Intervista a Federica Abbate al debutto come cantautrice: «Nelle mie canzoni libero la musica che ho dentro»

Con Fiori sui balconi Federica Abbate – la penna multiplatino della canzone italiana – compie il grande salto. L’artista milanese, infatti, dopo aver firmato hit da classifica per Fedez, Baby K, Francesca Michielin, Michele Bravi, Giusy Ferreri e tanti (ma proprio tanti) altri, sale in prima persona sul palco con un pezzo prodotto da Takagi & Ketra.

Accompagnato da un videoclip in cui i toni quasi trasognati si scontrano con la realtà di una Londra più che concreta, il singolo che accende i riflettori su Federica è un brano accattivante dai contenuti che fanno riflettere. Per un’autrice che sa usare le parole come biglie, ecco fin dal titolo il gioco linguistico.

Fiori sui balconi è, infatti, una poeticizzazione della più prosaica espressione “fuori come un balcone” e apre alla tematica centrale del brano. Cosa siginifica essere fuori nella società di oggi? E soprattutto, fuori da che cosa? Lo abbiamo chiesto direttamente a Federica e questo è quello che è dalla nostra chiacchierata.

Federica, sei fresca di debutto come cantautrice in prima linea: come ti senti?
Bene! Sono contentissima; ho aspettato questo momento per tanto tempo e l’ho preparato a lungo. Sicuramente è un momento felice in cui ci sono delle paure perché non sai mai come andranno le cose, però dall’altra parte sono felicissima di aver fatto questo passo.

Che tipo di esigenza ti ha portato a compiere il grande salto, quello dei riflettori e del palco?
Tutto è cominciato da In radio, una canzone che io scrissi per Marracash. Questo brano aveva un tipo di scrittura che, dal punto di vista melodico, era molto particolare e immediatamente con il mio editore ci chiedemmo a chi poteva essere affidato. Proprio per la sua particolarità, decidemmo di farla diventare una canzone destinata un duetto con un rapper e venne proposta Marracash, che io stimo tantissimo.

La cosa bella è che quando ci trovammo a dover decidere la voce femminile più adatta tutti ci rendemmo conto che la mia voce era estremamente legata nella resa a quelle linee melodiche, come se fossero un tutt’uno. Alla fine, con mia grandissima sorpresa, la mia voce rimase. Ecco, quello è stato il passo che mi ha portata a una prima forma di cantautorale che mi vedesse non solo come autrice ma anche interprete dei miei brani. Da lì in poi sono nate un sacco di altre canzoni in duetto e con dei testi molto personali che ritraevano in maniera viscerale, autentica, me stessa e  la verità di Federica. Non era la versione di di qualcun altro, ma la mia; quindi a mano mano, è maturata la scelta di raccontarmi con la mia stessa voce. Dovevo essere io a farlo; ed eccomi qui.

Partiamo dal primo singolo, Fiori sui balconi: come è nato?
Fiori sui balconi è nato da un beat di Takagi & Ketra. Su questa base scrissi la linea melodica e poi il testo, che aveva in sè l’idea dell’essere fuori luogo. È sempre stata una tematica ricorrente nella mia vita; fin da piccola avevo una sensibilità più burrascosa rispetto agli altri e sono molto emotiva. Sono sempre stata con pochi filtri e questo mio modo di sentire la realtà è spesso stato giudicato un po’ fuori luogo, fuori dagli schemi, sopra le righe. Il mio primo pezzo da cantautrice doveva sicuramente essere un biglietto da visita e la mia scelta è ricaduta su Fiori sui balconi in cui parlo del fuori luogo ponendo l’accento sul concetto di essere fuori.

Che sensazione esprime, in particolare?
Da un lato, è la sensazione di essere tagliata fuori, sentirsi inadatti e non all’altezza rispetto a una realtà che è sempre molto competitiva. Dall’altra parte, c’è anche il bisogno di andare fuori per rimuovere i problemi che non si riesce a risolvere, cercando in qualche modo di scavalcarli. Nel frattempo, c’è anche il bisogno di tirarsi fuori nel senso di crederci, sognare ancora. Sono queste le tre tematiche che vanno a comporre il mio concetto di fuori in Fiori sui balconi che poi gioca con l’espressione fuori come un balcone.

Fiori sui balconi è appunto una forma poetica per “fuori come un balcone” e il tema che affronta – ovvero il senso di inadeguatezza di molti giovani di oggi – rafforza un’idea di esclusione non solo personale. Che cosa significa oggi essere fuori nel mondo dei social?
Oggi, soprattutto attraverso i social, i ragazzi più giovani tendono a mostrare agli altri la propria parte vincente; cercano sempre di mostrare la parte più bella, più corretta e più luminosa. Io, invece, a un certo punto mi sono detta “così perfetta, così vincente non sono né non lo sono mai stata” e penso che non lo sia nessuno. Tutti abbiamo le nostre paure e i nostri limiti e in Fiori sui balconi non parlo tanto delle mie zone di luce quanto proprio delle zone d’ombra, senza vergognarmene. È una cosa che quando ero più piccola mi ha fatto sentire fuori luogo e giudicata dagli altri ma che crescendo s’impara ad accettare. E smettendo di sentirti fuori luogo, smetti anche di esserlo.

Ci vuole più coraggio a stare fuori o a entrare in presunti canoni contemporanei?
Ci vuole coraggio per accettarsi per come si è e non aver bisogno di mostrarsi agli altri, ma vivere la propria vita per come è. Oggi viviamo troppo attraverso gli occhi e il giudizio degli altri ma la vita devi viverla attraverso le tue scelte e i tuoi occhi. Tutto quello che rende felice te, per quanto banale o strano o non perfetto, è la tua verità e ognuno deve essere autentico. Ciò che rende felice nella vita è essere ciò che si fa, fare ciò che si è e dire ciò che si è: tutto questo rientra nell’accettarsi. La perfezione non esiste.

A fare da sfondo al videoclip è Londra, come mai?
Nel mio modo di far musica ci sono molte influenze street e sporcature hip hop, quindi volevo innanzitutto ambientare il video in una città. Amo Londra che secondo me è una delle città più belle e a livello di scenario poteva contenere sia la realtà urbana sia la parte più trasognata del pezzo. In questo brano, infatti, c’è tanta malinconia ma anche tanta voglia di sognare e secondo me Londra era la scenografia perfetta con i suoi colori,

Di te si leggono definizioni quali hit-maker e penna di platino: cosa rappresenta per te la scrittura e quando hai iniziato?
La scrittura è stata il punto da cui è partito tutto, nel senso che ho deciso di mettermi in gioco perché scrivevo senza nessuna voglia di apparire personalmente. Volevo semplicemente portare questa musica che avevo dentro all’esterno, volevo liberarla. Fin da quando ero piccola ho sempre avuto una forte passione per la scrittura e quando studiavo pianoforte facevo fatica a studiarlo per come era scritto, volevo creare. Anche durante gli studi ho sempre conservato la passione per la scrittura e a un certo punto mi sono resa conto che che questa scrittura poteva essere messa alla prova, era pronta. Ho fatto dei concorsi e ho vinto un contratto con Universal; da lì, la mia musica ha seguito un processo di crescita nell’arco di qualche mese. In questo anche avuto una dose di fortuna perché ho incontrato il gusto del pubblico.

Nel tuo palmarès ci sono testi praticamente per tutti i nomi in classifica, da Fedez a Giusy Ferreri, da Baby K a Michele Bravi. Come avviene la scelta di proporre una canzone a un artista piuttosto che a un altro? Oppure sai già a priori a chi sarà destinato un testo?
Dipende. A volte scrivo sapendo che devo fare un determinato tipo di brano per un certo artista ma tante volte invece no, scrivo canzoni e poi a posteriori mi rendo conto che sono più adatte a un interprete o a un altro o addirittura devono rimanere mie. In quel caso non si danno a nessuno perché sono adatte a me. E nel mio cassetto c’è un sacco di materiale che alla fine costituisce la parte più vera della mia scrittura. In questo caso non si tratta di costruire un vestito che indosserà qualcun altro ma di fare il mio stesso vestito: dico la mia verità e ne sono portavoce. Per questo non c’è alcun distacco: è una scrittura più viscerale, profonda, istintiva e autentica. La mia voce è forte e chiara.

Ora che hai esordito in prima linea, c’è una canzone tra quelle che hai scritto per altri che avresti voluto tenere per te?
Assolutamente no, anche perché ho tenuto sempre molto separati gli approcci alla scrittura: quando scrivo per altri sono molto, molto, diversa rispetto a quando scrivo per me.

Hai ricevuto qualche commento o augurio da parte dei tuoi colleghi cantanti? Come hanno reagito al tuo debutto?
Sì, ci sono persone con cui ho collaborato con cui ho instaurato  rapporti di amicizia che mi hanno sostenuto e in questo momento mi sono molto vicine.

Ma sul tuo balcone di casa, quali fiori troveremmo?
Sai che non ho balcone a casa!?! Mi piacerebbe tantissimo averne uno! Ma ti dirò anche non ho particolarmente il pollice verde! Ogni pianta che compro finisce per morire, ma amo molto la natura e se potessi vivrei in campagna ma per ora resto a Milano.

E dopo Fiori sui balconi cosa dobbiamo aspettarci?
Aspettaevi sicuramente altri pezzi che andranno a comporre un puzzle con tutta la mia storia e il mio mondo.