È andato molto bene il progetto e ho voluto completarlo con altre otto tracce. Se penso alla Baudelaire allora ho chiuso questo obiettivo e guardò già avanti. Vedremo se questa sarà la felicità; ma ti dico già che non lo sarà, potrebbe esserlo il prossimo, questa è solo una transizione. Anzi è sempre un momento di transizione. Per ora la vedo così, chissà se a trent’anni riuscirò ad accontentarmi.

Come uccidere un usignolo/67: la tracklist e le date instore

Di seguito la tracklist del nuovo album di Ernia:

CD 1

  1. QT Prodotto da Marz, testi Matteo Professione
  2. Gotham Prodotto da Luke Giordano, testi Matteo Professione
  3. Feeling Prodotto da Marz e Giovanni Cellie, testi Matteo Professione
  4. Madonna featuring Rkomi Prodotto da Marz, testi Matteo Professione
  5. Bella Prodotto da Andrea Franzoni, testi Matteo Professione
  6. Ehy boy Prodotta da Marz e Giovanni Cellie, testi Matteo Professione
  7. Amici Prodotto da Alessandro Moreo, testi Matteo Professione
  8. Come uccidere un usignolo Prodotta da Marz, testi Matteo Professione

CD 2

  1. Ego Prodotto da Marz, autore Matteo Professione
  2. Pas Ta Fête Prodotto da Marz, testi Matteo Professione
  3. Lei no (il tradito) Prodotto da Marz, testi Matteo Professione
  4. Disgusting featuring Gue Pequeno Prodotto da lazza, testi Matteo Professione
  5. Tradimento (il traditore) featuring Mecna Prodotto da shablo, testi Matteo Professione
  6. Spleen Prodotto da Parix, testi Matteo Professione
  7. La ballata di Mario Rossi Prodotto da Luke Giordano e Marz, testi Matteo Professione
  8. Noia Prodotto da Marz, testi Matteo Professione

In occasione della pubblicazione di Come uccidere un usignolo/67 Ernia incontrerà il pubblico nelle principali città italiane secondo il seguente calendario: 3 novembre Milano, Mondadori Piazza Duomo; 4 novembre Roma, Discoteca Laziale; 6 novembreNapoli, la Feltrinelli stazione; 7 novembreFirenze, Galleria del disco e Bologna, la Feltrinelli di Piazza Ravegnana; 8 novembre Monza, la Feltrinelli di via Italia e Torino, Mondadori; 9 novembre Varese, Varese dischi.

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