Intervista a Giulio Wilson, dalle note alla terra e ritorno: «Musica e cibo: impariamo a capire che cosa consumiamo»

Non solo un musicista. Potrebbe riassumersi così la carta d’identità artistica di Giulio Wilson che venerdì 12 maggio è approdato in radio con il nuovo singolo, L’oro un giorno, estratto dall’album d’esordio Soli nel Midwest (Immaginazione / Believe Digital) pubblicato nell’autunno 2016. Autore, compositore, pianista ma anche enologo, vignaiolo e ristoratore, il fiorentino si districa bene tra note, parole e vigne guardando a un orizzonte che supera l’Europa puntando direttamente oltreoceano.

La vita all’aria aperta è da sempre nel DNA di Giulio, che – insieme alle terre – ha iniziato presto a coltivare anche la passione musicale studiando pianoforte, chitarra acustica e sax contralto. E la fascinazione per quel mondo popolato di cowboy e avventurieri si fa strada nel percorso di Giulio a suon di blues, country e folk-rock secondo uno spirito che fa incontrare USA e melodia italiana.

giulio wilson soli nel midwest

Per nulla facile o immediato riportare certi echi e sfumature nella terra del bel canto, per questo, la vera sfida di Wilson consiste nel riuscire a far assaporare almeno un poco le atmosfere dell’immaginario folk. Così, ascoltando, uno dopo l’altra, le canzoni di Soli nel Midwest ci immaginiamo su una decappottabile, con la radio accesa, i jeans un po’ sdruciti e la camicia quadrettata, i capelli al vento o, al massimo, sotto un cappello calcato in testa e magari anche con un fil d’erba tra le labbra.

A Giulio Wilson chiedo come sia nato questo suo progetto artistico e quali siano i suoi prossimi impegni avendo ben fissa davanti agli occhi un’iconografia tutta italiana fatta di rimandi alla cinematografia di Clint Eastwood e alla figura moderna del cowboy Anni Sessanta e Settanta. Peccato solo non ci siano praterie tutt’attorno ma un normale ufficio in centro città.

Il 12 maggio è uscito in radio il tuo nuovo singolo: ci introduci il brano?
Il brano si chiama L’oro un giorno ed è il pezzo che apre l’album Soli nel Midwest. Si tratta della canzone più pop dell’intero disco e il testo porta un messaggio abbastanza significativo e importante, perché dice: “ciò che sei lo ricevi / quello che dai indietro avrai / brillerà l’oro un giorno / ma la ricchezza vera è ciò che sei”. Quello che voglio comunicare è che non conta tanto ciò che hai ma quello che veramente sei, siamo persone e come tali possiamo condizionare quello che ci circonda e a volte basta solo metterci in discussione o fare qualcosa senza stare ad aspettare che accada da fuori.

Siamo noi a creare le condizioni per far sì che qualcosa succeda; e poi c’è questa componente molto buddista del dare e avere, vale a dire ricevere qualcosa indietro dopo che si è dato. Nel videoclip che accompagna in singolo compare anche Enzo Iacchetti che ha partecipato del tutto gratuitamente, a titolo di favore e fa la parte di un senza tetto; recita benissimo dato che lo fa di mestiere ed è socio della piccola etichetta che ha prodotto l’album, anche se lui non ha mai voluto esporsi a livello di promozione.

 Quando e come è avvenuto l’incontro con Iacchetti?
Mandai una e-mail con dei provini all’etichetta di cui è socio, anche se non è molto presente, e dopo un’ora mi chiamarono proponendomi di andare da loro in studio per un ascolto. Dopo due giorni, ho preso appuntamento, ci siamo visti e in quell’occasione mi hanno messo davanti un pianoforte e poi una chitarra affinché facessi ascoltare loro un paio di brani. Evidentemente mi hanno trovato “garbato”, come si dice a Firenze; sono piaciuto e si è deciso di produrre un album per il quale mi sono messo subito a scrivere.

Ho studiato musica da sempre però non mi ero mai esposto in prima persona come artista; tanto è vero che mi sono laureato, ho aperto un ristorante biologico in centro a Firenze e ho una piccola azienda che produce vino biologico. Non mi ero mai sentito un artista vero e proprio, invece, questo album ha rappresentato l’opportunità  per mettermi in gioco e ho scoperto che, in realtà, sono un vulcano, ho tantissime cose dentro e sto scrivendo già un sacco di pezzi nuovi.

Allargando lo sguardo all’album, il tuo lavoro d’esordio è uscito a novembre 2016: che tipo di mondo musicale disegna?
Tutti pensano che sia un disco country, in realtà non lo è. Io, lo ribadisco, non sono un artista country. Se mi dovessero invitare a un festival country mi sentirei un pesce fuor d’acqua! Piuttosto,  ho scritto in italiano dei brani cantautorali per i quali ho creato un arrangiamento con delle sonorità internazionali in cui ho fuso strumenti non molto tipici in Italia anche se dovremmo esserci già abituati dato che Ennio Morricone negli Anni Sessanta già aveva questi suoni.

È un concetto molto italiano quello di dare il genere: tu fai il pop, tu fai heavy metal, tu fai altro… in realtà questo è un album cantautorale italiano dove ci sono dei suoni anche americani ma non solo, anche italiani, è un miscuglio di atmosfere. Sicuramente è un po’ country, visto che nel testo mi sono ispirato al country ma non bisogna aspettarsi lo stile in 4/4 alla Johnny Crash. Bisogna essere americani per fare il country puro.

Mi ha incuriosito molto leggere il nome dello scrittore Roberto Piumini in due tracce del disco, Vento Arlecchino e Parole tra noi: come è nata la collaborazione?
Volevo fare collaborazioni mirate, che fossero mie, ed è stata mia mamma a suggerirmi il nome di Roberto Piumini, di cui mi leggeva le filastrocche quando avevo 3 anni. Gli ho inviato un’e-mail in cui mi sono presentato, lui ha voluto ascoltare i brani e quindi ci siamo poi incontrati. È una persona molto seria e affermata e non si presta tanto a collaborazioni.

Per me ha scritto Vento Arlecchino che dice: “Senti ho una storia per te/ una storia che io ho mai detto a nessuno / perché fatta di me del mio nome più vero / del mio corpo sincero. Era una notte di aprile / quel bel mese crudele / lame di nove foglie trappole di germogli / mi era morto un amore e volevo morire. […] Andare come una vita che muore e tornare come l’onda del mare”. In questi versi c’è tutta la sua poesia, il suo stile! Non è stato facile creare una melodia sopra perché leggere non è come ascoltare un brano, a volte nell’ascolto si perde un po’ di poetica. Penso però che siano uscite molto bene.

Il secondo brano scritto da Piumini si chiama Parole tra noi e si compone di poche frasi ma intense: “Il ricordo di te quello che io ho la memoria che sei segreta e mia / quello che ho bella eredità degli amori / quello che arricchirà tutta la mia vita sono le parole tra noi”. È semplicissimo, bello e intenso così come quando dice “i lievi racconti tra noi, nel buio corpi quieti”: quanta leggerezza!

giulio wilson

E poi c’è Bobby Solo…
Eh, già il caro vecchio Bobby con il quale ho scritto un brano. Ho voluto coinvolgere proprio lui innanzitutto perché mi è sempre piaciuto e poi perché ha sempre avuto una visione fuori dall’Italia e ha una cultura musicale d’oltreoceano che fa paura, in Italia non ce l’ha nessuno come lui: conosce tutte le tradizioni country, è un mostro, un’enciclopedia vivente, sa un sacco di aneddoti e ha conosciuto Johnny Crash. Bobby Solo è una persona simpatica, solare, e insieme abbiamo scritto Dove corre il tempo.

Lui ha composto la prima melodia, una classica melodia Anni Sessanta a cui poi abbiamo dato un mood un po’ più giovanile, con più ritmo; successivamente abbiamo scritto il testo, che fosse rievocativo di una certa epoca ma proiettato ai giorni nostri. E non poteva mancare un riferimento alla sua lacrima… ho fatto tutto io, mi sono immedesimato e ho provato a scrivere come se fossi Bobby Solo.

Tornando, invece, indietro nel tempo che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica?
Ho studiato pianoforte da quando ero piccolo, fu mia madre a costringermi ad andare a lezione quando avevo quattro anni. Quanto ho pianto! Genitori, non fate così coi vostri figli(ride, ndr)! Negli anni ho avuto le mie piccole esperienze musicali: ho suonato nella banda di paese e in vari gruppi. Diciamo che ho sempre vissuto con la musica, ascoltandola e suonandola ma non mi era mai stata data l’opportunità di esprimermi veramente, per questo ho scoperto di avere una vena di autore e scrittore già in età matura.

Pensa che ho nel cassetto più di 50 brani, ho scritto tantissimo e scrivo tuttora. Per esempio, domenica mattina mi sono alzato e avevo già in testa la musica e il testo, in mezz’ora ho fatto un brano. Incredibile! Non mi era mai successo di scrivere testo e parole; come dice Vasco Rossi “le mie canzoni nascono da sole e devono viaggiare con le parole”. Evidentemente più fai questo mestiere e più emerge qualcosa in maniera spontanea; poi non è detto che tutto quello che uno scriva sia necessariamente bello: uno mette nel calderone, poi un giorno si riascolta e si vedrà.

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 Chi sono stati e chi sono oggi i tuoi artisti di riferimento?
Onestamente è una domanda che mi hanno già fatto a cui non so mai come rispondere perché non ho un artista o un idolo particolare a cui mi sono ispirato. Ho sempre ascoltato tantissimo, a partire dalla musica italiana con i gruppi Anni Sessanta come l’Equipe 84, i Corvi, i Rocket e da loro ho iniziato ad andare in America scoprendo che, in realtà, molte delle loro cose erano copie. Non mi precludo nulla, ascolto tutto. Se ora vogliamo ascoltare l’ultimo brano dance in radio, ascoltiamolo, così come Beethoven o qualsiasi artista pop. Mi piace tutto quello che mi emoziona ed è intelligente. Poi non posso non citare Zucchero: la mia musica ha alcune affinata con il suo mondo sia perché ho lavorato con i suoi collaboratori sia perché anche il mio è un sound che ha tratti blues.

Oltre che artista sei anche enologo e viticoltore: come procede la stagione quest’annata?
Quest’anno sono messo malissimo, ragazzi! Ve lo dico chiaro e tondo: è un’annata disastrosa per quanto riguarda il vino perché in aprile, quando sono nati i germogli, è arrivata una gelata (-3 °C) che ha “lessato” i piccoli grappoli che iniziavano a crescere. Io quest’anno non raccoglierò un grappolo! Però ho ancora tanto vino dell’anno scorso quindi andrò avanti con quello.

Sei molto attento a tutto che riguarda l’agricoltura biologica: da produttore ti sembra che attualmente ci sia maggiore sensibilità verso queste produzioni o molti finiscono per sostenerle solo per moda?
Secondo me è sbagliato chiamarla “moda”. Oggi, sicuramente c’è maggiore consapevolezza. Diciamo che in questo periodo di regressione culturale generico, ci sono dei temi in cui non si evidenzia questo tipo di regressione, e uno di questi temi è la salute delle persone, sempre più attente alla nutrizione. Solo cinque anni fa non c’era neanche un prodotto biologico al supermercato, mentre oggi gli scaffali sono pieni. Le mode non sono sul biologico, quanto su certi prodotti; per dire, la moda oggi è la bacca goji, mentre parlare di biologico significa fare riferimento a una metodologia agricola. Poi che il mercato risponda positivamente è buona cosa. Inoltre, il biologico non solo preserva la salute umana ma inquina meno.

E dal punto di vista del consumatore?
La moda c’è e non c’è. Sicuramente ci sarà una percentuale dei consumatori biologici che acquista per status symbol però io non la metterei sotto questa forma; le persone hanno bisogno di capire cosa stanno comprando e cosa stanno consumando nel cibo come nella musica. Pensa a questo esempio: un artista che esce dal talent e non sa scrivere musica non riesce ad avere successo. Forse perché non è riuscito a costruirsi una propria identità, forse perché ha cantato musica di altri o forse dal punto di vista artistico non ha tanto da dire, ma alla fine muore musicalmente.

La stessa cosa succede coi prodotti: una persona consapevole che un certo cibo non fa bene potrà mangiarlo, ma alla lunga si renderà conto che è meglio cambiare. E non è più neanche una questione di prezzi: a volte ci sono dei prodotti bio che costano meno, quindi il fatto che bio costi di più, è un mito da sfatare. Se costa di più è solo perché c’è qualcuno che se ne approfitta.’

giulio wilson live

Per unire le tue due anime ti chiedo: quale piatto e quale vino assoceresti a questo disco?
Sicuramente un piatto di qualità ma non gourmet, cioè non di poca quantità perché il disco è sostanzioso; quindi deve essere un piatto saporito e fatto bene con un pizzico di modernità, presentato con una bella rifinitura. Vuoi proprio un piatto? Io farei un raviolo ripieno di burrata che gli da cremosità su una coulies di pomodoro con dei funghi di bosco e dell’olio buono. Poche cose semplici ma molto saporite. E un bel Lambrusco per accompagnare il tutto: è brioso, dolce , amabile, facile da bere e storico perché rappresenta un po’ anche la terra. È un vino che non ha eccessivamente ambizioni di dover stupire, un vino popolare come sono popolari i miei arrangiamenti dove ho utilizzato degli strumenti poveri legati alla cultura contadina e folk senza però scadere, mantenendo così uno standard qualitativo alto. Proprio come in un menù ideale.

Ci sono alcuni impegni dal vivo in programma: come ti stai preparando e che cosa porti sul palco?
Saremo live il 19 maggio a Milano e l’11 giugno alla sagra della fragola di Scarperia nel Mugello; poi aprirò tutti i concerti di Bobby Solo nelle piazze d’Italia portando sul palco quattro brani con la sua band e ri-arrangerò alcuni pezzi dell’album in versione estiva; nei miei due concerti, invece, sarò con il mio gruppo ed eseguirò i brani di Soli nel Midwest. Farò anche delle cover perché mi sono accorto che un live solo con inediti diventa più difficile da seguire; le persone quando ascoltano un concerto vogliono sentire cose che conoscono perché crea maggiore coinvolgimento. Conto, quindi, di portare sicuramente Pigro di Ivan Graziani, Johnny Be Good di Chuck Berry e Blue Sweet Shoes di Elvis Presley.

Di seguito la tracklist di Soli nel Midwest: 1. L’Oro un giorno, 2. Hey Jack, 3. Sulle rive, 4. Seconda visione, 5. Ancora spero, 6. Vento Arlecchino, 7. Soli nel Midwest, 8. Ci sarò, 9. Basti tu, 10. Vivo, 11. Parole tra noi, 12. Dove corre il tempo (ft. Bobby Solo) e la bonus track Shores Are Waiting. Nel mese di maggio, poi, Giulio Wilson suona live il 19 maggio al Bq De Not di Milano e l’11 giugno a Scarperia nel Mugello. Ma il viaggio lungo la rotta Italia-USA è solo all’inizio.