Fred De Palma presenta l’album “Hanglover”: «Per questo disco ho smesso di scrivere e vissuto di più»

Annunciato originariamente per il 19 maggio 2017, esce finalmente venerdì 15 settembre Hanglover, il nuovo album di Fred De Palma (Warner Music). Il rapper si presenta con un lavoro corposo di diciotto tracce, che comprendono singoli iper suonati in radio quali Il cielo guarda te (Disco di Platino) e Adiòs, ultimo tormentone estivo.

Ultimo brano che ha anticipato il progetto è stato, in ordine di tempo, Ora che pezzo particolarmente caro a De Palma che lo definisce “qualcosa di magico”. Ma i brani già noti sono solo un piccolo assaggio del mondo che Fred disegna in Hanglover, disco in cui le influenze sono svariate e fuse insieme tanto da diventare qualcosa di molto personale.

I toni cupi e sofferenti di certo rap italiano la cui rabbia si risolve solo in se stessa, nelle rime del freestyler invece si stemperano senza per questo perdere in vigore espressivo. A definire il linguaggio di De Palma è, infatti, un flow che non risparmia certo la società di oggi ma si veste di beat accattivanti, suoni orecchiabili e tinte accese.

Così, gli ingredienti sono perfetti per un disco che si fa ascoltare anche dai non “rap addicted”. Le esperienze personali, i rancori amorosi, le critiche al mondo 2.0, la rivalsa nei confronti dei detrattori ci sono tutti ma la miscela è fresca con tocchi di ironia tagliente. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Fred De Palma; ecco che cosa ci ha raccontato.

Il tuo nuovo album, Hanglover, esce il 15 settembre: che cosa racconti nelle sue diciotto canzoni?
In questo disco racconto sia momenti belli sia esperienze di disagio, in particolare il sentirsi spesso fuori luogo. Oltre che al tema amoroso, nell’album cerco di analizzare anche il rapporto tra persona e personaggio, ovvero la doppia faccia di questa vita, che esprimo anche nel video di Ora che; al centro c’è una coppia dello star-system che ha gli occhi di tutti puntati addosso anche al ristorante. È una metafora del rapporto tra artista e persona. È come se fossero una coppia; quando fai questo mestiere, spesso, capita di abbandonare la persona e finire per rimanere solo personaggio. Quella copia si lascia a causa di ciò che succede intorno.

A proposito di Ora che, ci racconti come è nato?
Ho voluto dare questo titolo al brano come per dire “E adesso cosa succede?” Ovviamente è riferito a quel pezzo, ma anche ma ha anche un duplice significato nel senso che mi chiedo “dopo quello che ho fatto, ora che cosa succederà?”. Volevo anticipare l’album proprio con questa traccia perché è sicuramente il pezzo a cui sono più legato. Mi piaceva il lato poetico che aveva preso: si sentono sempre tante canzoni love ma poche poi, realmente, raccontano il sentimento. Io volevo trattare questo argomento in un modo particolare.

Beh, anche la copertina è insolita…
Sulle copertine spesso compare la faccia dell’artista, così la gente sa di chi è il pezzo. Io, però, volevo presentare qualcosa di fragile come un cuore di porcellana per far notare l’importanza che ha per me questa canzone. Racchiude, in un certo senso, il mio cuore e mi piaceva molto questa copertina.

E del titolo del disco, invece, cosa ci racconti?
È un gioco di parole con hangover visto che ho immaginato questo lavoro come una festa finita. Tutti, la mattina dopo, si svegliano e cercano di ricordare quello che hanno fatto. Questo album è una serie di ricordi di quello che ho passato nell’ultimo anno e mezzo; è stata una festa, con tanti singoli d’oro, un singolo platino… insomma, è stato un bel momento e questo lavoro raccoglie questi ricordi. Poi c’è il gioco di parole con lover perché nel disco si parla molto anche di amore ma soprattutto uso il termine lover nel senso di “amante di quello che mi succede”.

In che modo hai lavorato alle tracce nella fase di scrittura e composizione?
Con Hanglover ho voluto sperimentare, non andare sul sicuro nonostante l’ultimo brano pubblicato sia più in linea con quello che mi ha reso noto. In generale, devo dire che il disco ruota intorno a un sound diverso rispetto a quello che mi ha caratterizzato finora e nasce da un metodo di scrittura diverso. Ho smesso di scrivere per un po’ di mesi e tutto è stato naturale; una volta messa la base, non avendo voglia di prendere carta e penna, ho cercato di imparare a memoria quello che volevo dire. In pratica, dovevo pensare solo a come raggruppare le frasi.

Ho iniziato a concepire in testa i miei pezzi, sembra quasi una cosa da pazzi ma mi è servita per trasmettere in maniera spontanea il messaggio che voglio mandare. È stato come un processo di scrittura mentale, un’evoluzione dal freestyle trasformato in canzone pensando alla melodia e alle parole soltanto mentalmente. Addirittura, ho cancellato tutte le bozze dal telefono perché mi sono sentito quasi schiavo di quello che avevo scritto; era come se dovessi usare quelle parole a tutti i costi nel disco solo perché la rima era perfetta.

Il tuo pubblico aspettava questo progetto già per la primavera 2017: che cosa è successo?
Semplicemente volevo aggiungere dei brani in più perché secondo me il disco non era completo, c’erano ancora cose da modificare. Tutti i pezzi che ho fatto sono finiti in questo lavoro visto che non arrivo a finire una canzone se non sono sicuro che il brano uscirà. In questi mesi ho solo aggiunto, non ho tolto nulla, e ho modificato. In particolare volevo aggiungere altri capitoli, soprattutto grazie alle collaborazioni che secondo me erano importanti per questo album. Quindi, ho voluto aspettare prima di pubblicarlo dato che volevo completarlo con alcune cose che volevo dire e che poi ho detto.

Quali altri artisti troviamo in Hanglover?
Uno dei miei featuring preferiti dell’album è quello con Cicco Sanchez, rapper emergente di Torino che seguo da tempo. In Almeno tu cantiamo quello che succede quando due amici crescono facendo le stesse cose, lo stesso percorso, ma a certo punto uno raggiunge il successo e l’altro no. In quel caso subentra una rottura: chi ce l’ha fatta è contento ma si sente in colpa e chi non ce l’ha fatta è felice ma nello stesso tempo si chiede “perché io no?”. Volevo descrivere questa situazione per far capire che il segreto alla fine è rimanere uniti perché una mano tira l’altra.

Tengo molto anche alla collaborazione con LowLow e Livio Cori in Goodnite. Ho scelto di collaborare LowLow perché mi affascina molto il fatto che abbia una follia metrica tale per cui con una canzone riesce a farti appassionare a lui prima ancora che alla sua musica. è una cosa molto difficile e volevo questo approccio anche nel mio disco. Rispetto molto LowLow a livello artistico perché ha una sua personalità molto forte.

Sei un idolo per molti ragazzi, quali ascolti hanno segnato la tua crescita?
Sono cresciuto ascoltando prevalentemente Drake, quella è stata la mia scuola. In questo momento è veramente il rapper numero uno e, quasi per assurdo, fa prevalentemente pezzi d’amore parla di donne e relazioni. Ma penso sia proprio questo il motivo per cui con la sua musica è riuscito ad arrivare a tanta gente.

Hai parlato di persona, personaggio, personalità: hai mai temuto di perderti dentro il tuo stesso personaggio pubblico?
A volte ho avuto paura che il personaggio prendesse il sopravvento sulla persona perché quando sei costantemente coinvolto in questo tipo di vita ti dimentichi di tutto il resto. In realtà, sono sempre riuscito a mediare, a essere persona e personaggio allo stesso tempo. Penso funzioni un po’ per un attore: quando sei in un film ed entri nel personaggio resti comunque sempre te stesso ma stai interpretando una parte. Anche se questo lavoro non è recitare – sono sempre io – comporta comunque l’assunzione della parte di artista al cento per cento. Se sei capace di scindere queste anime puoi controllarle; se invece ti lasci andare, come tante persone che conosco, finisce che ti fai assorbire dal personaggio perdendo il contatto con la realtà.

Per uno che colleziona views, like e commenti sui social sarà difficile allontanarsi completamente dal mondo dei numeri, o no?
Nella traccia Hanglover, che è l’intro del disco, dico: la gente prima voleva i like invece adesso li supplica / è strano come io lo critichi pur facendone parte ma stare in una cornice non è essere arte. In questo momento sui social tantissime persone si espongono allo stesso modo, creando confusione tra chi è artista e chi non lo è. Quando dico che si cercano i like come se fosse una critica lo dico consapevole di far parte di quel mondo, perché so bene che il mercato ruota intorno a quello.

Tutti siamo nella stessa cornice, ma non vuol dire che tutti sono artisti. Quando fai qualcosa che reputi importante per te sei curioso di vedere se è importante anche per altri. È questo il motivo per cui ti ritrovi a controllare quanta gente sta apprezzando il tuo lavoro, penso sia normale. Non mi lascio condizionare dai numeri ma li guardo per verificare se il messaggio che ho mandato è arrivato a più persone possibili.

Che, allora, cosa ti fa rimanere con i piedi per terra?
Io cerco a volte di isolarmi perché penso che stare un po’ da solo mi faccia ricordare chi sono realmente e che cosa devo fare. Ho smesso di scrivere per un po’ di tempo perché volevo vivere di più; la musica ti toglie un po’ di vita, soprattutto quando sei chiuso in studio a scrivere o fare concerti in giro. Io, invece, ho voglia di vivere la mia vita personale e questo mi è servito molto perché sono riuscito a uscire dal vortice discografico e a concentrarmi di più anche sull’album.

Secondo te, che cosa si aspetta il pubblico da Fred De Palma oggi?
Ho imparato a non ascoltare troppo il pubblico fin dalle prime gare di freestyle. È da allora che ho capito di dover lasciarmi influenzare dal suo giudizio. Anche per questo, a volte, mi trovo a spiazzare chi mi ascolta con scelte inattese, ma cerco di mantenere la mia natura e una certa coerenza così da raccontare un’evoluzione, un cambiamento di quello che sono, restando me stesso. Molte volte mi sono chiesto come mi vede il pubblico, ma ancora adesso non mi sono dato una risposta!

Sono piuttosto strano sotto certi punti di vista: un giorno posso uscire con un brano love come Ora che, il giorno dopo posso pubblicare un gran pezzo super ignorante pieno di punchline o reggaeton. Penso che la gente che mi segua sia un po’ confusa perché tendo a spiazzare ma credo che le persone che mi ascoltano riconoscano in me soprattutto il valore emotivo. È per questo motivo che si appassionano alla mia musica: in ogni pezzo racconto qualcosa in cui riconoscersi e che mi rende più vicino a livello di esperienza.

In tempi di talent show, avresti mai partecipato?
Come concorrente non lo farei mai nella vita! Mi era stato offerto in passato, quando non mi serviva in nessuno, e ho rifiutato. Trovo che sia degradante, triste, per un autore e qui mi spiego. Se sei un autore e sai fare musica, secondo me un talent è limitante perché non potrai mai crescere nell’ambito della tua storia. Il talent proietta subito al livello più alto e non concede l’esperienza della salita, sia a livello umano sia a livello professionale. Inoltre, troppa gente finisce per mettere le mani sui tuoi testi e sulla tua musica facendoti perdere identità.

Il discorso cambia, invece, nel caso degli interpreti. Il talent è perfetto se hai una voce incredibile e tanta personalità. Per esempio ricordo Marco Mengoni agli esordi: lui ha una voce incredibile e magari se non avesse fatto un talent sarebbe stata una grande perdita per la musica. Se sei interpreti la via del talent ci sta perché ti mette nella condizione di avere delle persone che ti seguono ad alto livello.

Come ti vedresti, invece, nel ruolo di giudice?
Come giudice cercherei di tirar fuori la personalità dei concorrenti. Li farei lavorare più su se stessi che su quello che hanno intorno in modo che la musica che faranno nella vita non sarà imposta ma quella che vogliono veramente fare. Appena si spegne la luce, se non hai personalità non vai da nessuna parte anche se il mese prima ti sentivi un dio.

Ecco gli in-store di HANGLOVER 🏆🌴 Tagga due amici/amiche con cui vorresti venire. Pronti??

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Hanglover: instore e tracklist

Dal giorno di uscita di Hanglover, Fred De Palma incontra i fan negli store delle principali città italiane. Di seguito il calendario degli appuntamenti: 15 settembre – Torino, La Feltrinelli ore 15 e Genova, Mondadori ore 18:30; 16 settembre – Varese, Mondadori ore 15 e Milano, Mondadori Duomo ore 18: 17 settembre – Brescia, Mondadori ore 15 e Verona, La Feltrinelli ore 18:30; 18 settembre – Firenze, Galleria del disco ore 15 e Lucca, Sky Stone ore 18:30; 19 settembre – Bologna, Mondadori ore 15 e Padova, Mondadori ore 18:30; 20 settembre – Latina, La Feltrinelli ore 15 e Roma, Discoteca Laziale ore 18; 22 settembre – Bari, La Feltrinelli ore 15 e Lecce, La Feltrinelli ore 18:30; 23 settembre – Rozzano (MI), Media World cc Fiordaliso.

Questa la tracklist: 1. Hanglover, 2. Love King, 3. Un’altra notte feat Giulia Jean, 4. Adiòs, 5. Goodnite feat. LowLow & Livio Cori, 6. Alabama, 7. Io no, 8. Il cielo guarda te, 9. 5.30 feat Achille Lauro, 10. Niente da dire, 11. Ora che, 12. Almeno tu feat. Cicco Sanchez, 13. Non tornare a casa; 14. Tu dimmi, 15. Il mio game feat. Samuel Heron, 16. Dyo, 17. Vuoi Ballare con me feat. Madh; 18. Voilà.