Un concerto atteso 25 anni, la prima volta di Nek all’Arena di Verona: «L’importante è arrivare. Chino il capo e ringrazio»

Che quello del concerto evento Nek in Arena sia un sold out autentico (12.021 le presenze contate) lo si capisce subito dalla lunga, lunghissima, coda agli ingressi; piazza Bra è, infatti, un brulichio incessante di persone che aspettano frementi una serata attesa da anni, quasi ventisei per la precisione. Tanto tempo è passato dal debutto di Filippo Neviani e l’ emozione che vibra in quel tempio secolare che è l’ anfiteatro veronese è condivisa egualmente dal pubblico e dall’ artista.

Emozionato e felice, Nek sale sul palco per uno show di oltre due ore in cui pop, rock, elettronica e acustica riempiono l’ aria e riescono a coinvolgere la prima fila in platea come l’ultima della gradinata. Scorrono, così, venticinque anni di carriera tra hit internazionali e successi nazionalpopolari, da Lascia che io sia (2005) a Differente (2016), da Se io non avessi te (1998) a Unici (2016) oltre alla “festeggiata” Laura non c’ è che, invece, c’ è – eccome – da vent’anni.

Nek in Arena / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Se il timore iniziale è quello di non conoscere tutte le canzoni e quindi di non riuscire a cogliere completamente il live, beh, questa paura si frantuma subito nello scoprire che in fondo i brani di Nek sono patrimonio della musica italiana e chissà come si riconoscono praticamente tutti. Con una veste molto rock, l’empatia che il musicista riesce a creare con il pubblico è un’ alchimia impalpabile eppure tangibile e quel palco è calcato con enorme rispetto e consapevolezza.

La festa di Nek ha numeri da capogiro: 420 mq di stage e 200 di led, 8 telecamere per le riprese live, 100mila watt audio e – come ogni evento che si rispetti – ben 1 quintale e mezzo di coriandoli (una cifra che, letta così, fa quasi paura ma quando quelle lamelle di carta vengono sparate in cielo il loro peso specifico diventa leggero e fluttua gioioso).

E il concerto-evento aggiunge un’ ulteriore ciliegina sulla torta musicale di Filippo, che viene incoronato da EarOne per essere stato l’artista italiano più trasmesso in radio tra maggio 2016 e maggio 2017. È suo, infatti, il punteggio annuale più alto, ottenuto sommando i diversi singoli che si sono attestati nella Top 100 Airplay italiana; la premiazione ufficiale è prevista proprio nella stessa Arena di Verona il 6 giugno in occasione dei Wind Music Awards 2017.

Ancora galvanizzato dallo show, abbiamo incontrato Nek dietro le quinte dello show, occasione per scoprire le sue emozioni a caldo e fare un bilancio di una carriera che continua a gonfie vele. Ecco che cosa ha raccontato l’artista.

Primo live da solista all’Arena: come ti senti?
Sono stato all’Arena in altri contesti, come ospite, ma quando hai tu le redini del gioco è tutta un’altra cosa, senza ombra di dubbio. Quando andai da F&P ed ebbi modo di parlare con Ferdinando Salzano, mi chiesero che cosa avrei voluto fare e in tutta onestà dissi che desideravo suonare all’Arena di Verona. Ci abbiamo provato e dopo un mesetto da che erano stati messi in vendita i biglietti ne erano già stati venuti 4 mila… Non nascondo che l’idea di fare l’Arena per la prima volta, dopo 26 anni di carriera, mi spaventava anche, ma è stato un sold out senza bluff, l’ho atteso 30 anni, da quando fantasticavo di salire su quel palco. E oggi sono qui, sono emozionato, è stato davvero bellissimo!

Se era un tuo desiderio tanto forte, perché non l’hai fatta prima? I numeri c’erano…
Io ho fatto un’altra traiettoria, non ho dovuto aspettare; diciamo che sono dovuto passare da Santo Domingo per arrivare qui. L’importante è arrivare, non importa quando; in fondo sto vivendo la mia seconda giovinezza. Certo, ci sono tanti giovani più fortunati di me che hanno calcato il palco dell’Arena subito, magari dopo un album; io ci ho messo 26 anni ma l’affronto con consapevolezza, guardando quello che mi circonda. Vent’anni fa non sarebbe stata la stessa cosa.

A proposito di percorso, quali sono state le tappe artistiche principali che porti nel cuore?
Di momenti forti ce ne sono stati tanti, a partire da Laura non c’è che mi aprì le porte internazionali. Ricordo con grande affetto un live a Santo Domingo (era il 1998): mi sono esibito davanti a decine di migliaia di persone e ne uscii in ambulanza perché era l’unico modo per venirne fuori! Poi c’è stato il Live 8 al circo massimo, c’erano 500mila persone, è stata una bella botta! Infine, c’è questa sera: me la tengo stretta, sono venuti tutti solo per vedere e ascoltare me, anche dall’estero. Di fronte a ciò bisogna solo chinare il capo e ringraziare.

Nek in Arena / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Nek in Arena / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Questo è stato un concerto-evento: come si inserisce nell’Unici in tour?
Questo concerto è un evento nel senso che è un sogno che si realizza, ma non lo considero un punto di arrivo certo, anzi è un punto di inizio! Vorrei che l’Arena diventasse un appuntamento fisso da dedicare al pubblico e nel prossimo tour conto di fare una tappa ancora qui. Allo stesso tempo questo live chiude una parte del tour prima della fase estiva in luoghi davvero suggestivi.

In questo show hai fatto emergere un’anima molto rock, insieme a quella pop e melodica, ma anche una vena di divertimento. Saranno gli ingredienti anche dei live estivi?
Quando in un concerto si ride anche è un bell’affare! Da quando ho cominciato questo tour la gente ride di gusto ed è bello vedere ridere il pubblico. Di solito a un live ci si emoziona, sai che le reazioni sono più o meno quelle, ma io volevo proprio far ridere, prendere per il culo ecco (ride di gusto, ndr). Il tour estivo rimarrà più o meno come quello primaverile: potrà cambiare qualcosa nella scaletta ma non tanto altro. Voglio che ci sia la stessa intensità degli spettacoli a cui ha assistito il pubblico nei teatri.

Dal vivo fuoriesce più l’anima rock  credo, anche perché sul palco porto arrangiamenti che fanno suonare i pezzi diversamente dal disco. È una miscela di pop e rock, ma credo che dal vivo debba venir fuori più sporcizia, un suono più ruvido. Perché il live e così: è vivo, cerca la non perfezione, senza copione. Il palco bisogna viverlo.

A quando un disco live allora? Potrebbe essere questa l’occasione giusta?
Potrebbe esser Live in Arena, perché no?

Con J-Ax hai regalato anche un siparietto che fa il verso a Fedez e Chiara Ferragni: come è nata l’idea?
L’idea della proposta di matrimonio è venuta a mia moglie 24 h prima! Dopo Freud non finire non finire con quella roba lì; ho pensato che dovesse essere Ax a offrirmi l’anello e lui ha accettato subito  Ora mio marito mi aspetta in albergo!

Nek in Arena / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Nek in Arena / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Di fronte a una platea gremita, che pubblico hai visto davanti a te?
I ragazzi che mi seguivano vent’anni fa sono padri e madri e sono venuti qui con i figli; questo mi riempie di orgoglio. Unire due generazioni, due mondi non è semplice, ma soprattutto non è facile conquistare i giovani e i teenager; si tratta di una fascia che ha l’impeto di quel l’età ed è anche volubile. Poi, poi dai vent’anni in su, c’è una fedeltà pazzesca. Quando iniziai ricordo che i maschi non potevano vedermi perché erano gelosi delle loro donne che stravedevano per me! Ora il pubblico è vario, dalle milfone alle nuove generazioni (sorride, ndr).

Con te in Arena erano presenti anche i tuoi famigliari: quanto è importante questa condivisione per Filippo oggi e che rapporto hai con la provincia?
Se sta bene la mia famiglia sono felice anche io; amo la provincia e oggi rimane poco o niente del momento in cui mi sentivo dio. Difendo i miei spazi perché sono quelli lontano dal caos che mi servono per pulire il cervello; ho proprio bisogno di uscire con gli amici per un bicchiere di lambrusco, quando sono fuori casa sento il bisogno di tornare. Fare i coglioni, che frutto porta? Non sono un santo, certo, e non sono il migliore degli uomini, anzi di errori ne ho fatti e ne farò ancora ma oggi vivo così: credo nella vita, la vita è sacra e mi dispiace che predominino le notizie negative.

E il Nek del prossimo album come sarà?
Il prossimo Nek proverà a essere ancora un’altra cosa perché la musica non è mai calcolo, o almeno non lo è per me. È come se volessi essere irraggiungibile e  sicuramente i nuovi pezzi che sto lavorando non sono come quelli di Unici.

Questa tappa veronese celebra 25 anni  di carriera e 20 anni di Laura non c’ è, ma anche un premio radiofonico: ci sono altri traguardi in arrivo?
Dal 2018 sono vent’anni di Se una regola c’è per esempio… significa che sto invecchiando! Poi ai Wind festeggio anche il premio radiofonico. Diciamo che potrei essere ubriaco per un po’! (ride, ndr)

Ma lo spazio per qualche sogno c’è ancora?
Mi piacerebbe comporre una colonna sonora per dare voce alle immagini; è un sogno che ho lì nel cassetto… Tra i registi che preferisco c’è Ferzan Ozpetek, ma posso anche partire dal basso, non mi pongo limiti. Penso che un brano appena scritto potrebbe essere quello giusto. Vediamo se qualcosa va in porto altrimenti entrerà di sicuro nel prossimo album.