Ritorno agli Anni ’90 senza retorica: «La musica prima di internet». Mauro Ermanno Giovanardi racconta ‘La mia generazione’

Un tuffo negli Anni ’90. È questa, in sintesi, l’operazione che Mauro Ermanno Giovanardi tenta con il nuovo album La mia generazione (Warner Music), dal 22 settembre. Il progetto, infatti, propone tredici tracce che hanno segnato la storia musicale di un decennio rilette secondo la sensibilità dell’artista lombardo.

Ben lontana dai toni nostalgici, la raccolta rinfresca e ridipinge i suoni rendendo ogni brano assolutamente contemporaneo. In parte merito dell’originale in parte merito della versione di Giovanardi,  le canzoni sono quelle di ieri ma sembrano di oggi, con un velo di polvere che sa però di buono. «Le canzoni nel tempo assumono toni e sfumature diverse. Come la vita. Che scorre veloce.», racconta l’ex La Crus.

E al fianco del musicista, timoniere di quest’avventura, compare una schiera di artisti e colleghi che sono intervenuti nel viaggio. Da Rachele Bastreghi in Baby Dull (singolo in radio dal 15 settembre) a Samuel Romano in Cieli neri e Manuel Agnelli per Huomini, La mia generazione è un omaggio al rock melodico di due decenni fa, quando ancora l’esterofilia non si era imposta come norma discografica.

«Mentre scrivo, rifletto, e penso al percorso che a volte fa una canzone…», afferma Mauro Ermanno Giovanardi, che abbiamo incontrato in occasione della pubblicazione dell’album e ne ha raccontato le dinamiche.

Leggendo la tracklist del tuo nuovo album La mia generazione sorge subito una domanda: come hai scelto i brani?
Sono partito per tutti dal testo, inevitabilmente. Per far sì che questo disco scansasse la nostalgia era necessario che ognuno dei pezzi fosse interpretato come un attore. Per essere credibile, quindi, i brani dovevano essere esattamente aderenti a me. Solo con questa onestà e umiltà potevo scansare la retorica del revival: volevo fare un omaggio sincero a un periodo storico, sottolineando l’importanza di quel momento musicale e la bontà della scrittura di quei pezzi. Alla base c’era l’dea di cercare di farne dei classici.

E come hai “vestito” o meglio “ri-vestito” quelle canzoni per renderle più tue?
È stato come fare un percorso di remix ma con un processo inverso rispetto al solito; non abbiamo tolto musica ma la abbiamo messa. I pezzi che originariamente erano lavorati al campionatore, per forza di cose, avevano pochi accordi. Era la metodologia minimale di quella stagione e gli artisti avevamo fatto di necessità virtù. Quando abbiamo riaperto tutti i brani, abbiamo fatto un lavoro che tenesse conto anche della mia voce e abbiamo quasi riscritto tutto. Abbiamo spinto ora in una direzione ora nell’altra, provando e riprovando piano e voce. In alcuni casi abbiamo proceduto per addizione in altri, invece, per sottrazione.

In questo lavoro di destrutturazione, qual è stato il brano che vi ha dato maggiori difficoltà?
Sicuramente Aspettando il sole è quello che mi ha fatto penare più di tutti. Volevo assolutamente farla, c’erano delle intuizioni di scrittura che mi piacevano molto, ma son sapevo se ne sarei stato in grado. In studio avevo messo proprio un punto di domanda accanto alla canzone sul tabellone in cui avevo segnato il pia di lavoro: non ci ho dormito la notte per capire come fare quel pezzo! Sono soddisfattissimo del risultato. Sono partito creando un vestito musicale adeguato con quel sapore blues prima di Johnny Cash, senza chitarre elettriche e tasti. Alla fine, è stato il primo pezzo che ho registrato. Ne ho fatto sei mastering, volevo che la voce fosse uno schiaffo che non perdesse il beat, è stato un lavoro di equilibri pazzesco. Lo ammetto, ho fatto impazzire il fonico!

E, invece, qual è il brano che ti emoziona di più?
Ammetto che Corto maltese mi ha fatto scendere una lacrimuccia. Quando la sento mi sembra di essere diventato un cantante vero.

I tuoi colleghi hanno già avuto modo di ascoltare le tue versioni dei loro brani? Quali reazioni hai raccolto?
Fare i conti con la musica già scritta è stato molto più difficile che lavorare con brani nuovi. Ogni artista ha ascoltato le canzoni solo una volta finite, perché volevo vedere il loro stupore. E tutti mi hanno fatto i complimenti, da Manuel a Cristiano. Luca, poi, mi ha detto che ho “giovanardizzato” tutto. D’altra parte, devo anche dire, che dal mondo social ho raccolto molte critiche. Oggi ci sono molti più haters soprattutto in rete. Forse va più di moda? Non so, ma molti ragazzi che ascoltano Hip Hop mi hanno offeso pesantemente… riconosco che la mia è una versione coraggiosa e può aver spiazzato, ma ne sono assolutamente fiero.

A proposito di colleghi, in questo disco ci sono collaborazioni per nulla scontate: per esempio, ci sono Manuel Agnelli e Samuel che duettano con te rispettivamente in un brano dei Ritmo Tribale e in uno degli. Come sono nati questi duetti?
Beh, mi sembrava originale e più compatto, per rappresentare quella scena musicale, far cantare a Manuel e Samuel una canzone degli altri e non una loro. E poi era molto più divertente e meno scontato. Io e Manuel siamo compagni di merende dal 1996, abbiamo condiviso tantissimo e secondo me, tra le altre cose, Edda è stato importantissimo perché ha ribaltato il modo di cantare. Inconsapevolmente siamo tutti andati a lezione da lui: quindi, la mia versione di Huomini glam rock’n roll non poteva essere con Agnelli.

Dopo tutto questo processo di ricerca e riscrittura, è rimasto fuori qualcosa?
Sono rimaste fuori un sacco di cose, soprattutto in dialetto. Lavoro molto sull’espressione della voce, quindi non potevo mettere brani in cui io non sia padrone della lingua al cento per cento. Ho provato con un testo dialettale, traducendolo in milanese, ma alla fine, destrutturando un brano della sua parte folk, quel brano cade, si depotenzia.

Definisci il quinquennio 1994-1995 come età dell’oro, in che senso?
Credo che tutte le rivoluzioni possono accadere per mille congiunture astrali. Quella stagione è irripetibile per molti motivi. Tre sono stati i fattori principali: c’eravamo noi artisti che avevamo capito che era importante cantare e farsi capire nella propria lingua. In secondo luogo, le major si erano accorte di un sottobosco musicale prolifico; e poi c’era il pubblico che, fino a quel momento aveva ascoltato solo musica anglofona e si sentiva orfano di quel tipo di riferimento ma in italiano. Abbiamo vissuto un cambiamento enorme: noi stessi ci siamo stupiti siamo di essere passati da concerti con trenta persone a palchi da cinquecentomila. Arrivavamo anche da un periodo storico-politico in cui si aveva voglia di cambiare

E dopo quegli anni che cosa è successo, cosa è cambiato?
E poi c’è stato internet. Bisogna separare la musica pre internet e Napster e quella post internet e Napster. Allora andare ai concerti era più importante di un like. Certo, a quei tempi, la discografia non era ancora crollata, c’erano più soldi che sono stati sprecati; però oggi basta un solo giorno e ti ritrovi tutto il lavoro di mesi in rete. È cambiato completamente il rapporto con la musica, è molto meno sacrale.

Passiamo al capitolo live, allora: sono in calendario dei concerti?
Sì, partiamo da Sant’Agata Bolognese l’11 novembre e poi ci saranno sia club sia teatri tra il 2017 e il 2018. Sarà un concerto della mia generazione. Non potendo fare un’enciclopedia, ma dovendo scegliere, ho dovuto lasciar fuori molto. Ci saranno una ventina di brani di cui tredici del disco e altri sette che alla fine non ho potuto inserire nell’album. Voglio fare un set di quel periodo e ci saranno degli ospiti, miei compagni di avventura, che inviterò. Magari anche artisti che non ho né coverizzato né coinvolto in duetti.

La mia generazione: tracklist e date instore

Di seguito la tracklist de La mia generazione: 1. Aspettando il sole  (Neffa e i Messaggeri della Dopa), 2. Lieve (Marlene Kuntz), 3. Huomini (Ritmo Tribale), 4. Non è per sempre (Afterhours), 5. Cose difficili (Casinò Royale), 6. Baby Dull (Üstmamò), 7. Forma e sostanza (C.S.I.), 8. Lasciati (Subsonica), 9. Cieli neri (Bluvertigo), 10. Corto Maltese (Mau Mau), 11. Stelle buone (C. Donà), 12. Nera signora (La Crus), 13. Il primo Dio (Massimo Volume).

Mauro Ermanno Giovanardi incontra i fan in due appuntamenti negli store: il 22 settembreRoma a La Feltrinelli di Via Appia (ore 18:00) e il 25 settembre a Milano a La Feltrinelli di Piazza Piemonte (ore 18:30).