Marco Carta presenta il nuovo album: «Dopo le montagne russe, mi tengo forte alle piccole cose. E guardo in faccia la realtà»

Un mantra, un riassunto”: così Marco Carta aveva definito Tieniti forte, il suo nuovo album, annunciandone la pubblicazione per Warner Music venerdì 26 maggio. In effetti, il disco – anticipato dal singolo Il meglio sta arrivando a firma di Davide Simonetta, Raige e Luca Chiaravalli – mantiene fede a quell’impegno di resistenza stampato a caratteri cubitali sulla copertina.

Le dodici nuove tracce giungono dopo l’album del 2016 Come il mondo e sono, nei testi come nei suoni, un appello alla forza interiore con cui imparare a riconoscere per che cosa valga davvero la pena di lottare e, quindi, farlo con strenuità. Il tempo, gli affetti, le persone, i ricordi, le presenze e le assenze: tutto questo diventa occasione di riflessione dall’angolatura di chi vuole tenersi stretto a ciò che è ed ha.

marco carta Cover album Tieniti forte

È una maturazione prima di tutto personale quella a cui l’artista sardo giunge dopo aver calcato le montagne russe della notorietà da talent ed esser tornato nell’occhio del ciclone televisivo con l’esperienza all’Isola dei Famosi. Dopo la tempesta, oggi Carta cerca una quiete fatta di áncore quotidiane, di mari da attraversare giorno dopo giorno, di rotte lungo le quali perdersi per poi ritrovarsi e di piccole cose vissute a metà tra una logica che forse non c’è e un inesauribile istinto di vita.

Marco, a un anno circa dal precedente lavoro, esce il tuo sesto album di studio dal titolo Tieniti forte. Cosa è successo in questi mesi e da dove è nata l’esigenza di un nuovo progetto?
Tutto è partito da un principio che avevo molto chiaro dentro di me: sentivo l’esigenza di un cambiamento, non solo musicale ma anche di team. Credo che per evolversi bisogna anche cambiare e ho sentito il bisogno di avere nuove persone attorno a me; forse prima mi si vedeva proiettato solo su un certo stile, su una certa onda, ma in questi anni sono cambiato e le mie esigenze cono mutate, soprattutto a livello professionale. Allora ho cambiato il tema e mi sono buttato su qualcosa di nuovo, a partire dal singolo.

A proposito de Il meglio sta arrivando: oltre al titolo che apre la strada all’intero disco, perché hai scelto questo brano come apripista?
Il singolo è un pezzo up-tempo, un electro-pop molto estivo e fresco che rispecchia pienamente la mia necessità di cambiare stile. Non volevo più fare solo ballate, anche rock, ma volevo sentirmi completamente a mio agio. E nel vecchio stile non mi sarei più sentito così.

Possiamo quindi definire questo disco come un concept album?
Tieniti forte è assolutamente un concept, non un filo conduttore. È un concetto che, nei diversi frangenti e tematiche dell’album, c’è sempre sotto diversi punti di vista: nonostante cambino i temi c’è qualcosa a cui tenersi forte in ogni titolo e in ogni canzone. Può essere un amore, un obiettivo, una situazione; in questo momento della mia vita, per esempio, il tenermi forte vuol dire tenermi stretto alla mia famiglia e alle piccole cose che probabilmente ieri davo un po’ più per scontato. Ogni volta che torno a casa – e lo faccio una, due volte l’anno – vedo i miei familiari con il volto invecchiato, ne noto il cambiamento.

In passato, invece, tenevo molto di più alle montagne russe e, all’inizio, mi tenevo forte solo al desiderio di poter fare questo mestiere. Poi è diventato il tentativo di continuare a cavalcare un’onda; ora, dopo nove anni in cui comunque la mia carriera si è consolidata, benché non mi senta arrivato, mi sento più bilanciato e il mio pensiero si è spostato tanto verso la mia famiglia. Perché il tempo non è infinito.

Marco Carta 2017

E quanto coraggio ci vuole a tenersi forte oggi?
Sicuramente ci vuole più coraggio oggi perché significa guardare bene in faccia alla realtà e, come ti dicevo prima, è difficile a volte accettare che la vita non duri per sempre. Non potrai mai figurarti il distacco da una persona che ami perché non lo accetti, solo la morte stessa te lo farà accettare, non prima e neanche la malattia. È una cosa umana, fa parte di noi.

È quello che dici anche in Dove il tempo non esiste
Esattamente. Nel testo canto “non ho mai smesso di correre, perché i passi sono troppi solo quando è tardi”: questo ti fa capire tutto. La canzone ha un riferimento molto chiaro al tempo e a come lo vivo; è quasi un pezzo ultraterreno che fa capire che comunque, prima o poi, ci sarà un momento che sarà infinito ma che non è qua. E sarà un grande ri-incontro o almeno mi piace immaginarlo così.

Di fatto, questo album contiene le canzoni che sono nate dopo l’esperienza all’Isola dei Famosi, visto che quando eri partito il tuo precedente disco era già chiuso. Pensi che la voglia di cambiamento di cui parlavi abbia trovato sull’isola una sorta di detonatore?
Assolutamente sì. Faccio un preambolo, però. L’album Come il mondo è stato lavorato in due anni e qualsiasi persona – non solo un artista – in due anni ha delle mutazioni, soprattutto mentali. In due anni si cresce, si fanno esperienze e si cambia, nelle opinioni e nel modo di vivere; si cambia status, non c’è niente da fare. Quindi, il periodo di lavorazione di quel disco era stato troppo lungo perché quando è uscito ho sentito che non mi corrispondeva più del tutto. Mi sono sentito un po’ diverso da quello che stavo cantando.

L’Isola ha poi aperto la mente, i chakra, tutto! È stata un’esperienza forte per me: la fame era l’ultimo dei miei pensieri perché ho sentito la mancanza di affetto dei miei cari mi ha fatto soffrire molto di più. Tornato a casa, fino ad oggi, ho cambiato tante cose nella mia vita e soprattutto nei confronti della mia famiglia; per dire, anche quando si litiga, voglio far pace subito, non perdere tempo. Pensavo che mi sarei dimenticato di questo una volta rientrato in Italia invece tutto mi è rimasto dentro e se ci ripenso mi pare di rivivere ogni cosa nettamente dentro di me. Tutto ciò ha fatto sì che, anche musicalmente, affrontassi la vita come la musica in maniera diversa. Ci voleva una scossa e l’ho data cambiando team.

Ci racconti di più su come hai lavorato con la tua nuova squadra?
Vado molto a pelle, a sensazione, e raramente mi sbaglio. L’incontro con questo nuovo team è stato casuale, ma mi sono trovato bene fin da subito, anzi non ho mai lavorato tanto serenamente, senza drammi o paranoie, in modo spedito. È questa la forza di un team, che tra l’altro mi ha davvero affiancato e sorretto tanto. Ci tengo a chiarire che tutto questo non è una critica al team precedente, intendo solo dire che per il Marco di adesso sto molto bene con questa nuova squadra di lavoro.

È cambiata anche la scrittura?
La scrittura sicuramente è cambiata, anche se in Tieniti forte non ci sono pezzi firmati direttamente da me ma sono spesso intervenuto per essere quanto più credibile possibile. Cambiare leggermente anche solo una parola o un rifermento è servito a congiungere ogni testo a ciò che veramente sono.

Ci sono stati degli ascolti che ti hanno influenzato di più? E chi c’è oggi nella tua playlist ideale?
Allora, sia Davide Simonetta sia Luca Chiaravalli ascoltano sempre molta musica internazionale e in questo album ci sono dei suoni che possono ricordare, molto da lontano, Justin Bieber. Non vuole essere affatto uno scopiazzamento, è una cosa che ho sentito io leggermente e ci sta perché è una fusione di tutto quello che ho fatto io con una voce che non è paragonabile a quella di Bieber, senza dare o togliere nulla a nessuno dei due. Di certo, i suoni non sono quelli tipici della musica italiana.

Per quanto riguarda la mia playlist, ci sono sicuramente Ed Sheeran, Bruno Mars e Robbie Williams – che mi piace tantissimo – così come Elisa, i Fugees, Drake, Etta James. Ascolto veramente tutto, non solo ciò che è nuovo perché poi sotto la doccia vai finire sui pezzi che conosci bene. Eh sì, perché io canto sotto la doccia, è il momento karaoke!

marco carta

Entriamo, allora, più nello specifico proprio dei temi di cui canti. Per esempio, nel brano Comunque vada parli di perdono: c’è qualcosa che ti sei perdonato e qualcosa, invece, ancora da perdonare?
Ho fatto tanti sbagli nella mia vita, anzi ne ho perso il conto e non mi basterebbero cento mani sicuramente! Devo dire, però, che una cosa me la sono perdonata: quando è arrivato il grande successo, tante volte mi sono sentito in colpa per essere stato a volte poco pronto per ciò che avevo intorno. E parlo soprattutto a livello di atteggiamenti per i quali mi sono colpevolizzato tanto. Solo dopo, ho capito che quel che sono oggi è la somma di ciò che è stato e probabilmente, se non avessi sbagliato in passato, avrei sbagliato adesso. Prima o poi ci devi passare. E poi, dai, non siamo perfetti quindi qualcosa da perdonarmi ci sarà ancora però non sento grossi pesi.

C’è poi anche il tema viaggio, inteso sia come partenza o fuga sia come ritorno: c’è qualche viaggio che ti ha segnato in modo particolare?
Nella mia vita ho viaggiato molto per lavoro ma poco per me stesso, anche se ho sempre cercato di unire l’utile e il dilettevole non sei mai completamente a fuoco su te stesso quando lavori. Da pochissimo ho fatto un viaggio a Toronto e in Ontario; sono partito per lavoro ma ho allungato così mi sono potuto rilassare. Sembra scontato dirlo ma quest’esperienza mi ha reso ancora più consapevole di quanto possa essere bella l’Italia come l’Europa; ecco, se possibile, l’ho scoperto ancora di più. Ho imparato veramente ad apprezzare ancora di più quanto il nostro Paese ci possa offrire. È stata una grandissima lezione.

Veniamo quindi alla grande dicotomia dei nostri tempi, al rapporto tra digitale e fisico di cui parli in Solamente la pelle: come ti confronti con questo aspetto?
Il brano è stato scritto da Gigi Fazio e Davide Simonetta, mentre io ho apportato alcune modifiche per renderlo più aderente a quello che vivo io oggi. Personalmente, lavoro coi social network e ci passo davvero tantissimo tempo anche quando sono a casa, magari sdraiato sul divano! Penso, però, che siamo quasi a un punto di non ritorno perché la tecnologia che da una parte è bellissima e utilissima ci sta portando a perdere la pelle, la carnalità, quel contatto fisico che prima c’era.

E parlo soprattutto per i più giovani. A tredici/quattordici anni io, finiti i compiti, uscivo di casa anche solo per farmi la vasca la centro commerciale con gli amici! Era sostanzialmente qualcosa di più sano che stare a whatappare o messaggiare di continuo. Oggigiorno siamo un po’ malati di tecnologia e con questa canzone vorrei far riflettere sull’importanza di tornare un po’ alla realtà. Sono il primo che talvolta si porta il lavoro a cena, lo ammetto, ma me ne accorgo quando al tavolo siamo in cinque e tutti siamo al telefono: se non lavori coi social, che cosa starai mai facendo a tavola? Mi rendo conto che non va bene.

In Solamente la pelle c’è una contraddizione tra produzione e testo; l’abbiamo proprio cercata perché non volevamo fare una paternale o una lezione di vita melassosa. È quasi una sorta di reggaeton che coinvolge e fa magari divertire ma, nello stesso tempo, dice cose molto vere.

In La destinazione siamo noi presenti, invece, ancora un altro aspetto del “tenersi forte”: come è nato il brano?
Questo brano è nato dai tanti treni, dalle tante partenze e dal passato. Un passato che mi ha dato tante occasioni per essere amato e per amare mentre adesso mi ritrovo a rendermi conto di avere molto meno tempo per me stesso e per dare affetto a chi mi veramente amo. A un certo punto, mi sono fermato a pensare: nella vita ci sono situazioni in cui uno, anche se pieno di lavoro, si confronta  con un fatto, una persona, qualcosa che fa capire di essere un essere umano, fatto di pelle e carne. Ci sono occasioni uniche in cui prendere delle decisioni. Questa è La destinazione siamo noi che ha un bel finale, dai. Io sono sempre positivo.

Di fronte a questa nuova rotta musicale, che tipo di risposta ti aspetti da parte del tuo pubblico? Temi magari di non essere capito?
Il cambiamento fa sempre paura, siamo umani, ed è normale chiedersi come questo stile potrà essere preso, ma ero e sono abbastanza dritto su questa cosa. I salti nel vuoto ci stanno, a volte fanno male altre fanno bene, e a questo giro ho notato per esempio un netto incremento delle radio, che magari prima non mi passavano. Quindi già il singolo ha dimostrato un ottimo appeal e questo mi rassicura; inoltre, le instatant grat che abbiamo sbloccato hanno avuto un’accoglienza fantastica da parte dei fan.

Questo mi ha dato grande soddisfazione. Ho fatto un sospiro di sollievo! I miei fan sono unici, sono un vanto per me e devo tutto a loro, fin dagli esordi. Ci hanno creduto subito e senza di loro non sarebbe cambiato neanche il sistema dei talent;  dal 2008 con il primo successo discografico, abbiamo iniziato un percorso, grazie anche a Warner che ha scommesso su di me.

Tra le tue ultime esperienze c’è anche la sigla di Spongebob: che impressione ti ha fatto dare voce a un cartoon?
È stata un’esperienza molto divertente. All’inizio mi si ingarbugliava la lingua! Ho impiegato una mezz’oretta per entrare nello stile enfatico ed empatico dei bambini, ma una volta preso il via con la chiave giusta contava solo divertirsi, proprio come un bambino. Quando vedo la mia sigla su Nickelodeon mi sembra così strano! Amo i cartoon, soprattutto quelli della mia generazione e sentire la mia voce in bocca a Spongebob è insolito! Una spugna di Carta!

A fronte di tutto quello che ci hai raccontato, chi è Marco Carta oggi?
A livello umano e personale, mi sento molto più concreto, determinato, e ho imparato a dire più no. Ho capito che devo ascoltarmi di più, perché talvolta ho perso tempo a non farlo lasciandomi condizionare dall’ambiente che avevo intorno; non voglio essere circondato da yes men, non mi farebbe bene, ma non devo dimenticare che ho un cervello e una coscienza. Professionalmente, poi, grazie alle esperienze di questi anni mi sento maturato, con un orecchio più attento a tutto. Durante i mesi di lavorazione dell’album, sono stato nella pancia dello studio per otto mesi e ho vissuto una crescita esponenziale.

Con Tieniti forte parte un’instore tour: a quando il tour live?
Dal 26 maggio sarò negli store e il calendario degli appuntamenti è in costante aggiornamento. In estate, poi, sarò in giro per i tour con le radio ma il mio tour vero e proprio sarà in autunno. Sarà comunque un’estate piena di impegni e poi partecipare ai festival radiofonici è sempre una bella occasione d’interazione e contatti. Chissà che non nasca una bella collaborazione!

Che cosa ti auguri per Tieniti forte e per te stesso?
Vorrei avere la possibilità, tramite la radio e la televisione, di far vedere quello che sono e che so fare perché mi rendo contro che ancora c’è un certo pregiudizio su di me, me lo porto dietro da Amici. Io non posso che ringraziare il talent perché se sono quello che sono oggi è anche grazie al programma; non rinnego niente, anzi sento spesso Maria De Filippi che mi dà sempre ottimi consigli, ma vorrei che ci fosse più attenzione all’artista. Vorrei dire questo: ascoltate senza pregiudizi o infrastrutture.